VISIONOIR - ''The Waving Flame Of Oblivion''

VISIONOIR

"THE WAVING FLAME OF OBLIVION"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Alessandro Sicur è un polistrumentista friulano, fieramente autodidatta, ed è colui che muove i fili del progetto Visionoir. Dopo una prima demo-tape nel 1998, il progetto entra in standby quando Sicur e il chitarrista Mattia Pascolini, che lo aiutava in sede live, concorrono a formare i Blind Mirror. In questi anni di frequentazione del pianeta Progressive con la sua band, Sicur continua a scrivere discontinuamente nuovo materiale per il progetto Visionoir, aprendo sempre nuove strade e nuove influenze che vanno dal Metal al Prog Rock al Post Rock, il tutto su una base Gothic che lo accompagna dagli inizi. Tutto il materiale scritto dal 2001 al 2015 viene poi rielaborato e messo insieme per dare forma a “The Waving Flame Of Oblivion”, album di debutto pubblicato online il 23 Ottobre 2017 e successivamente stampato su cd in edizione limitata tramite AUA Records. Una piccola nota: nelle canzoni con la numerazione pari le voci non sono ovviamente del deus ex machina, bensì voci registrate di poeti e scrittori, che vi presenteremo a tempo debito.

 

Distant Karma” – Inizio quasi allegro, al quale si sovrappone un riff di derivazione Doom. Base ritmica spesso pesante, suoni elettronici, accompagnamento sinfonico e la chitarra che si libera in un lungo assolo… E sono passati solo due minuti. Altri trenta secondi e sembra di ritrovarsi in un vecchio videogioco da bar, con suoni che fanno a gara con i cari vecchi MIDI. Detta così potrebbe sembrare un’accozzaglia di elementi buttati lì come capita, ma non c’è nulla di più sbagliato, perché basta ascoltare per rendersi conto della cura e della precisione con la quale il tutto è stato unito.

The Hollow Men” – Sopra una base che fonde Progressive e Doom si erge, non sempre in primo piano, la voce di Thomas Stearns Eliot mentre recita la sua poesia, omonima al brano, del 1925. La chitarra porta avanti anche questa volta la melodia principale. Il synth accompagna mentre basso e batteria seguono a tratti la chitarra, formando un godibile tappeto sonoro. Si passa attraverso vari stili e anche varie epoche, con la chitarra che intona una specie di cavalcata adattissima alle atmosfere western e tastiere e synth con suoni che riportano direttamente agli anni ‘70/’80. Finale in crescendo che lascia gli ultimi secondi alla voce del poeta.

7even” – Ritorniamo al puro strumentale con questa terza traccia. Tastiera in apertura, chitarra e basso entrano con un suono massiccio, la batteria accompagna non invadente. Quando si affaccia prepotentemente il synth inizia la melodia principale della chitarra, alla quale si alternano le tastiere. C’è un po’ di orientale e un po’ di onirico in questo brano, il tutto fuso ad una base granitica. Da tasto REPEAT.

The Discouraging Doctrine Of Chances” – Ritroviamo la voce, questa volta di Ezra Pound che recita il suo poema “Hugh Selwyn Mauberley [part. II]” del 1920. Paradossalmente all’inizio lo strumento principale è il basso, nonostante la melodia della chitarra, con un giro potente ed ipnotico. Dopo il minuto ritornano le influenze orientali. Una svolta arriva circa a metà brano, quando lo strumentale rallenta, mantenendo un giro di basso bello massiccio. Il brano però non colpisce quanto i precedenti.

Shadowplay” – Il brano più breve dell’opera si apre dolcemente per poi creare un lento crescendo. Accordo di chitarra proposto in loop forse un po’ troppe volte prima di entrare nel vivo del brano. Qui l’influenza Progressive esce prepotentemente.

Electro-Choc” – Arriva la voce del poeta francese Antonin Artaud con la sua “Aliènation Et Magie Noir” del 1946. Ritmo soft, elettronica leggera e la chitarra che si inserisce in primo piano con una melodia assolutamente ben studiata, a tratti struggente. Purtroppo per lunghi periodi il brano sembra trascinarsi a fatica.

Coldwaves” – Questa volta è il vento ad aprire il brano, seguito da una melodia strumentale piuttosto solare, positiva. Colpisce sempre poter sentire certe melodie in album di questo tipo. Non serve cercare parole, questo “raggio di sole” va solamente ascoltato!

A Few More Steps” – Chiudiamo i brani con le registrazioni vocali con quella di Dylan Thomas che recita “The Lament”. La musica in partenza si fonde perfettamente con la recitazione molto marcata del poeta. Per metà brano l’atmosfera è contemporaneamente intensa e leggera, fino all’ingresso in scena del synth che dona un po’ di carattere in più. Sicuramente migliore dei due “cantati” precedenti.

Godspeed Radio Galaxy” – Chiude il disco la traccia più lunga nonché bonus track. Su una lenta melodia d’accompagnamento corrono spedite chitarra e batteria, seguite dal basso, a creare questa contrapposizione di velocità ben riuscita. Per nulla banale e a tratti addirittura trascinante, il brano presenta anche alcune registrazioni vocali, tratte da diversi momenti storici. Questa traccia conclusiva è il degno riassunto delle influenze che concorrono alla creazione della musica di Visionoir.

 

Leggendo la biografia che accompagna il disco, ammetto di essermi preso un mezzo accidente, colto dalla paura di quel che avrei dovuto ascoltare… Questo album è l’ennesima dimostrazione di una regola basilare per chi ama la musica: mai fermarsi alla prima impressione. Cura quasi maniacale dei dettagli, melodie ben studiate e accompagnamenti perfettamente in linea. Brani come “7even” e “Coldwaves” fanno venire davvero la voglia di farle ripartire da capo. Ma non è tutto oro ciò che luccica, perché ci sono anche pezzi che non convincono e mi riferisco al quarto e al sesto, che mancano di quel qualcosa in più. Alessandro Sicur sarà anche autodidatta, ma ha creato musica che molti musicisti “studiati” non riuscirebbero nemmeno a concepire.

 

 

 

TRACKLIST

1. Distant Karma

2. The Hollow Men

3. 7even

4. The DiscouragingDoctrine Of Chances

5. Shadowplay

6. Electro-Choc

7. Coldwaves

8. A Few More Steps

9. Godspeed Radio Galaxy (bonus track)

 

 

 

VOTO

8/10

 

"7even"

Pubblicata il 4 Marzo 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati