SCELETUS - ''Sceletus Mundus''

SCELETUS

"SCELETUS MUNDUS"

A cura di Igor Gazza,

revisione di Giulia Fordiani

Sceletus è il nome altisonante di una band Death Metal varesina che nasce nel 2014 da un'idea di Iovannis (chitarra - Necroflesh, Midryasi, Red Costellation, Figli Di Nessuno, Malanova) e Maximus (voce/basso - Necroflesh, Red Costellation, Malanova). Il suono si può definire "primordiale", estremamente truce e sanguigno, cantato integralmente in madrelingua, e per questo il sottoscritto è rimasto felicemente sorpreso del risultato finale ed ansioso di esporre le proprie impressioni al popolo leggente. Andiamo per ordine, analizzando capitolo per capitolo l'opera “Sceletus Mundus”:

 

Phobos” - La paura; si inizia forte, ritmo cadenzato ma non veloce. La batteria batte forte, il cantato è un growl maligno ed inquietante che a tratti diventa uno scream a doppia voce. A circa 2:40 minuti un assolo di chitarra distortissima prende il sopravvento su tutto come una bomba nucleare, l'idea dello "spaventa uomini" espresso in questo pezzo mi affascina...

Deimos” - Il Terrore; il brano inizia con una narrazione, un pelo più corposa questa traccia, nella quale si sentono le corde del basso che, quando vengono toccate, fanno vibrare la pelle. Le voci sono gravide di ansia ed astio, il sound è potente, siamo di fronte alla così detta "mazzata sui denti". Il brano comunque è un monolite di selvaggio Death Metal e se non fosse per l'inizio e la fine risulterebbe comunque un po’ monotono.

Celestius Ares” - La guerra; qui si sente già il cambio di passo rispetto al primo pezzo, il ritornello è sputato nelle orecchie dell'ascoltatore con odio, i suoni sono caustici, la chitarra è energica mentre il basso riempie gli spazi. Non ci sono tastiere e si sente, infatti il sound è bello "truculento". A due minuti circa un bell'assolo di chitarra incorpora tutta l'enfasi di un pezzo intenso come questo.

Nullus” - Strategia astuzia; si parte veloce, il piede piantato sull'acceleratore, questo brano narra dell'astuzia di Ulisse nella terra dei ciclopi. Questa traccia dura poco più di tre minuti ed è come una fiammata, un lampo rimane nella testa dell'ascoltatore lasciando uno strascico d’intensità e furore.

Dividit Et Impera” - i mezzi per dividere e controllare; la traccia è lunga (circa sei minuti e trenta secondi), il suo lento incedere è quasi inquietante. Sotto si sente il grande lavoro svolto dal drummer, la chitarra è quasi raspante, la voce sembra "strappata" dalle corde vocali del cantante. A circa metà pezzo abbiamo una consistente accelerata del ritmo, il basso diventa udibile in modo chiaro, il brano poi si evolve diventando più fluido e meno barricato.

Fortis Fortuna Adiuvat” - disciplina samurai, impetuosità; chitarra, basso e batteria in sequenza, bello il ritornello, il pezzo diventa quasi melodico, ogni volta che viene cantato il titolo è come un cazzotto in pieno volto, risultando di sicuro impatto. Rabbia e determinazione sono condensati in questo capitolo che al minuto 3:40 si esibisce in buon assolo di chitarra che perdura fino al termine del brano, ma che ahimè diventa quasi ronzante e un po' ne rovina l'atmosfera.

Lapis” - tribale genetica; questo è il brano più lungo (poco più di 7 minuti), l'inizio è molto tribale: immagino il consiglio di guerra di una tribù indigena davanti ad un fuoco scoppiettante, poi a scoppiettare sono le chitarre e la batteria che sono cariche a bomba. Astiosa e quasi morbosa la canzone è forse quella che mi ha colpito di più, in quanto molto strutturata e decisamente varia. Mi piace come aggredisce l'ascoltatore: intensa e letale ma anche molto sincera...

Alveus” - costituzione alveare umana; qui l'apertura è in perfetto stile Death Metal con andamento rimbalzante ed incalzante, per nulla scontata e mai banale.Una buona "cazzuta" fine per un'opera pulita ed onesta, coronata dalla citazione sul finale: "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" di Antoine-Laurent de Lavoisier, postulato fondamentale della teoria della conservazione della massa… in musica... così anche il "fisico" è contento.

 

Che dire, questo album è particolare. A tratti entusiasmante e potente, a tratti macchinoso e scontato ma nel complesso positivo sia per quanto riguarda l'abilità tecnica dei due artefici del progetto sia per la produzione che si esprime sempre al meglio nonostante si vorrebbe mantenere un sound molto grezzo e "primordiale". Il cantato in italiano poi è un valore aggiunto che esprime la voglia della band di farsi capire, comprendere ed apprezzare da un pubblico molto esigente come quello italico. Senza tenere conto delle tematiche affrontate, sulle quali bisognerebbe fare una recensione a parte. Sceletus, secondo me ci siete riusciti in pieno!

 

 

 

TRACKLIST

1. Phobos

2. Deimos

3. Celestius Ares

4. Nullus

5. Dividit Et Impera

6. Fortis Fortuna Adiuvat

7. Lapis

8. Alveus

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

"Celestius Ares"

Pubblicata il 1 Marzo 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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