TETHRA

T E T H R A

"LIKE CROWS FOR THE EARTH"

A cura di Matteo Perazzoni

Salve a tutti amici e lettori di Steel on Fire. E’ la mia prima recensione con questa nuova webzine e vorrei iniziare col botto. Si, perché la band che sto per recensire inizia ad avere un certo spessore nell’Underground Italiano: sto parlando dei Tethra. La band nasce nel 2008 in quel di Novara, ed all’epoca la formazione prevedeva quattro membri dei quali alcuni sono ancora nel gruppo. Con questa formazione composta da Alex (al Basso), Mike (alla Batteria), Belfagor (alle chitarre) e Claudio “Clode” Passeri (Voce), i Tethra scrivono e registrano un mini-ep titolato “At The Gates of Doom”. Solamente tre anni dopo e con un solo cambio di formazione con la sostituzione di Alex da parte di Giuseppe Aufiero, la band compone e registra il primo album “Drown into the Sea of Life” nel quale i Tethra dimostrano di aver maturato una creatività compositiva ed un approccio al Doom Metal personale e intimo, molto introspettivo ma al tempo stesso aggressivo (merito della componente Death ben amalgamata con il resto). Dal punto di vista delle tematiche trattate la band non si è per nulla omologata al “clichè” che il genere impone, anzi il primo album è un concept basato sul passaggio tra la vita e la morte, inteso come un viaggio spirituale.

 

Dopo ben quattro anni da quel debutto, la band torna sulle scene e si presenta con una formazione completamente rinnovata, con Luca Mellana e Gabriele Monti (chitarre), Salvatore Duca (al basso), Lorenzo Giudici (alla batteria) e Claudio “Clode” Passeri (alla voce). Il nuovo lavoro porta il titolo “Like Crows For The Earth”. La copertina dell’album riporta uno scenario di forte impatto: una spiaggia sulla quale c’è un uomo, inginocchiato e sofferente, che si sta per tramutare in un albero invaso dai corvi. L’animale citato, rappresenta di fatto la Natura, che in un mondo sempre più sfruttato, abusato e poco curato, non rispettato, incombe sull’essere umano e vuole riprendersi ciò che è di sua proprietà. Un messaggio forte e socialmente impegnato, si va ad unire ad una scrittura più intima e personale, ricercata; tutto questo immaginario va a completarsi con una proposta musicale che oscilla tra il Doom ( anch’esso reso più completo, maturo) ed il Death Metal. Il connubio resta comunque caratterizzato da una forte impronta personale, per nulla riconducibile a quanto si possa ascoltare nel mercato sia nazionale che estero. L’album contiene undici brani , tra i quali ci sono alcuni interamente strumentali, per un totale di 50 minuti circa.

 

Stilisticamente parlando la band fa proprie delle sonorità anche esterne al Doom o al Death, e questo può emerge in brani come “Transcending Thanatos” nel quale è possibile ascoltare un’evoluzione nella composizione graduale, dall’introduzione acustica ed onirica all’attacco travolgente delle sezioni ritmiche. Il passaggio improvviso ma studiato dal growl alle clean vocals, è una caratteristica di Claudio che è in grado di cantare molto bene in entrambi gli stili. I temi sviluppati dalle chitarre non saranno virtuosi o estremamente ricercati, ma sono efficaci e completi, atti a funzionare per come è stato concepito il resto del sound circostante. Un esempio della maturità artistica raggiunta dai Tethra è presente in “Springtime Melancholy” introdotta dalla rilassata e pacata strumentale “Prelude to Sadness”: in questa successione di suoni ed armonie, i nostri realizzano un brano in forma canzone, e quindi di facile ascolto. Tuttavia non sono finite qui le sorprese, poiché il lato più Death della band emerge in alcuni brani come “Deserted” ed il singolo (uscito su Youtube) “The Groundfeeder”. Questi brani sono il perfetto riassunto del sound dei Tethra: la commistione di sonorità ricercate, composte con accuratezza, miste all’aggressività ed alla forza d’impatto. La vera chicca dell’album però è la traccia che prende il nome del disco “Like Crows for the Earth”, ovvero l’essenza stessa del concept attualmente descritto. I brani che rientrano in questo filone compositivo e concettuale sono anche “Synchronicity of Life and Decay” che prosegue la storyline del singolo “The Groundfeeder”.

 

Per chiudere posso tranquillamente affermare che un album di questo livello può giocarsela ed entrare in una ipotetica Top 10 di qualche appassionato del genere. Oppure, addirittura, potrebbe piacere anche a fruitori di altri generi, e personalmente me lo auguro. Poichè la passione c’è, le idee ci sono, l’attitudine anche, c’è un album che racchiude tutto questo, e credo vivamente in questa band.

 

Tracklist:

1) Resilience (Intro) 1:04

2) Transcending Thanatos 6:09

3) Prelude to Sadness (Instrumental) 1:07

4) Springtime Melancholy 6:58

5) Deserted 6.25

6) Subterranean( Interlude) 2:32

7) The Groundfeeder 6:48

8) Entropy (Instrumental) 1:30

9) Synchronicity of Life and Decay 4:34

10) Earthless 6:46

11) Like Crows for the Earth 6:02

 

 

 

 

VOTO

7.5/10

 

Pubblicata il 16 Luglio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com