ULFHEDNAR - ''Mortaliter'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Cris Walls

Se ci trovassimo in un’ipotetica accademia intitolata all’Heavy Metal, uno dei temi dibattuti potrebbe riguardare, senz’altro, quanto e come il look di una qualsivoglia band influisca nell’identificazione e nell’immedesimazione con il genere musicale da essa proposto. Voglio dire, se i Negazione ed i Saint Vitus si fossero presentati con il “face painting”, noi li avremmo mai considerati “alla guisa” di gruppi black metal? Il quesito potrebbe sembrarvi ozioso nell’immediato, ma nel proseguimento di queste quattro righe, potreste accorgervi che ad esso sottende un pensiero mica tanto peregrino. E proprio gli Ulfhednar di cui oggi parliamo, ci daranno una grossa mano a sbrogliare questa “retorica matassa”.


Gli Ulfhednar, dicevamo. Dichiarano di ispirarsi, ma non troppo, alla tradizione del black metal scandinavo (dal quale mutuano però scrupolosamente l’immagine scenica), al doom e all’heavy classico, per proiettarsi verso uno stile personale e distintivo, non solo rispetto alle “partiture” ma anche, e soprattutto, in ragione di tematiche testuali “terrene” piuttosto che “spirituali”. Come a dire che i peggiori demoni sono proprio gli esseri umani, senza necessità alcuna di scomodare i residenti dei gironi dell’Inferno. Provengono dalla periferia di Roma ed hanno scelto un “monicker” che rievoca il mito di quei guerrieri della mitologia norrena, capaci di trasmutarsi in feroci “uomini lupo” durante le battaglie. Metafora dei nostri tempi, nei quali dei normali ragazzi, imbracciati i loro strumenti, divengono dei lupi famelici. “Nomen Omen”, recitavano gli antichi nostri. Infatti, mordono eccome le corde del basso di Dimitrus, sono zanne affilate le chitarre di Hevn, lacerante è la batteria di Cerberus, acidi e dilanianti gli ululati ferini di Eclipsis. La narrazione dell’esistenza pervasa dall’oscurità, la vita intrappolata nella fanghiglia di una metropoli sovrappopolata dall’odio e dal disagio, la caducità della vita umana, costituiscono il canovaccio di questo “Mortaliter”, disco d’esordio della band capitolina.


La macabra danza si apre con la title track “Mortaliter”, canzone nervosa, che inizia con un invito dal gusto sinistro di un pianoforte e si “aggrava” unendo idealmente i Negazione (eccoli!) ai Marduk, messi in riga da un riffing molto personale e da un lavoro di basso tuonante nell’accompagnamento ed eloquente nel “solismo”. “Aes Inferi” si inerpica su un arpeggio “epico”, prima di esplodere in tutta la sua rabbia urbana che ancora una volta minaccia le nostre arcate dentarie con una randellata di matrice hardcore. L’alternanza fra battute a 280 bpm e tempi dispari sino agli appoggi “fusion” e “jazzati”, conferiscono al brano “In Tenebra Noctis” un piacevole dinamismo. La quarta traccia, “Void” è intrisa dell’asprezza dei primi Napalm Death, anche nello screaming così gorgogliante! “Fredda Pietra” è un’incursione organizzata sfruttando i piani di guerra dei DEATH di “Individual Thought Patterns”, salvo mutare poi la strategia finale, in una “dozzinale” cavalcata di metal “eroico”. Peccato veniale, che non inficia la buona qualità complessiva degli ascolti sin qui apprezzati. Purtroppo le note dolenti si odono in pezzi come “In Nomine Cuius” e “Rulers Of Darkness”, i quali, per una sorta di perversa ironia della sorte, probabilmente sono gli unici brani autenticamente black dell’intero lotto, ma si rivelano poco incisivi, nonostante il tentativo di distribuire oculatamente brevi momenti di “suspense” narrativa. Il penultimo episodio del disco, “Alea”, pur rappresentando un lodevole sforzo di ritornare sulla pista illuminata dalla fiamma oscura, si smarrisce anch’esso nella prevedibilità. Quando il piatto della bilancia sembra pendere verso il rammarico per un lavoro sufficiente ma non di certo esaltante, giunge a congedo una delle migliori canzoni di “Mortaliter”, quella “Addicted to Tragedy” che amalgama un riffing melodico dal sapore NWOBHM ed una violenta trama ritmica di marcato stampo thrash, e su tale composto si staglia uno screaming agitato e rovente, che racconta massacri. Il gradimento aumenta e la promozione è a questo punto meritata.


Quale giudizio stilare, allora sulla pagella di “Mortaliter”? Esso non è di certo un lavoro memorabile e non ha nemmeno la pretesa di esserlo. Soffre di un conflitto interiore fra due anime che ancora non riescono a trovare il giusto equilibrio fra le “scosse antagoniste” ed i “rantoli infernali”. È il motivo a causa del quale, alla lunga, mancano una certa continuità ed alcuni guizzi compositivi. Eppure, per lunghi tratti è un album intelligente, vario ed “applicato”. Tuttavia, c’è almeno un pregio, fra gli altri, che però nessuno potrà mai disconoscergli: ovvero, l’impavida mira di compiere una crasi fra l’estremismo musicale ed iconografico del metal e la propulsione violenta e sociale dell’hardcore. Se questa sintesi dovesse compiersi definitivamente con l’integrale armonizzazione delle “parti”, limando le sbavature di cui sopra, gli Ulfhednar potrebbero emergere dal branco ed iniziare la “conquista”, soppiantando molte altre bands affini, protese ancora alla languida ricerca dello spunto vincente.



TRACKLIST

1. Mortaliter

2. Aes Inferni

3. In Tenebra Noctis

4. Void

5. Fredda Pietra

6. In Nomine Cuius

7. Rulers of Darkness

8. Alea

9. Addicted to Tragedy



VOTO

7/10


BAND

"Mortaliter"

Pubblicata il 10 Aprile 2019

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