THE VOICES - ''Light And Weirdness'' + Intervista

THE VOICES

"LIGHT AND WEIRDNESS"

A cura di Robin Bagnolati

 

Rieccoci qua amici con quello che ormai, almeno per me, è un classico: dopo “Oneiric Anthem” e l’EP “A Glimpse Into The Absurde”, si rinnova con il nuovo album “Light And Weirdness” l’appuntamento con The Voices, il progetto solista Experimental Avant-Garde A Cappella di Paolo Ferrante. Ancora non lo conoscete? The Voices è un progetto nato a cavallo tra 2016 e 2017 e si basa esclusivamente sulla duttilità della voce del protagonista, impegnato nel riprodurre otre 40 timbriche differenti. Se pensate che ciò sia strano, sappiate che il weirdness del titolo non è assolutamente casuale. Il nuovo album uscirà il 19 marzo 2017, come consuetudine, per Masked Dead Records, nel suo classico MiniCD. Come nel precedente EP anche qui non mancano le collaborazioni, che vi illustrerò volta per volta, mentre l’artwork è opera dello stesso Ferrante.

 

“Cult Of The Sun” – L’album si apre con uno “strumentale”, dove sono le voci di Ferrante a creare il tutto. Da una partenza tribale si passa ad un insieme apparentemente confusionario di generi diversi, ma il tutto in poco tempo assume una struttura ed una logica assolutamente chiara.

Ashen Clouds” – Il nostro amico Matteo Antonelli è il primo ospite di questo album e dona al progetto il suo scream. Il cantato di Matteo si staglia sopra alla base creata da Paolo, un mix tra lirico e liturgico. Circa a metà si scatena un momento, come dire… orchestrale, anche se col passare dei secondi sembra di essere ad un’esibizione di sbandieratori. Il finale è puramente liturgico.

The Rays Of The Sun” – Questa volta l’ospite è la soprano Ramona Gallizzi. Un po’ gospel, un po’ blues, molto lirica. Nel testo di questo brano è presente una buona parte di lingua italiana. Molto più lento del brano precedente, a tratti molto teatrale, ma attorno ai tre minuti possiamo tornare a rivivere le atmosfere dei locali storici americani, dove Billie Holiday si esibiva.

Blinded By Light” – I ritmi rallentano e spunta il graffiato di Paolo, convincente e veramente piacevole da ascoltare. Si percepisce anche un po’ di influenza horror, a tratti spettrale. Momento di quiete a metà brano, rotto solamente da brevi crescendo. Questa “ballad” è davvero convincente.

All The Fucks I Give” – Questo pezzo dal titolo piuttosto esplicito parte con un sentore di musica anni ‘50/’60, un po’ alla Platters, per intenderci. Il ritmo rimane lento per tutta la durata, modificando di tanto in tanto l’intensità. Carino, ma niente che riesca a rimanere in testa.

Under The Rays Of The Moon” – Cambiano i raggi e cambia anche la soprano ospite: Rugeria Gallizzi. L’atmosfera qui si sposta verso il Medio Oriente. Con l’ingresso in scena della soprano vira drasticamente verso l’Ambient, con una dolcezza che contrasta con il Cantato maschile. Difficile trattenersi e non ballare sul finale.

The Weird Side Of Music” – Il titolo è tutto un programma. Vagamente Hip Hop, questo brano propone una ritmica iniziale piuttosto cadenzato. La parte centrale non potrà non farvi tornare alla memoria un brano famosissimo che in molti tra di voi riconosceranno.

Dies Reversurus” – Nuova collaborazione, questa volta con la contralto Lucia Valensisi. Liturgia pura donata alla lirica all’inizio, il brano potrebbe tranquillamente essere usato durante una cerimonia religiosa… o quasi. Dopo i tre minuti si ritorna nei paesi arabi, cosa che spezza letteralmente in due il brano.

Alien Galaxies” – Ritroviamo Matteo Antonelli e con lui il suo scream. L’inizio però è incentrato su ritmi lenti e note bassissime, portando quasi ad uno stato di trance. La voce di Matteo sbuca in uno dei momenti più calmi, in cui sembra che si voglia rievocare i suoni della natura, portando poi il nostro sguardo sempre più in altro, fino allo spazio sconosciuto.

Light – Devouring Anomaly” – L’accompagnamento al canto, o per meglio dire parlato, è costituito di note lunghe, lente e basse, in certi momenti al limite del gutturale. Lento… Lento… A tratti soporifero: probabilmente era meglio chiudere col brano precedete.

 

Ormai la varietà e l’originalità del progetto The Voices non stupiscono più, ma è invidiabile l’abilità di Paolo Ferrante nel creare brani vari ed accattivanti e, di conseguenza, due album ed un EP completamente diversi tra loro. Questa volta però ci sono un paio di brani dei quali non si sentiva la mancanza, come l’ultimo per esempio. Detto ciò si può tranquillamente definire The Voices una garanzia.

 

 

 

TRACKLIST

1. Cult Of The Sun

2. Ashen Clouds

3. The Rays Of The Sun

4. Blinded By Light

5. All The Fucks I Give

6. Under The Rays Of The Moon

7. The Weird Side Of Music

8. Dies Reversurus

9. Alien Galaxies

10. Light – Devouring Anomaly

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

"Cult Of The Sun"

IL TEAM INTERVISTA THE VOICES

risponde PAOLO FERRANTE

 

Ciao Paolo, per cominciare ci presenti il progetto?

The Voices è un progetto solista in cui realizzo musica strana usando solo ed esclusivamente la voce, senza effetti. Una cosa del genere è chiaramente sperimentale, si propone di mostrare quante cose (belle e brutte) si possono fare con la voce; in effetti la voce è lo "strumento" più versatile che esista! Trovatomi senza un gruppo in cui cantare, e non sapendo suonare nulla, ho fatto di necessità virtù ed ho dato vita a questa bizzarra creatura artistica che fa una musica che mi piace definire Experimental Avant-Garde A Cappella.

 

Come mai ti sei gettato nel suonare questo genere? Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Perché non esisteva niente di simile... Non che se ne sentisse la mancanza ovviamente! In un panorama musicale in cui sperimentare è diventato sempre più difficile, molta di quella musica che era "alternativa", "ribelle" e fuori dagli schemi adesso - col passare degli anni - ha creato degli schemi propri. Forse manca quello spirito pionieristico degli anni 80/90. Il messaggio che voglio trasmettere è che si può sempre fare qualcosa di originale, di "nuovo"; la mia sperimentazione, però, vuole essere anche leggera, (auto)ironica e divertente. Si può sperimentare, con una buona dose di tecnica, rimanendo coi piedi per terra e ricordandosi che alla fine siamo qua per divertirci.

 

Quali sono le tue principali influenze?

Sono talmente tante! Forse l'influenza principale sta nell'Avant-Garde come metodo, come approccio creativo. L'Avant-Garde è un qualcosa che ti consente di mescolare assieme le cose più improbabili, fino anche a diventare bizzarro, tirandone fuori un risultato che spiazza ma stimola, diverte. Nella mia musica c'è molta classica, specie del repertorio russo, ovviamente Rock/Metal, Jazz/Blues, un bel po' di musica Folk (o perlomeno quella che è la mia percezione... visto che non sono affatto un cultore del Folk mondiale!). Tutto questo arriva con una forte componente improvvisativa che, pur essendo obbligata visto che non ne capisco niente di composizione, offre delle soluzioni che magari non saranno teoricamente apprezzabili, ma almeno hanno il pregio di strappare un sorriso.

 

Quali argomenti trattano i tuoi testi? A cosa ti ispiri per scriverli?

I testi sono inevitabilmente autobiografici ed introspettivi. Un pensiero ricorrente, uno stato d'animo, viene "romanzato" con una trama e diventa immediatamente un testo pieno di contraddizioni, ironia... A volte mi piace scherzare con l'ascoltatore e mi rivolgo direttamente a lui perché, dopotutto, la musica è anche comunicazione. In questo album il filo conduttore è la luce, che si intenda come concetto concreto (il sole) o astratto (l'illuminazione); accompagna e tiene assieme tutti i brani. Si tratta di una luce che si spegne: da un inizio molto "solare" ed acceso con “Cult Of The Sun” ad un finale molto spento con “Light-Devouring Anomaly”. Da una luce abbagliante, che ci costringe a chiudere gli occhi, ad un buio totale... Che comunque ci permette di aprirli (anche se non vediamo nulla).

 

Come nascono i tuoi artwork?

Dall'incapacità di fare di meglio! Sono delle grafiche che realizzo io stesso, in modo amatoriale. In questo caso ho pensato di interpretare il concetto della luce con dei mandala che ricordassero degli astri, o comunque delle fonti di luce. Il riferimento ad una cultura così particolare vuole essere anche un modo per porre l'accento sui risvolti filosofici/esistenziali che possono avere queste riflessioni. Tutta la varietà musicale viene rappresentata con una varietà di colori accesi e forme intricate. L'artwork è parte integrante del progetto che trova espressione nella scelta della musica, dei testi, ma anche delle immagini che si usano per rappresentare visivamente questi concetti.

 

Per quale motivo una persona si potrebbe avvicinare alla tua musica e per quale motivo dovrebbe acquistare il disco?

Alla musica di The Voices si potrebbe avvicinare un cantante incuriosito dalle sperimentazioni, che magari voglia far caso a tutte quelle sottigliezze tecniche che si possono trovare qua e là; ma ci si potrebbe avvicinare anche qualsiasi appassionato di musica alla ricerca di una curiosità, di una bizzarria, capace di dare un qualcosa di nuovo ed originale. Credo che sia troppo facile creare qualcosa di "bello" rifacendosi a quelle che sono ormai le regole estetiche consolidate proprie di generi musicali ormai affermati; ciò che è meno facile è fare qualcosa di gradevole scardinando quelle regole. O, per meglio dire: è meno facile apprezzare qualcosa che non sia fatto secondo quegli schemi ai quali, bene o male, siamo abituati. Dunque una musica viene percepita "bella" in quanto armoniosa, armoniosa in quanto osserva determinate regole; se c'è una musica che non segue quelle regole, cui l'ascoltatore è abituato, quest'ultimo tenderà a non comprendere e dunque a non apprezzare. Più o meno, se si vuole pensare alla musica come ad un linguaggio, è come leggere un discorso in italiano, comprenderlo e quindi riuscire a raggiungerne i contenuti, per poi leggere un altro discorso in cinese senza capirci niente. Quando non ci capisci niente del linguaggio, e perciò non arrivi ai contenuti, non puoi esprimere una valutazione; più o meno come il cultore di musica classica che ascolti per la prima volta il Grindcore e quindi, non comprendendo, dica "Che è questo rumore?". Acquistare questo supporto fisico, che consiste in una coppia di mini-cd, al prezzo irrisorio praticato dalla Masked Dead Records vuol dire portarsi a casa un qualcosa che ha già una valenza di per sé, come oggetto di collezionismo; ma ha una valenza ulteriore perché contiene una musica che davvero rappresenta l'essenza stessa del concetto di "alternativo" ed "underground" - concetti spesso sbandierati a sproposito - e lo fa in modo genuino, non come presa di posizione di tipo fanatico. Un lavoro del genere può essere equiparato ad un oggetto di "artigianato", in cui la musica, le parole, le immagini ed il supporto sono passati per le mani di persone che magari non saranno bravi e precisi come quei colossi mondiali, ma di sicuro ci hanno messo molto amore nel realizzare un qualcosa di limitato a pochissime copie.

 

Che consiglio daresti a una band che comincia a suonare? Quale invece ad una che si appresta ad incidere il primo album?

Fatelo per passione! Non andate appresso a quelle stronzate dei like su Facebook acquistati a pacchetti con le promozioni: la vostra musica deve piacere prima di tutto a voi che la fate. Potrà piacere a migliaia di persone che piazzano il like sulla vostra pagina, ma se non piace a voi che la suonate è inutile: state suonando per voi, per divertire voi stessi mentre suonate. Rincorrere il "successo", che si articola in tutti quei passaggi fatti di traguardi stabiliti dai luoghi comuni (e che invece rappresentano eccezioni avvenute in un mondo lontano ed immaginario) non vi darà soddisfazione, ma semmai frustrazione. Questa smania di raggiungere l'apice non vi farà godere la bellezza di stare ancora nello scantinato o nella sala prove con gli amici... Vi basterà leggere le biografie degli artisti che più preferite per scoprire che anche loro rimpiangono quei momenti, molto più dei tour mondiali. A chi si appresta ad incidere il primo album, oltre ai consigli di prima, direi di provare un sacco di volte ed arrivare in studio solo quando si conoscono i pezzi alla perfezione! Il primo album è la propria presentazione, ti giochi molto con quello: quindi non abbiate fretta di pubblicarlo, abbiatene cura piuttosto.

 

Cosa ne pensI della scena Rock/Metal italiana?

Penso che ormai non è una scena prettamente "musicale", anche perché è raro che ci si ritrovi effettivamente a parlare di musica: si parla sempre più spesso delle polemiche e dei gossip del momento. E' tutto un continuo susseguirsi delle solite polemiche che girano a ruota: pay-to-play, i locali che non ti fanno suonare, la gente che non va ai concerti, la gente che ascolta la musica commerciale e non quella underground... In tutti questi discorsi la musica non è protagonista, ma diventa un pretesto per litigare e creare i soliti teatrini squallidi (che ormai si svolgono nei social network). Tant'è che alcuni approfittano di queste dinamiche e le usano a scopi promozionali.

 

Secondo te qual è la giusta politica per poter dare risalto alle realtà italiane nella maniera più giusta possibile?

La "giustizia" non ha nulla a che vedere con la musica: ognuno ha i suoi gusti. Non è obbligatorio "sostenere la scena" ed altre cose del genere... Che ognuno faccia quello che gli pare. Se una determinata musica ti appassiona e sostenerla ti fa piacere, allora fallo; se sostenere la musica deve essere un dovere - in cui si timbra il cartellino del bravo metallaro - da rinfacciare a tutti gli altri, trasformando un gusto musicale in un fanatismo di tipo religioso in cui ognuno sta col fucile puntato agli altri, allora lascia perdere! Che ognuno faccia un po' quello che gli pare, se deve per forza esserci una "regola giusta", che sia quella del "fai ciò che vuoi"!

 

Quale lato dell'attività promozionale trovi più importante oggigiorno?

Quello che fa un'etichetta che, consapevole dell'unicità dei propri artisti, riesce a farli arrivare proprio ai giusti ascoltatori che sapranno apprezzare. E' triste che si pensi troppo spesso che la promozione serve all'artista, per far aumentare il numero di persone che ascolteranno la sua musica (come se ciò cambiasse qualcosa!), senza pensare che serve di più all'ascoltatore che potrà così trovare l'artista che più lo soddisfa. Proprio adesso, in cui siamo costantemente sommersi da un mare di musica, le proposte sono innumerevoli e nemmeno riusciamo a star dietro a tutte le pubblicazioni che si susseguono a ritmi frenetici, adesso più che mai è utile all'ascoltatore che ci siano dei canali di promozione - come può essere una webzine - che sappia suggerire ai propri lettori qualche ascolto interessante, aiutandoli ad orientarsi. Ogni giorno ci sono migliaia di canzoni nuove che escono da qualche parte, un ascoltatore non può sempre avere il tempo, i mezzi, o la pazienza, per stare dietro a tutto questo: il promotore serio è quello che aiuta l'ascoltatore a trovare qualcosa che lo soddisfi, perché poi l'ascoltatore si fiderà di quel promotore.

 

Cosa ne pensi del crowdfunding? Potrebbe diventare un nuovo metodo di sostentamento per una band?

A sostentare gli artisti dovrebbe pensarci l'arte stessa. Molti musicisti si lagnano di quanto sia costosa l'attrezzatura... Ma chi cazzo ti ha costretto a comprarla? Altri si lamentano di quanto sia faticoso trasportare e montare tutto percorrendo lunghe distanze... Ma chi cazzo ti ha costretto a farlo? Altri di quanto tempo si impiega per imparare a suonare bene... Ma chi cazzo ti costringe? Ad ogni lamentela di ogni musicista si può rispondere con un sonoro "e che cazzo vuoi da me?". Il discorso è questo: se fai una musica per divertirti allora la tua ricompensa è il divertimento; se fai la musica per guadagnare allora devi assicurarti che siano gli altri a divertirsi, perché poi pagheranno per divertirsi... E se gli altri si divertono ascoltando musica che non ti piace suonare, è un problema tuo, non loro! C'è tanta gente che si dedica alle forme d'arte più svariate, con tanta dedizione e fatica: dovremmo allora sostenere tutti i pittori, che si fanno un mazzo così e spendono bei soldoni di materiale, comprando quadri che non ci piacciono perché altrimenti saremmo dei mostri insensibili? Dovremmo andare a pagare qualsiasi artista di qualsiasi genere di arte perché altrimenti saremmo delle pessime persone? Non credo.

 

Per concludere, vuoi lasciare un saluto per i tuoi fans attuali e futuri?

Certo. Agli attuali mi sento di dire che mi dispiace per loro: continuerò a fare questa musica ancora per molto e, continuando ad ascoltarla fedelmente, ne pagheranno il prezzo più alto; ai futuri mi sento di dire che sono ancora in tempo per cambiare idea: perché una volta ascoltato The Voices è dura poi tornare a vedere le cose come prima! Grazie per la vostra attenzione, per questo spazio e per la pazienza!

 

Grazie mille Paolo!

Pubblicata il 18 Marzo 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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