SPEED KILLS - Self titled album (Steel on Fire - Metal Webzine)

SPEED KILLS

COPERTINA

"SPEED KILLS"

A cura di Cris Walls

L’immagine della copertina dell’album mi ha fatto pensare subito al video di “Fuel” dei Metallica. Era inevitabile chiederselo: sarà una sorta di pedissequo omaggio iconografico e musicale ai Four Horsemen del discusso periodo di “Load” e “Reload”? Niente di più sbagliato.


Semmai, restando nel campo degli interrogativi, la domanda giusta da porsi è un’altra: quante bands, attualmente, possono reggere il ritmo forsennato imposto dagli Speed Kills? Personalmente, non avendo la presunzione di conoscere l’intera scena, mi limito a ricercare la risposta nel novero dei gruppi più noti. E non mi vengono in mente che gli Overkill. Se fosse per me, avendone realmente le possibilità, organizzerei un concerto con Madball, Suicidal Tendencies e questi ragazzi fiorentini, per vedere le facce di Mike Muir e Freddie Cricien dinnanzi all’idrofoba ”velocità assassina” dei nostri. Gli Speed Kills sono una centrale elettrica antropomorfa, tanto che sarebbe opportuno misurare in megawatt, e non in decibel, la potenza della loro musica.


Infatti, l’omonimo debut album è un concentrato tiratissimo di thrash a “tutto tondo” che si interseca con la rabbia tipica dell’hardcore newyorkese, veicolata costantemente al doppio di bpm del metronomo. Uno dei tratti caratteristici degli Speed Kills è di certo la voce al vetriolo di Andrea Sacchetti, abilissimo nell’uso del microfono come se fosse una fionda con la quale scagliare anatemi di carta vetrata, senza mai tediare. La perforazione ritmica è affidata agli ottimi Gabriele De Feo alla batteria, che nelle mani stringe due ak-47 ben oliati, e David Cantina al basso, infaticabile nei suoi infiniti giri vorticosi. La spietata ascia e’ quella di Niccolò Talenti, il cui cognome si dimostra un segno del destino.


L’iniziale trittico di canzoni non si dimentica facilmente: l’icastica “Devastation” (con una doppia cassa da infarto ed un benedetto assolo di chitarra old school style), la belligerante “Gothic line” (dal coro martellante) e l’anthemica “We suck” con tanto di “vaffa..” in italiano (capacissima di reggere il confronto con l’irriverenza “made in USA” di un tale Bob “Blitz”,eh,eh) rappresentano un assalto militare in piena regola, attraverso un percorso di figure ritmiche e riff talmente serrati che pure un moscerino faticherebbe a passarci in mezzo. Nelle successive “Angor animi” (titolo che farà la gioia dei neuropsichiatri) e “Beerseker”, c’è tutto un compendio storico del thrash che passa dagli Slayer per giungere sino agli Anthrax. Il principio di torcicollo però mi è stato causato da “Wolfman”, che ci riserva un ritornello incontenibile, scritto per incitare all’headbanging più selvaggio! L’accenno al “mosh” di “Bombs over Dresda” e “Land of the dead”, con i loro bridge e cori dignitosi ma ordinari, costituisce l’unica concessione scolastica del disco. Nulla di grave, giacché non si tratta di un passaggio a vuoto, bensì del normale accompagnamento verso la trebbiatura sonora di “Curse of the swamp tank” che sembra uscita direttamente da “Repentless” e corredata da un immancabile urlo alla Tom Araya. Le percosse proseguono per mano della nervosissima “L.A. fuckers”, con le sue scatenate invettive da tumultuoso corteo di protesta. Ma gli Speed Kills ci sanno fare sul serio e sfoderano l’astuzia dei veterani, piazzando come penultimo fulmine del disco un altro gioiellino: “We brake for nobody” il quale, se devo dirla tutta, è anche il mio pezzo preferito del lotto, poiché mi ha scaricato addosso l’attitudine malsana dei Cro-Mags di “Age of quarrel”! Allora, provo a curare il torcicollo di cui sopra, degenerato ormai in cervicalgia, con “Gates of Ishtar”, il brano posto a commiato del lavoro e nel quale compare in veste di ospite, nientemeno che Steve Sylvester, cerimoniere oscuro di questa paginetta di heavy rock contaminato, irriverente e dalle maligne armonie vocali. Il risultato complessivo lascia una sensazione di piacevole sconquasso abbinata ad un’ energica iniezione di propellente.


Dopo una gavetta protrattasi per otto lunghi anni, trascorsi a districarsi tra le “obbligate” e formative peripezie, pane quotidiano per i gruppi underground, finalmente gli Speed Kills ce l’hanno fatta e possono incominciare la loro scalata, rigorosamente senza limiti di velocità e con la consapevolezza di possedere dei mezzi fuori dal comune, testimoniati inequivocabilmente da questo loro scoppiettante e convincente disco d’esordio.



TRACKLIST

1. Devastation

2. Gothic line

3. We suck

4. Angor animi

5. Beerserker

6. Wolfman

7. Bombs over Dresda

8. Land of the dead

9. Curse of the swamp tank

10. LA fuckers

11. We brake for nobody

12. Gates of Ishtar




VOTO

8/10


BAND

"Gothic Line"

Pubblicata il 23 Marzo 2019

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