RAWNESS OBSOLETE - ''Il Cantico della Morte'' (Steel on Fire - Metal Webzine)

RAWNESS OBSOLETE

COPERTINA

"IL CANTICO DELLA MORTE"

A cura di Robin Bagnolati

Cari amici, oggi ho il piacere di riparlare di una band che ho avuto modo di recensire l'anno scorso (archivio aprile 2018): i Rawness Obsolete. La band fiorentina, che come gìà detto la volta scorsa vanta diverse release tra album e live, torna alla carica con il nuovo full lenght “Il Cantico della Morte”. La fonte d'ispirazione che ha dato origine al disco è piuttosto palese e proprio per questo la band vuole dare al racconto della morte un'impronta personale, mettendo in evidenza il dolore e il fascino che scaturiscono da questo evento infausto. La lineup della band è sempre composta da Hellbanno (voce), Tyrsenos (chitarra), Malebranche (basso) e Von Allin (batteria), coadiuvati da Vrolok LaVey (tastiere, synths e programming) che si è occupato della prima e dell'ultima traccia. Detto ciò, passiamo al black metal Made in Florence di Rawness Obsolete.


Ouverture per l'Agonia” - Inizio dedicato alle percussioni, con il classico ritmo della parata che porta il condannato al patibolo. Si crea col passare dei secondi un'orchestrazione molto d'impatto, cupa ed angosciante. Ho iniziato a chiedermi se il condannato a morte ero io...

Per la Morte!“ - Si inizia a far sul serio con questo brano, il primo in cui la band si mette in mostra. Ritmo serrato, chitarra distorta ed effettata, a tratti irriconoscibile ma perfettamente a tema col resto. Bella conferma il cantato di Hellbanno sempre molto comprensibile. Spettacolari, nel contesto, gli effetti sonori inseriti nella seconda metà.

Nato nella Fossa (Ode a Baldaccio)“ - Musicalmente ci si discosta poco dal brano precedente, se non per un po' di melodia in più nella parte di chitarra, ma il testo cantato in prima persona rende il tutto più d'impatto, arrivando ad immedesimarsi con il protagonista. Viene voglia di ripartire dall'inizio.

Vespro” - Inizio contrastante, con un riff vorticoso di chitarra che si contrappone ad una base ritmica lenta, che poi però parte in velocità. Il leggero rallentamento rispetto ai brani precedenti aumenta il senso di pesantezza e oppressione e il lungo tratto dedicato principalmente al rullante della batteria non allevia la sensazione. Apprezzabili lo spezzone col cantato in clean e il solo di chitarra che lo segue.

I Miei Sepolcri“ - Ultima traccia a completo pannaggio della band, con uno strumentale veloce e un testo recitato con voce pulita, quasi come fosse declamato davanti ad un pubblico (a tratti una recitazione quasi “gassmaniana”). In questo brano troviamo una delle frasi più significative del disco, ovvero “Ho chiesto molto, ho perso tutto”: poche parole che però aiutano in misura molto importante a capire il senso del concept. Il brano si chiude con il rumore di un mare agitato...

Al volgere della marea...” - ...mare che troviamo anche in apertura a questa outro. Vrolok riesce a creare una melodia straziante con pochissime note e un tappeto sonoro basso, al limite dell'ambient.


Ci sono alcune piccole imperfezioni in fase di registrazione, ma nulla che possa inficiare il valore di questo lavoro: i Rawness Obsolete riescono a confermarsi come una delle realtà più limpide e cariche di talento della scena Black nostrana. Canzoni come “Nato nella fossa” e “I miei sepolcri” sono vere gemme e i brevi brani strumentali agli antipodi sono chicche perfettamente a tema. Da non perdere.




TRACKLIST

1. Ouverture per l'Agonia

2. Per la Morte!

3. Nato nella Fossa (Ode a Baldaccio)

4. Vespro

5. I Miei Sepolcri

6. Al volgere della marea...




VOTO

9/10


BAND

Pubblicata il 17 Marzo 2019

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