NOESIS - ''Unheard Whispers'' + intervista (Steel on Fire - Metal Webzine)

NOESIS

"UNHEARD WHISPERS"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

20 Ottobre 2016: fu in quel giorno che sul sito di Steel on Fire comparì la sua terza recensione… Perché vi dico ciò? Semplice: l’album recensito era “Noctis Visio” di Noesis, uscito per Masked Dead Records. A distanza di un anno e mezzo il triangolo si ricompone con il nuovo disco del progetto Ambient / Atmospheric Black Metal lucano “Unheard Whispers”, pubblicato anche questa volta da Masked Dead Records in 30 copie numerate a mano, le prime 15 delle quali avranno in omaggio la fiaba, scritta da Noesis stesso, che ha ispirato questo MiniCD. Avete capito bene, siamo di fronte ad un piccolo concept album, così spiegato dal musicista stesso: “Il concetto parte da una fiaba, in cui un pastore viene tramutato in albero. I sussurri di cui si parla sono quelli di un uomo trasformato, il racconto di ciò che ha visto, di ciò che è stato. Sussurri, però, percepibili solo in due momenti ben distinti: alba e al tramonto, quando giorno e notte si abbracciano passando per la notte stessa.” L’EP è composto da tre tracce senza titolo, come fossero i capitoli della fiaba.

 

Pt. I – Ci accolgono i suoni del bosco. La musica parte leggera, soave, con le tastiere che intonano una bella melodia. Gradualmente si inserisce la batteria. Quando la chitarra entra in scena è già passato un minuto e mezzo, letteralmente volato. Le linee di chitarra successivamente diventano due, sempre più tendenti ad incupire l’atmosfera, in netta contrapposizione con la tastiera. Quasi ai quattro minuti si entra pienamente in ottima Metal, con la chitarra solista che si lancia in un assolo che coglie di sorpresa. E la voce, direte voi? C’è anche quella, anche se per poco, con un growl piuttosto effettato e in italiano. Finale puramente Ambient per questi sei minuti e mezzo di estraneazione dal mondo.

Pt. II – Stavolta il bosco ci accoglie di notte e la melodia che segue non si discosta per niente da questa atmosfera, cupa e serena allo stesso tempo. Qui il poco testo viene sussurrato e, purtroppo, gli effetti non permettono di capire un granché… Con l’ingresso delle corde e della batteria le sonorità si fanno più drammatiche. Con l’aumento dell’enfasi ricompare il cantato, questa volta in growl ma con un riverbero enorme: il testo è pressoché incomprensibile, ma l’effetto sull’ascoltatore è comunque assicurato. Batteria, archi, lupi… il finale è assolutamente da goderselo ad occhi chiusi.

Pt. III – Ascoltando questo brano viene in mente solo una cosa: SOLE. Per quanto questo sia un disco di Ambient / Atmospheric Black, si respira un senso di positività, di solarità. In apertura ed in chiusura la chitarra viene proposta in modalità acustica. Peccato che sia infinitamente più corto degli altri brani.

 

Avendo potuto recensire il lavoro precedente di Noesis nutrivo una certa fiducia anche su questo… Fiducia assolutamente ripagata. Melodie Ambient e Black Metal si fondono alla perfezione e senza incorporare automaticamente la componente “oscura”. Forse paradossalmente l’unico punto debole, se così vogliamo chiamarlo, di questo EP è il cantato del primo brano: nitido e comprensibile, crea aspettative simili anche per le tracce che seguono, che invece si riportano su uno stile più prettamente estremo. Volete un consiglio? Prendete e godetene tutti. Concedetevi venti minuti di tranquillità, mettete su questo disco, sedetevi in poltrona e chiudete gli occhi. Al resto… Ci pensa la musica di Noesis.

 

 

 

TRACKLIST

1. Pt.I

2. Pt.II

3. Pt.III

 

 

 

VOTO

9,5/10

 

"A Lesson Before Ascending"

IL TEAM INTERVISTA NOESIS

 

 

Ciao. Per cominciare ci presenti il progetto?

Ciao! Ci provo: Noesis è un progetto ambient black metal nato cinque anni fa. È una one man band che attualmente conta due EP pubblicati dalla Masked Dead Records (“Noctis Visio”, 2016 e “Unheard Whispers”, 2018), una partecipazione ad un disco tributo a Lustre (“The light of eternity - A tribute to Lustre”, Silentium in Forest Records 2015) e svariato materiale grezzo e inedito che giace in un hard disk. Magari un giorno me ne ricorderò e tornerò a lavorarci su, prima che mi cada in terra come quello vecchio...

 

Come mai ti sei gettato nel suonare il vostro genere? Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Non c’è una ragione vera e propria: decidi di suonare qualcosa quando senti la scintilla, quando senti che quella cosa è tua o, forse, senti che tu sei suo ed in un certo senso sei parte di essa. È qualcosa di viscerale che in effetti ha poco di ragionato, ma almeno è così che funziona per me, credo. In questo senso anche parlare di messaggi è difficile. Certo quando scrivo qualcosa è perché per me un significato, una sensazione ce l’ha, ma spesso è qualcosa di personale o che resta tra le righe, a volte non troppo chiara neanche a me stesso. Come la scintilla di prima, ognuno deve trovare la sua. Sarei felice se chi ascoltasse Noesis vi trovasse delle proprie intuizioni e non messaggi espliciti che non credo essere né in grado né in posizione di trasmettere. Ad esempio, l’ultimo EP per me ha un significato ben preciso che però non compare esplicitamente né nel testo né nel racconto collegato…

 

Come hai scelto il nome?

Per farla breve, Noesis è una parola in greco antico (νόησις) ed indica, nella filosofia platonica, il grado più alto della conoscenza, quella che ha per oggetto le idee, non le loro “realizzazioni concrete”. Ad esempio, se tu sai cos’è la birra anche senza averne una fisicamente davanti, è perché conosci l’idea stessa della birra, indipendentemente dalla sua realizzazione concreta che il tuo bicchiere vuoto reclama. Il nome l’ho scelto perché ai tempi del Liceo, quando il progetto è nato, amavo molto (ed amo tuttora) la filosofia. Ed anche la birra, in effetti.

 

Quali sono le tue principali influenze?

Lustre e Summoning ovviamente, gli imprescindibili: è quello da cui sono partito quando Noesis è nata. Il primo pezzo ambient black che ho ascoltato è stato“Spirit” di Lustre, ed è stato amore come poi con “Land of the Dead” dei Summoning. Fuori però c’è un mondo e tutto influenza, in un modo e nell’altro. Il secondo EP, ad esempio, è abbastanza diverso dal primo, sicuramente più sinfonico, mi si passi il termine, e articolato. Nel periodo tra i due EP ho ascoltato parecchio I Children of Bodom, gli Horna e i Peste Noire, per fare dei nomi famosi, ma anche Branduardi e altro che col metal c’entra poco. Come mi abbiano influenzato non so, ma in un modo o nell’altro l’hanno fatto.

 

Quali argomenti trattano i tuoi testi? A cosa ti ispiri per scriverli?

Di solito parto da una storiella che mi salta in mente o da una sensazione, un’immagine, spesso un ricordo. Con le immagini soprattutto ho un rapporto particolare: mi colpiscono quando i colori sono pieni ma soffusi, tipo all’alba e al tramonto. In effetti, tutti i miei ricordi più belli hanno questa luce e molti sono legati a fatti avvenuti in autunno quando, in un paesino circondato da boschi e montagne come quello in cui sono cresciuto, quei colori occupano per forza di cose buona parte del tuo sguardo. A questa ispirazione “naturale” o bucolica, però, mi piace intrecciare suggestioni letterarie. Spesso i Romantici inglesi, ovviamente, o i Classici.

 

Come nascono i tuoi artwork?

Di solito nascono nello stesso posto dove nasce il disco, per una suggestione o un qualche legame. Ad esempio l’albero di “Unheard Whispers” è quello che troneggia in una delle piazze del mio paese e che i più, per tradizione locale, si ostinano a chiamare olmo, pur essendo un pioppo. I misteri del folclore!

 

Per quale motivo una persona si potrebbe avvicinare alla tua musica e per quale motivo dovrebbe acquistare il tuo disco?

Non so, per ogni persona è diverso. Per me di solito è una sensazione, forse dei suoni che toccano qualche ricordo. Per chi è così, sarei felice se potesse succedergli anche con la mia musica.

 

Che consiglio daresti a una band che comincia a suonare? Quale invece ad una che si appresta ad incidere il primo album?

Curiosità e umiltà, in entrambi i casi. Curiosità per gli strumenti, per la musica e tutti i suoi generi, e l’umiltà di non prendersi troppo sul serio. Purtroppo a suonare dietro una webcam si rischia davvero di sentirsi un Dio sceso in terra, ma il mondo è pieno di gente che sa fare di meglio e da cui si può e si deve imparare.

 

Cosa pensi della scena Rock/Metal italiana?

Penso che spesso rispecchi un po’ la situazione generale dell’Italia. Spesso, in alto, ci si scontra ma per fortuna nell’underground c’è chi lavora e sa lavorare bene ed insieme. Sarà anche un po’ di orgoglio regionale a parlare, ma non posso non pensare a quel miracolo mai troppo lodato che si chiama Agglutination e che ha fatto e sta facendo davvero tanto nel Mezzogiorno.

 

Secondo te qual è la giusta politica per poter dare risalto alle realtà italiane nella maniera più giusta possibile?

Questa è una domanda che richiederebbe davvero un trattato. Ora che il mercato comanda ovunque e senza alcun freno, l’unica cosa che mi sento di dire è che chi vuole fare musica, chi vuole fare arte deve farla per stare bene con se stesso, senza pensare a troppe altre cose, riappropriandosi del proprio tempo (perché su questo, almeno, abbiamo ancora una certa autonomia). Poi come trasformare il tempo individuale in collettivo resta un’incognita che credo non vedremo risolta a breve.

 

Quale lato dell'attività promozionale trovi più importante oggigiorno?

Credo la diffusione sui social, ma cascate male: io e questo genere di cose siamo agli antipodi, come si può ben vedere dalla mia pagina Facebook. Devo, piuttosto, ringraziare la Masked Dead Records che ha fatto un ottimo lavoro al posto mio.

 

Cosa ne pensi del crowdfunding? Potrebbe diventare un nuovo metodo di sostentamento per una band?

Come prima. Conosco ma non mi sono mai interessato, preferisco pensare a fare musica con quello che ho e farmelo bastare imparando ad usarlo. D’altronde riconosco che, essendo una one man band di un genere ben poco incline ai live, sono in questo senso quasi un “privilegiato”. Fatto l’investimento iniziale, siamo solo in due: io e quello che vorrei fare.

 

Progetti per il futuro?

C’è qualcosa che bolle in pentola ma, per ora, credo sia meglio lasciarla bollire un altro po’…

 

Per concludere, vuoi lasciare un saluto per i tuoi fans attuali e futuri?

Certo che si! Un saluto e soprattutto un grazie a voi per questa intervista e un grazie a chi si è incuriosito leggendo o ascoltando gli EP!

 

 

Pubblicata il 2 Maggio 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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