SIKSIDED - ''Leave No Stone Unturned'' + Intervista

SIKSIDED

"LEAVE NO STONE UNTURNED"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

La band dei Siksided nasce nel 2010 con base a Trieste, ma con membri che arrivano anche dai territori di Udine e Gorizia. La proposta del gruppo si basa su di un Alternative Metal che strizza l’occhio alla scena Rock/Heavy anni ’90, con l’aggiunta di qualche vena Prog. Lo zoccolo duro della band è formato da Delano e Jeff alle chitarre e Paolo alla batteria, mentre nel 2016, dopo la pubblicazione della prima demo, Wolly ha sostituito Garfy al basso e alla voce Sebastiano è stato sostituito da Alessandro. L’album di debutto della band, pubblicato all’inizio di quest’anno, si intitola “Leave No Stone Unturned”, registrato ai Perseverance Recording Studios di Trieste e masterizzato presso i Fear Studios di Ravenna.

 

Disposable Livings” – Chitarra distorta in apertura che spiana la strada, con il suo incedere molto schematico, ad uno strumentale completo non veloce e pesante. La voce di Alessandro entra in scena col suo timbro leggermente graffiato. Poco prima della metà un momento solo strumentale cambia un po’ le carte in tavola, modificando le ritmiche e creando uno stacco col resto del brano, quasi sperimentando. Ciò si ripeterà anche nella seconda parte del brano, quasi a cercare di renderlo “simmetrico”. Potente e melodico allo stesso tempo, con un finale enfatizzato dal doppio pedale della batteria.

Leaf” – Ritmica molto soft, al limite del jazz, basso e chitarra con un leggero riverbero. L’atmosfera è totalmente l’opposto rispetto al brano precedente. Anche il cantato entra in scena dolcemente, con fare molto radiofonico, prima di un momento strumentale di transizione di quiete. Tutti noi sappiamo cosa è anticipato dalla quiete, quindi potete immaginare cosa ci aspetta: niente di estremo, ovviamente, ma nel genere può essere considerata come una scarica di adrenalina. Bello sentire come il basso si ritagli un ruolo primario e non di semplice accompagnamento.

Fragments” – Volume bassissimo in apertura, con un lento crescendo, dove una chitarra si accompagna al basso e l’altra crea una melodia vagamente western. Quando si entra nel vivo, lo strumentale vive tra due periodi ben distinti che si alternano, uno più lento e calmo e uno ben più energico. La voce di Alessandro qui sembra una via di mezzo tra James Hetfield e Chad Kroeger dei Nickelback.

Meant To Be” – Inizio molto soft, poi il brano non perde il velo di malinconia che lo ricopre nemmeno quando la batteria si fa più pressante e aumentano un po’ i volumi. Qui è chiarissima l’influenza di un Rock tipico di fine ’90/inizio 2000, quando nelle radio commerciali si poteva sentire ancora un po’ di Rock serio. Nel finale la musica si appesantisce, il doppio pedale entra totalmente in scena e le corde seguono l’aumento dell’intensità. “Operazione nostalgia”, ma con un tocco di cattiveria Metal in più.

Charon” – A differenza dei brani precedenti, questo giro di boa si presenta con la sezione ritmica in primo piano: batteria da sola seguita successivamente dal basso in un ritmo quasi tribale. Il cantato cambia stile, iniziando a trascinarsi, quasi cantilenante. La parte centrale è caratterizzata da una chitarra che sviluppa un riff ipnotico, mentre il finale si “incazza” drasticamente, arrivando ad un cantato che sfiora il growl.

New Savior” – Riff di chitarra dinamico in apertura, con l’altra che si butta su note lunghe, il tutto su di una base ritmicadalle influenze vagamente jazzistiche. Durante l’ascolto è meglio prepararsi un attimo per godere a pieno della parte centrale, che aumenta drasticamente l’intensità generale. Pecca del brano la lunghezza eccessiva, che porta il brano a stancare l’ascoltatore.

Blatant Quiet” – L’introduzione più potente fino a questo momento, alla quale segue un brano di nuovo chiaramente ispirato alla musica di inizio millennio. A parte un paio di scelte stilistiche del cantato, il brano risuona abbastanza di già sentito, riscattandosi però nell’ultimo minuto e mezzo.

Desert” – Nuovo brano falsamente lento, nel quale le poche note trascinate dalle corde contrastano con una ritmica decisamente più briosa. Servono quasi 90 secondi per arrivare ad un punto d’incontro tra tutte le componenti. Brano ben confezionato, con un ottimo bridge prima del finale.

Defaced” – Chitarra sola in apertura, leggermente distorta e con un discreto riverbero. Poco dopo i due minuti di quella che sembra la classica ballad arriva un momento inaspettato, con la voce sussurrata e lo strumentale che segue, concedendosi poi una manciata di secondi di sfogo. Scelte stilistiche interessanti e una leggera dose di Prog in più. Buona chiusura.

 

L’album scorre abbastanza bene e si lascia ascoltare facilmente, nonostante alcuni momenti in cui bisogna prestare maggiore attenzione. La registrazione, per essere un album autoprodotto, risulta di buon livello e i volumi non presentano sfasature. L’unica pecca possiamo riscontrarla nella durata dei brani: certi, infatti, tendono ad essere troppo lunghi, sesta traccia in primis. Per il resto la band lascia trasparire delle potenzialità in parte ancora non sbocciate a pieno. Di sicuro un gran buon inizio.

 

 

 

TRACKLIST

1. Disposable Livings

2. Leaf

3. Fragments

4. Meant To Be

5. Charon

6. New Savior

7. Blatant Quiet

8. Desert

9. Defaced

 

 

 

VOTO

7/10

 

"Leaf"

IL TEAM INTERVISTA I SIKSIDED

risponde JEFF

 

Ciao Jeff, per cominciare ci presenti la band?

Ciao a tutti. Il progetto Siksided è formato da 5 persone. Paolo alla batteria, Sandro alla voce, Wolly al basso, Delano e Jeff alle chitarre. Ognuno ha i suoi gusti ma direi che l'Alternative Rock-Metal degli anni novanta è il nostro terreno comune.

 

Come mai vi siete gettati nel suonare il vostro genere? Qual è il messaggio che volete trasmettere?

Suoniamo questo genere perché ci dà la possibilità di sperimentare a livello di arrangiamento. Cerchiamo di introdurre melodie molto semplici in strutture complesse che cambiano e si evolvono ma lasciando che alcune cose rimangano sempre uguali. Direi che il nostro messaggio è proprio questo. Non esiste niente di definito e ciò che sembra semplice è in realtà complesso e stratificato.

 

Quali sono le vostre principali influenze?

Siamo chiaramente debitori all'alternative rock americano degli anni novanta. Ma ognuno ci mette del suo: dal prog degli anni '70 al post-rock fino ad arrivare all'elettronica. Direi che se mettessimo insieme tutte le influenze arriveremmo a coprire buona parte dello scibile musicale degli ultimi 60 anni.

 

Quali argomenti trattano i vostri testi? A cosa vi ispirate per scriverli?

Sandro, che scrive tutti i testi, si è concentrato sui conflitti interiori per questo disco. Le idee e i concetti trattati nelle canzoni rispecchiano molto la natura claustrofobica e contorta delle composizioni musicali, ma se si leggono i testi (disponibili su richiesta alla nostra pagina FB ) troviamo molte aperture alla speranza e alla circolarità dell'esperienza umana.

 

Come nascono i vostri artwork?

La copertina del disco "Leave No Stone Unturned" è stata realizzata da Marco Florà, un artista di Teramo. Ci piacevano molto le sue opere e questa in particolare rispecchiava il mood che cercavamo. Non per niente si intitola "conflitto interiore".

 

Per quale motivo una persona si potrebbe avvicinare alla vostra musica e per quale motivo dovrebbe acquistare il vostro disco?

Credo che la nostra musica sia molto sincera. Non nascondiamo le nostre influenze e sappiamo di non creare niente di nuovo, né abbiamo la pretesa di farlo. Cerchiamo di concentrarci sul "come" invece che sul "cosa". Il nostro approccio è sempre libero e niente viene escluso a priori. Il disco ci è costato una certa fatica e speriamo piaccia..in ogni caso tutto quello che facciamo, lo facciamo per portare il maggior numero di persone ai nostri concerti.

 

Che consiglio dareste a una band che comincia a suonare? Quale invece ad una che si appresta ad incidere il primo album?

Siamo più propensi a ricevere consigli che a darne. In fondo anche noi, nonostante gli anni di gavetta e diversi progetti, ci sentiamo agli inizi. Per quanto riguarda la registrazione di un disco, l'unico consiglio che ci permettiamo di dare è di pianificare tutto nei minimi dettagli; dagli arrangiamenti al suono che si vuole ottenere. La cosa migliore è entrare in studio con le idee MOLTO chiare.

 

Cosa ne pensate della scena Rock/Metal italiana?

Pensiamo che in Italia non esista una scena rock/ metal, almeno non da un punto di vista commerciale. Questo non vuol dire non ci siano parecchie persone che si danno da fare; l'unione fa la forza ma soprattutto in ambito metal ci sono delle chiusure mentali che impediscono la condivisione di progetti che potrebbero essere interessanti. Da questo punto di vista i Siksided sono disponibili a suonare in qualsiasi contesto. Per noi i generi non contano.

 

Secondo voi qual è la giusta politica per poter dare risalto alle realtà italiane nella maniera più giusta possibile?

Come già detto sopra, ormai la musica è liquida e contaminata. L'unico modo per far nascere una scena è, almeno secondo noi, cercare di fare ogni cosa nel modo più professionale possibile senza badare a etichette e generi.

 

Quale lato dell'attività promozionale trovate più importante oggigiorno?

L'attività promozionale è importante in tutti gli aspetti. Per essere incisiva dev'essere coordinata e attuabile; meglio tenere i piedi per terra, concentrarsi su cose semplici e cercare idee nuove. Vale per la musica come per la promozione.

 

Cosa ne pensate del crowdfunding? Potrebbe diventare un nuovo metodo di sostentamento per una band?

Pensiamo sia un ottimo mezzo per sostenere le spese soprattutto a livello di registrazione. Quando si entra in studio, le ore che si erano pattuite per completare il disco cominciano a lievitare e diventa difficile sostenere le spese. Per quanto riguarda i Siksided, ci sono stati parecchi compromessi per non sforare con il budget. Qualche soldo in più avrebbe fatto comodo, anche se il risultato alla fine ci soddisfa.

 

Per concludere, volete lasciare un saluto per i vostri fans attuali e futuri?

Volevamo ringraziare la redazione di Steel on Fire – Metal Webzine e tutti gli amici che ci seguono da anni e vengono ai concerti. Speriamo di vederci più spesso ora che "Leave No Stone Unturned" è stato completato. Seguiteci sui social e venite ai concerti.

Pubblicata il 20 Marzo 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati