SHADE OF ECHOES - ''Shades of Light''

SHADE OF ECHOES

"SHADES OF LIGHT"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

La passione per il Metal nasce anche in zone nelle quali mancano le basi: ne sanno qualcosa gli Shade Of Echoes, giovane band nata a Bondeno, cittadina dell’Alto Ferrarese dove il Metal non è tra i generi musicali più amati, e nella sua piccola frazione Scortichino. La combo si forma nel Dicembre 2015 con l’intento di creare musica con una forte vena prog: il risultato è un Alternative Metal dalle tinte Progressive, musica diretta e complessa allo stesso tempo. Dopo un anno di rodaggio e di scrittura, nel Marzo del 2017 esce “Shades Of Light”, primo album completamente autoprodotto e registrato con i propri mezzi. La lineup è così composta: Sara Signorini (voce), Jacopo Nardini (chitarre), Alberto Gabrielli (basso) e Matteo De Santis (batteria).

 

Passiamo alla musica ed iniziamo con l’opener “Strive”: introduzione dolce di chitarra, la cui melodia poi si sviluppa appena entra in scena il resto dello strumentale. La batteria non si risparmia, il basso tesse il suo giro in maniera impeccabile nonostante la registrazione non lo riporti degnamente. A metà brano sembra di essere arrivati alla conclusione, ma l’illusione svanisce subito, grazie ad un nuovo breve periodo delicatissimo. Bello l’assolo di chitarra successivo, con la melodia che risalta nonostante la distorsione. Tutto da godere il finale, nel quale finalmente il basso giunge perfettamente udibile. Con la successiva “My Betrayer” ci ritroviamo subito incalzati dalla ritmica sostenuta, non tanto della batteria ma di chitarra e basso. La strofa ci regala una batteria dal tocco quasi swing a sostenere la voce calda di Sara. Questa leggerezza però è limitata alle strofe, perché il ritornello gode di un’introduzione strumentale energica e una melodia del cantato a tratti imprevedibile. Dopo un primo brano alla portata di tutti, questo si presenta sotto ben altre vesti, alzando l’asticella della complessità d’ascolto. “Disconnected” è la ballad, o almeno quella che più ci si avvicina all’interno del disco: introduzione dolce ma molto effettata, infatti la chitarra risuona in una specie di distorsione ovattata, mentre basso e batteria stendono un tappeto sonoro molto semplice. Il cantato è puramente melodico, in tema con lo stile del brano, che vede un po’ più di grinta solamente nel ritornello. Il bridge risuona molto atmosferico, un momento di calma prima del ritornello e del solo di chitarra che ci accompagna verso il finale del brano. Ora arriviamo a “Refractions” che, insieme al brano di chiusura, nasce da un sogno della singer Sara. L’introduzione cambia protagonista rispetto ai brani precedenti, dando al basso maggior visibiltà. La batteria alterna passaggi semplici a stacchi più elaborati, il basso è costante ed incessante e la chitarra svaria con melodia e accompagnamento. Il cantato si mantiene su note abbastanza alte, abbassandosi solo ad inizio strofa, e si dedica ad una melodia più elaborata di quanto fatto in precedenza. A metà brano arriva un momento di pace, tutto si quieta prima di lasciare spazio al momento strumentale, con un bel solo di chitarra supportato a meraviglia dal basso. Nel minuto finale aprite bene le orecchie e godrete del giro di basso. La quinta traccia è “H.A.N. (Hide After Nature)” e inizia con qualcosa che merita di essere scoperto in prima persona, senza anticipazioni. Il brano prende vita con un’energia che fin’ora non si poteva riscontrare: dinamico, veloce, batteria quasi sempre presente e corde impegnate in una sorta di doppia melodia, perché il basso non si limita al ritmo ma suona una sua melodia che spesso non segue quella principale della chitarra… Una specie di controcanto del mondo classico. “H.A.N.”, con i suoi quattro minuti appena sfiorati, è anche il brano più breve di questo album. La sesta traccia si intitola “Fall Of Agony” e, oltre ad essere il brano più lungo del CD, è assolutamente quello più vario ed imprevedibile: introduzione energica aperta da un veloce aumento di volume, per poi virare verso un momento Prog. Dopo un minuto tutto rallenta e si quieta, permettendo l’ingresso in scena del cantato. Assistiamo a continui cambi di ritmica, che pur essendo ben definiti non danno vita ad un brano disgiunto. Poco prima del quarto minuto troviamo la prima sorpresa: qualche secondo in stile funky, uno stacco ben fatto all’interno della prima parentesi strumentale. A cinque minuti e quaranta la canzone si interrompe, ma solo per dare spazio agli assoli. Un bel riff di basso apre a lunghe note di chitarra molto effettate, per poi passare nuovamente al funky e subito al latin jazz. Finita questa enclave molto fantasiosa e ad effetto si riparte come in principio, con il veloce aumento di volume. Pezzo davvero ben strutturato e che non stanca. Con “Reflections” si arriva alla conclusione del disco: la batteria parte subito cattiva, sovrastando però il resto dello strumentale. Il cantato entra in scena dolce e non a basse tonalità, in un momento di calma. Anche se non ai livelli del sesto brano, anche qui possiamo distinguere diversi momenti all’interno della canzone, alcuni dalla fortissima influenza Prog.

 

Shades Of Light”, in quanto opera prima completamente autoprodotta, riserva qualche pecca nella registrazione, cosa che non stupisce affatto, ma si possono percepire gli sforzi della band per rendere al meglio le sonorità. Detto ciò, bisogna ammettere che la band sa come far suonare gli strumenti e che sicuramente i membri non difettano di inventiva. La voce calda della cantante ben si sposa con i brani completando il cerchio. Questo album è davvero un buon lavoro, sperando che la band possa confermarsi in futuro.

 

 

 

VOTO

8,5/10

 

Pubblicata il 01 Agosto 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati