TANTANU' - ''A Cage Called Mind''

TANTANU'

"A CAGE CALLED MIND"

A cura di Igor Gazza

 

Era una tetra giornata autunnale quando un losco figuro, il postino, mi lasciò nella buca lettere un nero fardello... Ovvero il pacchettino contenente il cd di Tantanù... Ho capito che questo evento avrebbe cambiato per sempre la mia vita. In realtà no, ma fa figo...

 

Ora, il progetto Tantanù nasce dalla mente illuminata di Sigurðr (voce, chitarra, basso e synth), coadiuvato da Armando "Harman" Romano a Drum Programming e chitarra (traccia n.8) e Saverio Mosca alla seconda chitarra. Inoltre c'è la presenza di due guests: Gray Ravenmoon (Deviate Damaen e Hateful Desolation) nella traccia 4 e Paolo "The Voices" Ferrante in traccia 10. Dopo un primo demo rilasciato per Masked Dead Records dal titolo "The Day I Die", ci troviamo al cospetto del primo full lenght prodotto da Hellbones Records: l'opera consta in 12 tracce per un total running di circa 37 minuti.

 

Ed ora dopo questa bella presentazione andiamo a fare il mio consueto track by track. Curiosi?

Intro”: la magia dei sintetizzatori si espande nella stanza, un suono inquietante ed oscuro permea l'aere...

The Journey Of The Mind”: uno scroscio d’acqua come in un temporale ci invita ad ascoltare il secondo brano, un Noise di chitarra, poi il cantato di Sigurðr decisamente particolare tra il cantato ed il recitato, strascicato e malato. A seguire si inseriscono batteria, chitarra e synth che si addensano formando un corpo unico, qua e là degli assoli di chitarra brevissimi che mutano la soluzione di continuità del brano. Molto cadenzato e per nulla aggressivo, si nota la voglia di inquietare l'ascoltatore più che quella di aggredirlo.

Stop”: terzo brano, in parte più carico, ottimo il basso che si sente in modo limpido, amo questo strumento. La batteria suona rotonda e corposa, le ritmiche sebbene non siano vertiginose rendono il pezzo abbastanza veloce. Quello che si sente subito è la commistione di basso e batteria, che danno quasi una sensazione rimbalzante del brano, poi a tre minuti un interludio di synth quasi per raccogliere le idee, per poi ripartire come prima.

Against”: chitarrone pesante ed attacco di basso, si sente il cantato di Gray Ravenmoon che rende il pezzo più black: bello il contrasto tra le due voci. Il brano assume dei connotati diversi, molto più particolare, sebbene la voce non sia esasperata sotto la batteria e la chitarra corrono, ed aprono al pezzo successivo.

Spoken (Part 1)”: solo arpeggio di chitarra e parole narrate.

Enough”: Noise chitarristico e cavalcata di batteria e basso, molto interessante è l'aggancio con il brano precedente, che possiamo definire un'intro a questo. Pesante rotondo, a tratti melodico sopratutto sul ritornello, il sound di fondo è ipnotico, morboso ti abbraccia in una morsa ferrea difficile disfarsene.

Spoken (Part 2)”: i synth quasi come un carrillon aprono il settimo capitolo dell'opera, la batteria si attacca a questi con fragore ed espode, il basso rende tutto più profondo e corposo, la voce è più simile ad un narrato. Estremamente particolare l'effetto che si viene a creare sul finire con un ottimo assolo di chitarra, che penetra nelle profondità del cervello.

On The Edge Of His Way”: in questo brano il comparto strumentale mi piace davvero un sacco, l'attacco di chitarra dopo i synth è spumeggiante, ogni strumento è tarato in modo sapiente e non riuscirei ad immaginare altra voce da legare a questo tipo di sonorità.

Spoken (Part 3)”: la chitarra arpeggiata, la narrazione, manca un camino accesso ed un gatto in grembo, la quiete e la rilassatezza...

Captured From The Old Life”: qui i nostri Tantanù possono contare sull'apporto di Paolo "The Voices" Ferrante, dove un suo vocalizzo è funzionale alla movimentazione sonora del brano. Infatti la parte del leone la fa sempre il buon Sigurðr che anche qui non sbaglia un colpo, i suoi tocchi di tastiere sono strategici e sempre atti ad inquietare e scuotere l'ascoltatore.

Judge”: la chitarra e la batteria sono leggere, danno un senso di sobrietà, lente e soavi ci portano fino al minuto 1 e 40, dove poi si parte in modo vigoroso un vero assalto. Le chitarre diventano bisturi e la batteria un cannone e verso la fine tutto si quieta.

Outro”: un arpeggio malinconico di chitarra chiude l'opera.

 

Tirando le somme questo, come anche il demo precedente dei Tantanù, è un disco difficile da ascoltare. bisogna mettersi in poltrona con le cuffie nelle orecchie ed apprezzare ogni singola nera nota, assaporare ogni singola sensazione che questo album produce. Avvicinarsi a questo album in modo superficiale è sicuramente controproducente ma ascoltarlo in modo approfondito risulta assolutamente appagante. Ormai parliamoci chiaro, il Black Metal sono capaci tutti a farlo così come il Death ed il Thrash Metal, ma il sound dei Tantanù è unico ed è espressione di un nuovo modo di concepire e fare musica: chiamatelo genere nuovo o follia pura, ma Sigurðr e i suoi Tantanù sono in grado di emozionare… E tanto.

 

 

 

TRACKLIST

1. Intro

2. The Journey Of The Mind

3. Stop

4. Against

5. Spoken (Part 1)

6. Enough

7. Spoken (Part 2)

8. On The Edge Of His Way

9. Spoken (Part 3)

10. Outro

11. Judge

12. Captured From The Old Life

 

 

 

VOTO

9/10

 

"The Journey Of The Mind"

Pubblicata il 25 Dicembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati