VIS

V I S

"THE EVERBURNING FIRE"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Cari amici, eccoci di nuovo alle prese con una delle tante realtà nel nostro fervente underground. I bresciani VIS nascono nel 2013 ma, a causa di diversi problemi di varia natura, solamente il 18 Maggio 2017 riescono a dare alla luce la loro prima demo “The Everburning Fire”, composta da 4 tracce cantate in parte in inglese e in parte in italiano. L’artwork della demo altro non è che un quadro, risalente alla seconda metà dell’800, del pittore russo Ivan Šiškin, contornato da un ornamento in stile celtico. I VIS sono un quintetto composto da Enrico (voce e chitarra), Matteo (basso), Leonardo (chitarra), Paolo (chitarra e tin whistle) e Lorenzo (batteria), ma non bisogna dimenticare però nemmeno l’ex chitarrista Paolo Pintossi, che ha contribuito in maniera importante alla stesura del brano d’apertura del disco.

 

Parlavamo dell’opener ed eccola qua: “Forestwaltz” inizia dolcemente con chitarra e whistle, per poi tramutarsi ben presto in qualcosa di molto più metal. Il cantato è growl e alterna note basse ad altre decisamente più alte. Buona la base ritmica, sulla quale si basano le strofe e i momenti in cui il tin whistle ritorna protagonista, come ad esempio attorno ai tre minuti quando ci troviamo in un periodo puramente ballabile di puro Folk Metal. Quando la componente Black sembra prendere il sopravvento, ritorna in scena Enrico recitando un testo in italiano, che fa un buon contrasto con lo strumentale. Da non perdere il solo di chitarra verso il finale, dalle influenze vagamente iberiche. Facciamo un passo avanti e troviamo “Il Risveglio”, l’unico brano cantato interamente in italiano: le sonorità si fanno immediatamente più estreme rispetto al brano precedente, sfondando drasticamente il muro del Black Metal. In questo brano troviamo una delle peculiarità del Black cantato in italiano, ossia il growl che risuona quasi stentato nonostante la buona tecnica. Non convincono troppo i momenti in clean, che sembrano quasi buttati lì per caso. Lo strumentale, al contempo, risulta azzeccato sia nei periodi estremi sia quando l’atmosfera si quieta leggermente e la batteria sembra ispirarsi alla dolcezza del jazz. Questo brano, il più lungo del disco, conserva poco della corrente folk, infatti chi fatica a comprendere il testo cantato in growl potrebbe pensare di essere all’ascolto di un Black Metal melodico. Passiamo la boa di virata e troviamo “With The Thunder” e la sua introduzione a base di chitarre leggere. Appena si entra nel vivo si respira un po’ di più l’aria Folk, con una ritmica incessante e a tratti non scontata e una melodia abbastanza presente. Prima del momento di cantato/recitato clean ci si para davanti una buona sfuriata, a ricordarci della base estrema della band. Nonostante la non eccelsa qualità della registrazione, la base ritmica risulta essere una delle parti più interessanti, con stacchi non scontati che ben si incastrano con il resto dello strumentale. Forse solo la cassa viene triggerata un po’ troppo, risultando palesemente innaturale. In chiusura di questa demo troviamo “Slaves To The Pagan Fire”: subito ci accolgono sonorità tutt’altro che soft. Poco prima del minuto l’atmosfera si fa acustica e ritorna in scena il tin whistle, egregiamente suonato da Paolo. Ai due minuti e mezzo assistiamo ad un nuovo cambio di atmosfera e il growl riappare , deciso e cattivo, mentre la batteria spesso sovrasta il resto dello strumentale. Bello l’abbinamento tra melodia lenta e ritmica incalzante. Dopo i cinque minuti troviamo un nuovo momento acustico, con parole sussurrate dal cantante. Il finale è un lentissimo crescendo.

 

Le idee ai VIS non mancano e sono già in grado di dimostrarlo, ma devono ancora perdere un po’ di parte grezza per diventare diamante. I primi due brani rappresentano bene le qualità della band nel Folk e nel Black, ma la fusione dei due generi deve essere ancora affinata. Essendo una demo d’esordio la registrazione non può logicamente essere il top, ma si difende abbastanza bene. L’unica vera pecca piuttosto evidente sta nel trigger esasperato nel terzo brano, con la batteria che perde la sua essenza, risultando davvero troppo finta in certi punti. Questi cinque ragazzi bresciani hanno le carte in regola per farsi spazio nel panorama metal nostrano.

 

 

 

 

VOTO

7/10

 

Pubblicata il 23 Luglio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com