RUXT - ''Running Out Of Time'' + intervista

RUXT

"RUNNING OUT OF TIME"

A cura di Andrea Veronesi,

revisione di Giulia Fordiani

Seguendo il consiglio del titolo, facciamo un salto indietro nel tempo e fermiamoci ad un paio di anni fa, quando abbiamo avuto il piacere di recensire il debut "Behind The Masquerade" dei Ruxt. La band, nata nel 2016, vede alla voce Matt Bernardi (Purplesnake), alle chitarre Stefano Galleano e Andrea Raffaele (Snake, Rockit), al basso Steve Vawamas (Athlantis, Mastercastle, Odyssea, Bellathrix) e alla batteria Alessio Spallarossa (Sadist).

 

Visto l'ottimo album d'esordio, che già si era conquistato di diritto un posto nella colonna porta cd insieme ai grandi classici del Hard Rock, i nostri hanno deciso saggiamente che squadra che vince non si cambia, per cui oltre a mantenere la stessa lineup , tornano ad un anno di distanza con questo secondo lavoro dal titolo "Running Out Of Time", prodotto sempre da Diamonds Prod, registrato e mixato da Pier Gonnella e Steve Vawamas.

 

L'apertura è affidata alla title track "Running Out Of Time", introdotta dall'incalzare delle lancette degli orologi che scandiscono il passato, il presente e il futuro della vostra vita. Gli ingredienti sono gli stessi che hanno reso vincente il lavoro precedente... Mid tempo ben cadenzato caratterizzato da una sezione ritmica precisa e presente, riff efficaci e il timbro graffiante ed inconfondibile di Bernardi a rendere il tutto più ruvido e personale, degno di nota anche il pregevole assolo di chitarra.

La successiva "Legacy", prosegue sugli stessi binari ed è proprio questo uno degli aspetti distintivi di questa band, una sensazione di linearità nella loro proposta musicale che evidenzia un senso di compattezza sonora e di coesione, come se i brani fossero composti pensando anche alla dimensione live. Il testo parla della decadenza dei valori della nostra società e della conseguente incapacità dell'individuo di discernere tra giusto e sbagliato.

Passiamo oltre con l'evocativa "In The Name Of Freedom", un low time che parla dei nativi americani e dell'arrivo dell'uomo bianco, un grido di libertà di chi imbracciando arco e frecce ha lottato fino alla fine per la sua libertà e per quella del suo popolo. Un brano di sette minuti, denso di phatos, reso magnificamente dall'interpretazione di Bernardi.

Eccoci arrivati ad "Everytime Everywhere", dalla quale è tratto un video ufficiale, un altro brano diretto con ritornello fatto per essere cantato in coro dal vivo, impreziosito dalla consueta perizia tecnica di tutto il quintetto capace veramente di portare alla mente i fasti dell'Hard Rock d'alta scuola, ma con un occhio ben aperto sul presente.

Continuando a correre dentro e fuori dal tempo, giungiamo all'interessantissima "Scars", che brilla di luce propria già dal bel riff di chitarra introduttivo: il classico giro che avreste voluto scrivere voi... Sicuramente uno dei brani più rappresentativi di questo album, un ottimo biglietto da visita anche oltre i nostri confini.

Non abbiate paura del buio: fateci un salto dentro con "Leap In The Dark"! In questo caso l'ignoto e l'oscurità non sono ovviamente da intendersi nel senso letterario del termine, ma si tratta della paura che accompagna il futuro e le scelte che facciamo per cercare di cambiare la nostra vita, con l'eterna insicurezza del non sapere come va a finire. Il brano, spinto dalla batteria martellante di Alessio Spallarossa, risulta quadrato ed efficace, ancora una volta un magnifico assolo di chitarra nella parte centrale ci rallaccia al tema d'apertura, finale in crescendo per un altro pezzo degno di nota: ottimo lavoro.

La cadenzata "Let Me Out", fa capolino potente con il suo incedere cadenzato scandito da granitici riff di chitarra che continuano a caratterizzare l’intera release dei Ruxt: non è un caso che Galleano metta la sua firma sotto tutti i pezzi.

Un altro episodio introspettivo e intimistico con la ballad “My Star”, una canzone d’amore ottimamente interpretata dove spicca la profonda linea di basso imbastita da Steve Vawamas impreziosita dall’atmosfera vagamente elettronica, generata dall’uso delle tastiere, Bernardi è sempre a suo agio e costituisce un valore aggiunto all’intera composizione.

Con “Queen Of The World”, ci avviciniamo alla chiusura dell’album, tornando su territori tipicamente “eighties”, tanto cari ai giovani quarantenni come me! Il brano in questione risulta molto articolato e per certi versi potrebbe ricordare qualche composizione di Dio, almeno fino alla parte centrale, dove un piccolo stacco con assolo di chitarra ci porta al finale del pezzo esaltato, ancora una volta, dall’ottima sezione ritmica.

Arriviamo al gran finale, affidato alla ballad “Heaven Or Hell”, che di fatto è un’altra hit di questo lavoro. Fino a metà del brano la voce calda ma sempre “sporca” quanto basta di Matt Bernardi è accompagnata solamente da pianoforte e tastiere: una scelta sicuramente vincente, perché viene esaltata l’interpretazione di un singer veramente unico nel suo genere nel nostro paese, poi il brano esplode in un crescendo dove tutti i musicisti spingono al massimo: un brano assolutamente imperdibile per chi ama queste sonorità.

 

Generalmente dopo un ottimo esordio discografico, il secondo album è sempre un’arma a doppio taglio perché le aspettative di chi ascolta rimangono alte, perché non è semplice ottenere la stessa sintonia in un gruppo di persone che vengono comunque da esperienze diverse e non è neanche facile mantenere viva la stessa vena compositiva, oltre al fatto che i musicisti stessi in genere, pretendono sempre qualcosa di più da loro stessi, rischiando di perdere quell’immediatezza che spesso diventa il trademark di determinati generi.

 

Credo che i Ruxt siano proprio riusciti in questo, non aspettativi nulla di innovativo, qui non si vuole inventare un genere, ma questo era ben chiaro già da “Behind The Masquerade”. Qui parliamo di un band di cinque ragazzi che hanno un amore incondizionato per quell’Hard Rock tinto a tratti di Heavy Metal classico che nasce alla fine degli anni settanta e che imperverserà fino quasi alla fine della decade successiva. Non aspettatevi però neanche un tributo sterile di un' epoca. Qui i ci sono passione, classe e personalità da vendere, oltre che alla stessa impressione già suscitata con il lavoro precedente: quella compattezza ritmica e sonora che faranno rendere al massimo questi brani dal vivo.

 

Running Out Of Time” è un viaggio nel tempo del singolo individuo, ma anche dell’umanità per via dei temi trattati, ma si può intendere anche come “corsa fuori dal tempo” dal punto di vista musicale, visto che i Ruxt hanno la capacità di riportare in vita un genere del passato, ma con uno stile compositivo e sonorità sempre fresche ed attuali.

 

 

 

TRACKLIST

1. Running Out Of Time

2. Legacy

3. In The Name Of Freedom

4. Everytime Everywhere

5. Scars

6. Leap In The Dark

7. Let Me Out

8. My Star

9. Queen Of The World

10. Heaven Or Hell

 

 

 

VOTO

8/10

 

"Heaven Or Hell"

IL TEAM INTERVISTA I RUXT

risponde Stefano Galleano

 

Ciao Stefano, per cominciare ci presenti la band?

Ciao e grazie per l’opportunità’ che mi date di parlare dei RUXT. I RUXT si formano agli inizi del 2016 da una mia idea condivisa con il bassista Steve VAWAMAS. La voglia di rispolverare vecchie sonorità’ ormai dimenticate in un cassetto e la voglia di riproporre un hard rock classico anni 80 sono stati gli elementi scatenanti del nuovo progetto. Per poter dare vita a tutto questo avevo pero’ bisogno di elementi che potessero interpretare quel particolare genere nel migliore dei modi . Ho avuto la fortuna di incontrare Matt Bernardi ad una serata dei Purplesnake dove lui cantava e dopo averlo ascoltato ho capito che Matt poteva essere la giusta scelta. Gli ho proposto il progetto e fatto ascoltare dei brani che nel frattempo avevo registrato con Steve. Lui è rimasto colpito dai brani ed ha così deciso ed accettato di far parte di questa nuova avventura. La lineup si completa poi con Andrea ‘Raffo’ Raffaele alla chitarra ritmica e dapprima Alessio Spallarossa alla batteria recentemente sostituito da Ale ‘ATTILA’ Fanelli. Abbiamo pubblicato due album: “Behind the masquerade” nel 2016 e “Running out of time” nel 2017 che sono stati ben accolti dalla critica in generale.

 

Come mai vi siete gettati nel suonare il vostro genere? Qual'è il messaggio che volete trasmettere?

Ho parzialmente risposto prima. Il nostro genere perché sono cresciuto negli anni 80 e sono rimasto impregnato di quelle sonorità, di quel periodo storico musicalmente pazzesco, di quel modo di fare musica. Gli anni duemila hanno a mio avviso perduto molto di quegli anni e ho cosi deciso di ricominciare un percorso che avevo in sospeso da tempo. Trovate le persone giuste il resto è abbastanza semplice... Viene tutto molto semplice se ci si intende bene.

 

Quali sono le vostre principali influenze?

Ascolta la nostra musica e puoi capire che dentro c’è di tutto. Le recensioni richiamano spesso gli Whitesnake, Dio e Jorn perché la nostra voce forse richiama un po’ quei cantanti ma dentro la nostra musica c’è dell’altro. Ci sono contaminazioni britanniche (Saxon, Def Leppard) ma anche tedesche (Victory). Ci puoi sentire un po’ di Gotthard ma anche Shakra, e poi ancora Judas, Bonfire ecc ecc.

 

Quali argomenti trattano i vostri testi? A cosa vi ispirate per scriverli?

L’argomento testi potrebbe prendere un’intera pagina. Puntiamo molto alla qualità del prodotto. E anche se non tutti si prendono la briga di ascoltare bene i testi e leggerli nel libretto del cd impieghiamo veramente molto tempo alla stesura e cura dei testi. Per farla molto semplice descriviamo la quotidianità nelle sue mille sfaccettature. Quello che può capitare ad ognuno di noi nel corso della propria vita noi lo descriviamo. Leggendo un nostro testo una persona può sicuramente ritrovarsi e comprendere il nostro punto di vista nella descrizione di una determinata tematica. Nel nostro ultimo lavoro abbiamo toccato vari argomenti quali l’incessante trascorrere del tempo che rende questa vita sempre più breve e frenetica e vissuta nella rincorsa quotidiana della lancetta che scorre... Non riusciamo a trattenere il tempo che come acqua scorre incessante e quel ticchettio costante dà il tempo ad ogni nostra mossa, scandisce ogni decisione... Il countdown ha avuto inizio e più si va avanti e più diventa incalzante. Abbiamo trattato l’argomento della morte, l’argomento storico del genocidio degli indiani d’America e insomma molto altro.

 

Come nascono i vostri artwork?

Rispecchiano sempre i testi e vogliono trasmettere attraverso le immagini quello che vogliamo esprimere nelle nostre canzoni. Le idee vengono poi condivise con Federico Di pane che è il nostro grafico e lui lavoro su queste nostre indicazioni.

 

Per quale motivo una persona si potrebbe avvicinare alla vostra musica e per quale motivo dovrebbe acquistare il vostro disco?

Intanto perchè è suonato e scritto con grande passione. E poi perché’ vogliamo ridare vita ad un genere fantastico che per certi versi e varie ragioni si è un po’ perso in particolare in Italia e dove negli ultimi 20 anni il power metal l’ha fatta da padrone. So che molte persone amano ancora quel genere.

 

Che consiglio dareste a una band che comincia a suonare? Quale invece ad una che si appresta ad incidere il primo album?

La band che inizia oggi probabilmente inizia a fare delle cover perchè è il periodo storico delle cover band. Non dico sia un male perchè studiare gli altri aiuta a capire e comprendere il perchè di certe stesure. Tuttavia penso che anche alle prime armi una band dovrebbe cercare di proporre le proprie idee ed incidere il proprio materiale. Incidere ed ascoltarsi alla nausea. Così si impara molto. Una band che deve incidere il primo album? In bocca al lupo. Il nostro consiglio è quello di cercare di mettere qualità nella realizzazione del disco. Qualità nel songwriting, qualitè nella registrazione, qualitè nei testi. Penso che alla lunga un prodotto ben curato e ben suonato abbia la meglio su tutto.

 

Cosa ne pensate della scena Rock/Metal italiana?

Ci sono migliaia di gruppi. Tutti molto bravi anche se spesso propongono sonorità molto lontane dal nostro stile. Tutte queste band sono tecnicamente molto preparate e sicuramente di un alto livello. Ogni gruppo e persona che esprime attraverso la propria musica i propri sentimenti, le proprie gioie o dolori gode del mio pieno rispetto. Nel nostro paese ci sono moltissimi musicisti preparati ma per una ragione che non ho mai capito non riescono ad eccellere, fatte pochissime eccezioni, a livello internazionale e restano un po’ intrappolati nelle maglie della nostra Italia. Non so se sia un problema di opportunità o semplicemente di fortuna.

 

Secondo voi qual è la giusta politica per poter dare risalto alle realtà italiane nella maniera più giusta possibile?

Io ero rimasto ancorato alle vecchie abitudini dove la casa discografica aiutava la band a promuoversi. Oggi è cambiato tutto. Purtroppo la band deve arrangiarsi da sola e non c’è una giusta politica. Bisogna capire che oggi la musica viene ascoltata in modo molto diverso che in passato. I ragazzi girano su YouTube o altre piattaforme e ascoltano musica random. Difficilmente trovi il ragazzo che compra il disco e con scrupolosa attenzione lo ascolta dall’inizio alla fine. Bisogna puntare su politiche di pubblicità sulle piattaforme utilizzate da tutti ossia Facebook, YouTube ecc ecc.

 

Quale lato dell'attività promozionale trovate più importante oggigiorno?

Sicuramente l’attività di pubblicità sulle piattaforme che ho indicato prima e l’attività live anche se su questo bisognerebbe aprire un altro capitolo. È difficile suonare live in giro per vari motivi non ultimo la mancanza di locali adeguati per proporre un certo tipo di musica.

 

Cosa ne pensate del crowdfunding? Potrebbe diventare un nuovo metodo di sostentamento per una band?

Sinceramente non saprei. La triste realtà è che ormai nel mondo della musica almeno ai nostri livelli girano pochissimi soldi. Pensare che le persone possano decidere volontariamente di sostenere un determinato tipo di progetto mi pare abbastanza difficile quando quelle stesse persone non comprano neppure più un cd. Un crowdfunding tra musicisti e quindi le band che inventano un sistema di “assicurazione mutua” potrebbe essere un’altra idea ma da studiare bene approfonditamente.

 

Per concludere, volete lasciare un saluto per i vostri fans attuali e futuri?

Ascoltate la nostra musica e guardatevi i nostri video. Siamo raggiungibili su Facebook digitando RUXT ROCK BAND. Abbiamo il nostro canale YouTube dove potete vedere i nostri video e abbiamo il nostro sito www.ruxt.it. Colgo l’occasione per rimarcare in questo progetto il supporto incondizionato della nostra casa discografica Diamonds Prod che non posso fare altro che ringraziare e l’immenso supporto tecnico di Pier Gonella con il suo Studio Music Art di Rapallo. I nostri lavori sono stati registrati da Pier Gonella e Steve Vawamas e successivamente mixati e masterizzati appunto agli Music Art di Rapallo. E il progetto non potrebbe esistere senza Matt Bernardi, Steve Vawamas, Andrea Raffaele e Ale Attila Fanelli. Un grazie immenso. Mi raccomando seguiteci. In un prossimo futuro saranno rivelate nuove informazioni sui nostri progetti futuri che grazie a Dio non scarseggiano. Rock & Roll!

Pubblicata il 27 Marzo 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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