RUXT

RUXT

"BEHIND THE MASQUERADE"

A cura di Andrea Veronesi

Ancora una volta l'italianissima Diamond Prod, si rivela attenta nel promuovere il rock duro di qualità del nostro paese, assestando un bel colpo con i nostrani Ruxt. La band nasce nel 2016 e vede alla voce Matt Bernardi (Purplesnake), alle chitarre Stefano Galleano e Andrea Raffaele (Snake, Rock.it), al basso Steve Vawamas (Athlantis, Mastercastle) ed infine dietro le pelli Alessio Spallarossa (Sadist). A dicembre dello stesso anno il loro debutto discografico: “Behind the Masquerade” Osservando la copertina dell’album, il logo futurista e sofisticato della band, l'uomo con la maschera ritratto seduto, mentre dietro si staglia minacciosa una città in preda all'apocalisse, mi sono chiesto quale sarebbe stata la proposta musicale dei Ruxt.... forse power classico, sinfonico, forse prog... niente di tutto questo!

 

Una volta infilate le cuffie, ed accesi i motori, parte l’intro: una voce irreale forse giunta dalla stessa città distrutta ritratta nell'artwork o forse dalla nostra stessa immagine riflessa nello specchio ci prepara al primo pezzo “Scare my Demons”: inizia con un arpeggio che ben presto lascia spazio a un riff di chitarra che chiarisce subito le intenzioni dei nostri, un hard rock di gran classe, magistralmente trascinato dalla voce graffiante ed aggressiva di Matt Bernardi e scandito dai mid tempo di Alessio Spallarossa, che di fatto saranno il tratto distintivo dell’intero disco. Le cupe tematiche del lavoro andranno a scandagliare le paure e i demoni della nostra anima, tentando di esorcizzarli in una costante ricerca di libertà dell’individuo. Si prosegue con la potente “Soul Keeper”: se da un lato la proposta va a pescare a piene mani dal passato, le sonorità sono comunque attuali ed offrono all’ascoltatore l’impressione di trovarsi di fronte ai grandi del genere. La successiva “Spirit Road” prosegue sugli stessi binari, dandoci subito l’idea di trovarci di fronte ad una produzione lineare, di alto livello. In questo pezzo emerge il basso, capace di costruire trame efficaci, grazie anche alla scelta dei suoni e di uno stile compositivo cari ai primissimi anni ’80. Ed eccoci a una delle hit: “Forever Be”, classica ballad accompagnata da una ritmica minimale sorretta da basso e chitarra, sulla quale Matt sfoggia tutte le sue capacità interpretative , con un cantato più caldo e pulito. Sul finale il pezzo esplode in un potente crescendo che pare uscito da un album dei Pink Floyd. La successiva “Where Eagles Fly” costituisce la traccia più lunga dell’intero lavoro, in essa emerge una chiara influenza progressive che aggiunge una nuova sfumatura al sound dei Ruxt. Eccoci giunti al giro di boa con “Lead Your Destiny” si spinge un po’ sull’acceleratore e il risultato è ottimo, grazie a una sezione ritmica degna di nota, agli assoli della chitarra e alla precisa prestazione vocale. I nostri danno vita a un pezzo sicuramente spettacolare in sede live, esperimenti come questi saranno sicuramente da ripetere all’interno delle loro future produzioni. L’acustica “A New Tomorrow”, ci culla con la sua melodia e Matt Bernardi, ancora una volta protagonista, dimostra la propria versatilità alternando la sua timbrica sporca ed aggressiva nei brani più hard a quella più dolce e pulita in quelli più lenti e melodici. Torniamo all’attacco con “Daisy”, altra splendida song con un ritornello fatto per essere cantato in coro durante i concerti, ottima prova dei chitarristi mai eccessivi ma sempre efficaci, il giro di chitarra portante è di quelli che non ci si dimentica. Ma non c’è tempo da perdere, “Life” lascia spazio al tema della guerra, con un testo molto introspettivo. Verso la metà del brano spicca una parte strumentale molto elegante che fa da preludio al finale. Passiamo oltre con “Beetween the Lies”, dove ancora le capacità compositive del quintetto riescono ad imbastire un'altra track al vetriolo che ci prepara alla sognante “Forgive Me”, dove il protagonista paga per gli errori fatti in passato, la narrazione sofferente all’inizio, si trasformerà in urlo di dolore crescente che aumenta con l’incedere della musica, bellissima la parte strumentale ed il finale con la chitarra solista sugli scudi. La trascinante “Madness of Man” sintetizza l’attitudine hard rock dell’intero lavoro e ci prepara alla chiusura affidata alla non casuale cover dei Deep PurpleSoldier of Fortune”, cantata egregiamente.

 

Esordio elettrizzante, questo “Behind the Masquerade”, un album di hard rock tecnicamente ineccepibile ma suonato anche con un gran cuore, con la stessa passione per questo genere che muove le giovani band a sudare sui propri strumenti in sala prove per anni, un energia difficile da ricreare quando si tratta di musicisti professionisti. La produzione è ottima e i presupposti non sembrano quelli di un progetto parallelo fine a se stesso, gli ingredienti sono tutti al loro posto: riff spettacolari, sezione ritmica potente e precisa e un ottimo cantante…. Ascoltare lavori di questo livello ci deve rendere orgogliosi della scena tricolore. Nella vostra colonna porta cd, in quello spazio vuoto tra Whitesnake, Rainbow e Deep Purple, infilateci questo nuovo classico dei Ruxt.

 

 

 

 

VOTO

8/10

 

Pubblicata il 7 Febbraio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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