ROSSOMETILE

ROSSOMETILE

"ALCHEMICA"

A cura di Robin Bagnolati

Oggi mettiamo sotto la lente d’ingrandimento di STEEL on FIRE un album di una band attiva dal 1996. Nati a Salerno da un’idea del chitarrista Rosario Runes Reina e del batterista Rino Balletta, i Rossometile pubblicano due demotape dal 1997 al 2000 cantati in inglese, per poi iniziare a comporre veri e propri album in italiano. Dopo tre album dalle influenze più diverse, a fine 2015 vede la luce il loro quarto full-lenght “Alchemica”, un disco Rock con forti influenze Gothic e Metal, che si presenta a noi con un artwork tanto semplice quanto elegante, basato su una specie di duello tra il rosso e il nero per prendere la supremazia della scena. La lineup che ha creato questo lavoro è composta da Marialisa Pergolesi (voce), Rino Balletta (batteria), Rosario Runes Reina (chitarra) e Pasquale Murino (basso).

 

Ma ora passiamo ad esaminare il disco, che inizia con la breve intro “Solve”, nient’altro che un accordo di pochi secondi in crescendo. Passiamo direttamente ad “Amore Nero”, che ci accoglie con un piacevolissimo connubio tra classica e ritmiche metal. La voce di Marialisa entra in scena e avvolge con la sua voce calda e il suo vibrato. La metrica del brano non è nulla di trascendentale, ma attira grazie anche all’accoppiata con un’orchestrazione totalmente classica. La terza traccia è “La Fenice”, per la quale è stato girato un video “on the road”: intro oscuro e ritmato, che si calma all’ingressi in scena del cantato, a tratti lirico, della frontwoman. Il brano riesce a risultare trascinante e con un testo assolutamente non banale, con quelle che probabilmente risultano essere le ritmiche più metal del disco. “Il Lato Oscuro” inizia con una melodia molto dolce che ricorda vagamente il suono di un hang drum, per poi continuare come una vera ballad metal, con una possente (per il genere) parte musicale. Il ritornello ci consegna la bella scala di Marialisa, un continuo salire di con le note per poi scendere di colpo. A fine brano torna il cantato lirico con una frase in inglese che richiama il titolo, ripetuta alcune volte. La quinta traccia è “Le Ali Del Falco”, brano dall’introduzione che riporta la mente a paesaggi andini. Il brano regala una gran serenità a chi ascolta e anche i piccoli assoli di chitarra risultano molto d’atmosfera, grazie anche al leggero riverbero. Questa canzone potrebbe tranquillamente essere trasmessa anche da radio che non trattano Rock e Metal. Passiamo a “Pandora” e torniamo a sonorità più sinfoniche e a ritmiche decisamente più aggressive. La particolarità di questo brano risiede nella doppia voce, espediente fin’ora non ancora utilizzato, a tratti all’unisono e in altri con un botta e risposta: questo espediente dona molto più dinamismo al brano. Per la prima volta riusciamo a percepire distintamente il basso, fin’ora un po’ in ombra, che risulta anche protagonista in certi momenti. Segue “Presenze”: ci accolgono un suono elettronico e delle tastiere, prima di dare sfogo ad una melodia di accompagnamento lenta e ariosa. In questo lento viene riproposto, anche se in quantità molto minore, la doppia voce. Bello il solo di chitarra prima del finale di un brano che sembra essere particolarmente sentito dalla band, per l’interpretazione di Marialisa e la concretezza della parte strumentale. Con “Candore” arriviamo a metà album e l’atmosfera si presenta più leggera, quasi gioiosa, grazie alla melodia. Il cantato fa pensare alla cantante che canta col sorriso fino al ritornello, dove il tono cambia insieme all’atmosfera generale, che tende ad incupirsi gradualmente. Anche qui gli interventi sinfonici non mancano, anche se a tratti molto elettronici. La seconda parte del disco inizia con un brano diviso in due parti: “Nel Solstizio d’Inverno parte 1” e “Nel Solstizio d’Inverno parte 2”. La prima parte ci accoglie con un’atmosfera puramente gothic, quasi utilizzabile come colonna sonora per un film di vampiri. La parte vocale è interamente incentrata sul registro lirico. La seconda parte invece perde un po’ di oscurità, mantenendo comunque l’idea gothic. La cantante mantiene il registro lirico, sorretta da una ritmica basso-batteria veramente essenziale, un minimo indispensabile che tiene in piedi il brano nel migliore dei modi. Il solo di chitarra risuona con chiare influenze prog, prima di un finale che riprende quanto fatto nei minuti precedenti. Undicesima canzone, “Guerriero Senza Re”: le prime note ricordano quasi l’inizio del Can Can dal “Orfeo all’Inferno” di Offenbach, ma non lasciatevi trarre in inganno, perché l’atmosfera ritorna subito più cupa. Il cantato torna al pulito normale delle prime canzoni mentre le armonie in sottofondo sorreggono il brano durante le strofe. Questo brano è un continuo susseguirsi di momenti dolci e altri momenti più energici; il finale è tronco, ma la ripetizione gli conferisce un senso. “Viaggio Astrale” inizia con una botta di vera e propria energia e una melodia elettronica delle tastiere, per poi calmarsi nella strofa. Ritorna la doppia voce a tratti, mentre si susseguono e si fondono elementi quasi pop alla chitarra dalla timbrica assolutamente metal, che ci regala quello che finora può essere considerato il miglior solo di chitarra del disco. La tredicesima canzone è la title track “Alchemica”, che inizia con l’ormai classica intro carica per poi calmarsi di colpo. La calma però resta per poco tempo e la ritmica si sposta in un ambito di vero e proprio metal, senza mezze misure, rendendo la canzone trascinante fino all’ultima nota, rubando anche qualche momento di headbanging. “Ripetizione” è la quattordicesima canzone: la chitarra si “sdoppia” e una parte melodica simil acustica si somma alla parte ritmica, supportata dal basso. Questa ballad ci riporta in atmosfere calme e rende questo brano fruibile anche da chi proprio non apprezza il nostro amato metal. Una brevissima interruzione divide in due il brano, portando un po’ di aggressività nella seconda parte, anche nella voce di Marialisa che, per pochi istanti, lascia la pulizia della voce per far uscire un po’ di graffiato dovuto alla grinta del momento. “Terrenica” (sì, avete letto bene, non è un errore) è il penultimo brano, che mantiene l’atmosfera tranquilla della canzone precedente, portandola però a livelli quasi riflessivi, portando la mente di chi ascolta a viaggiare e vedere luoghi mai visti prima anche quando le sonorità si appesantiscono. Il finale, invece, è quasi spaziale: ascoltandolo capirete cosa intendo. Siamo giunti alla fine con l’ultima canzone dal titolo un po’ sanguigno: “Coagula”. La tastiera iniziale intona una tetra melodia, note lente in sottofondo e un coro rendono l’atmosfera ancora più lugubre: questo brano sarebbe una perfetta colonna sonora per un horror di tensione in costume. “Coagula” è solo strumentale e si conclude come è iniziato, con la tastiera che rallenta fino all’ultima nota del disco.

 

Come scritto nell’introduzione, questo è un disco rock con solamente influenze gothic e metal, influenze che però si fanno sentire molto bene donando a questo lavoro una certa verve. I punti di forza li troviamo nella mancanza di monotonia delle canzoni e nei testi assolutamente non banali. I lati meno positivi, invece, possiamo trovarli nell’inutile traccia iniziale che poteva tranquillamente essere incorporata nella prima canzone, le linee di basso non sempre udibili chiaramente e un cantato lirico che non trasmette troppa sicurezza. Tutto sommato, un buon lavoro per la band campana.

 

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 10 Novembre 2016

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com