TRICK OR TREAT

TRICK OR TREAT

"RABBITS' HILL pt.1" & "RABBITS' HILL pt.2"

A cura di Andrea Veronesi

Tratto dal romanzo "Watership Dawn" di Richard Adams, questo concept album suddiviso in due parti rappresenta l'ultima sfida dei modenesi Trick or Treat. Per quanto riguarda la storia è uscito anche un film d'animazione nel 1978 che racconta di una colonia di conigli che, spinti da un presagio di disgrazia, intraprenderanno un viaggio della speranza verso la loro terra promessa, appunto La Collina dei Conigli: dopo mille peripezie giungeranno a destinazione, ma solo allora si renderanno conto di non avere nessuna femmina con loro... e il resto ve lo lascio scoprire da soli, anche perchè la storia è solo apparentemente leggera, ma molto più profonda e cupa di ciò che potreste pensare... Il lavoro si potrebbe considerare una colonna sonora della storia, perchè di fatto affronta la narrazione come se fosse divisa in capitoli, un po’ come se fosse un libro. L'artwork di copertina dei due album e tratto da un unico disegno realizzato dall'ugola d'oro della band Alessandro Conti, vocalist in forze anche ai Luca Turilli’s Rhapsody. Completano la line up : Luca Setti alla batteria, Leone Villani Conti al basso, alle chitarre Luca Cabri e Guido Benedetti. Nei quattro anni che intercorrono tra la pubblicazione dei due album, ci sarà l’avvicendamento tra Cabri e Luca Venturelli alla sei corde. La prima parte esce nel 2012 per Valery Records, la stessa etichetta che ha pubblicato l'esordio "Evil Needs Candy Too" e il successivo "Tin Soldiers", e in maniera simile ai lavori precedenti la band si avvale della partecipazione di ospiti di caratura internazionale, mutuando le esigenze compositive alla possibilità di lavorare con i propri idoli di sempre… insomma lo immaginate? Cominciare come cover band degli Helloween, ed arrivare dopo tanto lavoro a scrivere pezzi tuoi e a farci cantare sopra come ospite Michael Kiske? Nulla però è frutto del caso, parliamo di professionisti capaci di far impallidire musicisti ben più blasonati, gente che ha sulle spalle una gavetta e una quantità di esibizioni live impressionante… perché è li che ci si fa le ossa, nei garage a provare e on-stage, dove ogni errore si paga!

 

Si parte con la breve intro “Dawn of Times”, dove la voce narrante ci introduce nella storia che entra subito nel vivo con uno dei pezzi da novanta, la meravigliosa “Prince With a 1000 Enemies”, che sottolinea la radice power classica del combo emiliano: ritmica sostenuta sapientemente da batteria e basso, chitarre con un gran gusto, oltre che tecnicamente perfette, che si uniscono e si scambiano i ruoli quando necessario e come ciliegina sulla torta il duetto tra Conti e il primo ospite illustre: Andrè Matos, il dialogo tra loro è una gioia per le orecchie. La tempesta musicale in apertura si quieta e lascia spazio alla ballad acustica “Spring in the Warren”: la traccia trasmette la tranquillità dei protagonisti nel loro posto al sicuro “...i timori sono obsoleti, sono stati portati via dal vento...”. Arriviamo ad un altro episodio da non perdere “Premonition”, un anthemico low time, cadenzato, dal quale emergono le grandi capacità compositive del quintetto, dove il cantato supportato nei ritornelli da cori epici sottolinea uno dei momenti cruciali della narrazione: la premonizione di pericolo che spingerà gli animali a scappare da quella che ritenevano la propria casa sicura. Con “Wrong Turn“ torniamo a spingere il motore a pieni giri con una sezione ritmica esplosiva ed arriviamo rapidamente al giro di boa con “False Paradise”, un mid-tempo nel classico stile happy metal della band, nel quale da un lato fa capolino la gioia e la tranquillità di essere in un posto sicuro e dall’altra però ci sono i dubbi e le incertezze di trovarsi in un luogo nuovo, che potrebbe celare dei segreti… un Falso paradiso appunto, di fatto ne esce una canzone molto melodica. Con “Between Anger and Tears” ci manteniamo su alti livelli, ascoltarla in dolby sorround offre una gran resa grazie al tappeto ritmico potente e agli ottimi riff. Verso il finale del pezzo finalmente si intravede la terra promessa, quella “Rabbits’ Hill” che è anche la title track dalla quale è tratto anche l’omonimo video… Il basso pulsante di Leo, apre un pezzo spettacolare fatto per far saltare i fan davanti al palco, cori epici, struttura compatta, batteria martellante e chitarre che si inseguono in meravigliosi duelli fino alla metà del pezzo, nella quale viene dato spazio al solo di un Villani veramente ispirato. Questo brano non sfigura affatto se paragonato alle hit delle più grandi star mondiali del genere. In una sola parola: immenso! Ma dove siamo arrivati con la storia? Beh come potrete immaginare i nostri conigli avventurosi hanno raggiunto la calda collina che dovrà diventare la loro nuova dimora: “The tale of Roswby Woof” narra come durante la fredda notte, rimasti senza cibo, i nostri intraprendenti roditori progettino di ingannare il cane di guardia nella fattoria vicina per rubare qualcosa da mettere sotto i denti. Il pezzo, breve, lascia il posto a un intramezzo strumentale dal titolo “SassoSpasso”, dove ancora una volta il basso è sugli scudi. Ci avviciniamo al finale con “I’ll Come back for you”, altro pezzo degno di nota innescato su un altro tempo medio vincente. La chiusura è affidata alla cover del pezzo di Art Garfunkel “Bright Eyes”, presente come colonna sonora nel film d’animazione: la versione si mantiene abbastanza fedele all’originale, ovviamente al netto delle parti ritmiche distorte, con una menzione particolare per l’interpretazione e la prestazione sempre impeccabile di Alessandro Conti.

 

Tra la prima e la seconda parte del concept passano quattro anni dove, oltre all’avvicendamento tra Cabri e Venturelli, c’è anche il passaggio dei Trick or Treat alla Frontiers. Molte parti di “Rabbits’Hill Pt.2” erano già state scritte ai tempi del primo capitolo, ma l’attesa ha anche permesso alla band di rivedere i brani e di completare l’opera.

 

L’apertura è affidata all’opener “Inlè (The Black Rabbit of Death)” una sfuriata power che descrive l’angoscia dei conigli che aspettano una minaccia che si nasconde come un’ombra nella notte. Si tratta di una delle hit di tutto il lavoro, anche perché viene inserito un elemento di novità nel sound: i cori in growl, che ben si sposano con l’atmosfera del brano, e la voce di Conti in questo pezzo è semplicemente stellare. Un momento di calma con la ballad acustica “Togheter Again”, che celebra due amici che si ritrovano, ma subito si torna a martellare con “Cloudrider” che apre con un gran riff: il brano è un altro punto di forza di questo capitolo con la sua atmosfera tipicamente happy power,nella parte centrale diventano protagonisti i soli delle chitarre. Con “Efrafa” visitiamo un altro posto, i protagonisti infatti vanno alla ricerca delle femmine per poter dare un futuro alla propria specie... ma finiranno per essere fatti prigionieri. Bellissima la struttura ed efficaci le linee vocali: i duelli tra Conti e i cori rendono epico questo brano sostenuto dalla consueta perizia strumentale e compositiva. Introdotta dal dolce suono del piano, parte “Never say Goodbye”, maestosa ballad dove le voci diventano assolute protagoniste, Alessandro duetta con il primo ospite del disco: Sara Squadrani degli Ancient Bard. Il risultato è da brividi: esperimento da ripetere sicuramente, tutto al posto giusto, bello il solo dal gusto hard rock di Venturelli. “The Great Escape” è il pezzo da cui è tratto anche l’omonimo video, dove conigli dalle sembianze umane progettano la loro grande fuga: batteria potente, pochi fronzoli e il livello? Sempre alto ovviamente. Ed eccoci arrivati a uno dei brani che prediligo, dove il generale Vulneraria grida la sua rabbia contro i malcapitati roditori, e per farlo usa la voce di Tim Ripper Owens, ugola d’oro ex Judas Priest ed Iced Earth, di fatto uno dei più grandi singer degli ultimi venti anni. Non è solamente la sua presenza, però, a rendere questa traccia magnifica: infatti le esigenze narrative e la scelta di una voce al vetriolo come la sua, obbligano i Trick or Treat a spingersi verso lidi più cupi e cattivi del solito, con un risultato veramente efficace, la contrapposizione del cantato melodico di Conti e il lavoro come sempre impeccabile di tutto il gruppo rendono imperdibile questo momento. La strumentale “Beware the Train” è la celebrazione del talento di questi musicisti, due minuti e mezzo di tecnica che ci introducono alla successiva “United” , dove uniti ci si prepara a combattere per la propria libertà: siamo di fronte ad una composizione in stile Avantasia e l’ospite di turno è Tony Kakko degli amici Sonata Arctica. Rimaniamo sullo standard qualitativo a cui la band emiliana ci ha abituato, sicuramente le voci dei due cantanti sono complementari. Con “The Showdown” ci avviamo all’epilogo la battaglia finale e anche la traccia più lunga dell’album, una suite di quasi undici minuti con un ampia parte strumentale e un grandissimo lavoro dei due chitarristi, con un Benedetti autentica colonna portante di questi Trick or Treat. A tre quarti del brano una parte lenta e dal sapore molto progressive da respiro alla composizione e ci introduce al finale. La chiusura di questo lavoro e dell’intero concept è affidata a “Last Breath”, con un Conti che si spinge su vette irraggiungibili, dopo mille peripezie gli sforzi dei protagonisti verranno ricompensati.

 

Generalmente approcciarsi ad un concept album per una band è sempre una grande scommessa, non è semplice condensare una storia e cercare di renderla in musica, spesso è difficile anche scegliere cosa raccontare e cosa no: bisogna avere la capacità di coinvolgere chi ascolta evitando di annoiarlo, ma allo stesso tempo bisogna rimanere dentro confini definiti dalla storia stessa. Il primo capitolo è musicalmente più vario e sperimentale, mentre il secondo rientra un po’ di più nei canoni del power classico e molte canzoni risultano più potenti, questo è dovuto anche al fatto che nella seconda parte del racconto sono concentrati i momenti più avventurosi dei protagonisti, per cui, inevitabilmente, l’atmosfera è più elettrica. Certamente le capacità tecniche e compositive dei Trick or Treat non sono in discussione, erano già evidenti nei primi due album, ma è con questo concept diviso in due parti che di fatto ridisegnano la propria identità, staccandosi sempre di più dall’inevitabile stereotipo che si portavano dietro dagli esordi come cover band degli Helloween. Bisogna anche dire che il talento di Alessandro Conti, cosi vicino a Kiske, non è una colpa, ma un dono, inoltre a mio avviso sta diventando sempre più consapevole dei diversi colori della propria voce, probabilmente grazie anche all’esperienza con Luca Turilli che lo ha voluto con lui. Tanti i pezzi degni di nota, ma su tutti ne segnalo due in particolare” Premonition” e “They Must Die”, perché risultano più sperimentali rispetto allo standard compositivo della band e riescono a catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Questi due album rappresentano complessivamente la sintesi dell’esplosiva carriera di questa band che ha già all’attivo un tour con gli Helloween ed uno con i Sonata Arctica, per citarne due. Con questo complesso lavoro, che diventa ancor più godibile una volta conosciuta la storia su cui si basa, si confermano come la punta di diamante del power tricolore.

 

 

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 6 Marzo 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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