NEW DISORDER

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"DECEPTION"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

I New Disorder sono una band alternatice rock/metal nata nel 2009 in quel di Roma: il loro suono è un mix tra rock, metal e punk che ha portato la band ben presto a farsi notare anche al di fuori dei confini nazionali. Dopo un primo EP nel 2011, intitolato “Total Brain Format”, nel 2013 la band firma con Revalve Records e pubblica il primo album “Dissociety” e, due anni più tardi, arriva il turno di “Straight To The Pain” con Agoge Records. Nella primavera del 2016 l’ultimo album viene rivisto nel suono, integrato da due nuovi brani e ripubblicato con il titolo di “Deception”. La lineup della band, non più conforme a quella originaria, è composta da Francesco Lattes alla voce, Ivano Adamo al basso, Alessandro Cavalli e Andrea Augeri alle chitarre e Luca Mancini alla batteria.

 

Partiamo con la prima canzone, nonché title track, “Deception”: effetti sonori appena percepibili aprono la strada ad uno strumentale tipicamente rock e il cantato entra in scena pulito e melodico, anche se nei punti più alti risuona un po’ forzato. Dopo i due minuti si inserisce di prepotenza la componente metal del brano, con un aumento della velocità della sezione ritmica e l’inserimento di una seconda voce growl. Bello il solo di chitarra che apre ufficialmente la seconda metà della canzone. Risulta azzeccato il gioco della doppia timbrica vocale, che dona maggior respiro al pezzo. Passiamo a “Love Kills Anyway”, dove il basso diventa protagonista nell’introduzione, prima di lasciare spazio ad uno strumentale completo puramente metal, con un cantato che potrebbe essere accostato a tratti al Gothic e a tratti al Melodic. La batteria e il basso procedono incalzanti, mentre la chitarra solista crea la sua melodia tra accordi e note secche. La parte melodica un po’ tradisce l’origine italiana della band, cosa che aiuta a distinguersi in un mercato europeo che la band già ha esplorato. “Straight To The Pain” vede la partecipazione di Eleonora Buono: ancora basso e batteria ad aprire le danze, prima di uno strumentale più “incazzato” e un cantato piuttosto particolare. Nel ritornello, insieme alla voce clean di Francesco, entra in scena anche la voce lirica di Eleonora. Non si trova nemmeno un momento in cui il brano rischi di perdere appeal: davvero ben fatto. Il quarto brano è “Curtain Call”: l’intro è più corale e leggermente più “solare” delle canzoni precedenti e, anche entrando nella strofa, percepiamo una maggiore apertura. Non fosse per i momenti scream, questo brano potrebbe tranquillamente essere inserito in un album Power Metal come brano di transizione, mentre in questo contesto risulta essere uno dei brani con più potenzialità radiofoniche (radio rock, ovviamente). Chiudiamo l’ipotetico Lato A del disco con “Never Too Late To Die”: inizio che rischia di far cadere dalla sedia l’ascoltatore, ma poi l’atmosfera si placa leggermente, mantenendo una forte componente melodica sopra ad una ritmica sostenuta ed incalzante. Rock e Metal vengono ben amalgamati nonostante rimangano ben percepibili distintamente. Il finale, purtroppo, risuona un po’ troppo troncato di netto.

 

Iniziamo il “Lato B” del disco con “What’s Your Aim (Call It Insanity)”: dopo un’introduzione un po’ in stile loop ci ritroviamo di fronte a ritmi un po’ più alti ma non eccessivi. L’atmosfera più rock della strofa lascia spazio a momenti compatibili con un album Melodic/Power, soprattutto nel ritornello. Nonostante ci si trovi ad ascoltare un brano dove la melodia è sovrastante, la parte che colpisce di più è la sezione ritmica di basso e batteria, che riesce a rimanere nella mente dell’ascoltatore. “Judgement Day” si presenta con un’energia molto maggiore rispetto alla canzone precedente con, in aggiunta, la variante di un cantato teatralizzato in diversi punti: per quanto sia apprezzabile l’idea, la messa in atto non lascia del tutto convinti. Poco dopo la metà la canzone cambia direzione, sia in ambito strumentale sia nel cantato, che assume tinte alla Muse. Attenzione al finale… Iniziamo l’ultima triade di canzoni con “The Beholder”: introduzione molto soft, al limite del Blues… ma passano solo 30 secondi e la canzone prende vita, pur rimanendo sulla strada di un Alternative Rock spinto. La vera componente Metal appare solo dopo i due minuti, con una breve sfuriata strumentale. Qualche spunto interessante si può trovare, ma sicuramente non rimane tra i brani del disco che più rimangono all’ascoltatore. Arriviamo a “Lost in London”: introduzione molto soft, quasi a rievocare una tipica giornata uggiosa britannica. Quasi alla fine si palesa la ballad di “Deception”, un brano che in sede live può prestarsi benissimo alla trasposizione in acustico. Il pregio migliore di questo brano? La scorrevolezza: le note scivolano verso le orecchie senza annoiare, con assoli di chitarra ben scritti ed eseguiti. A chiudere questa fatica dei New Disorder arriva “A Senseless Tragedy (Bloodstreams)”: la vena Ambient dei primi secondi non deve far pensare ad un cambiamento di rotta, infatti ecco un nuovo brano movimentato, con cambi di ritmo, di atmosfera e con il ritorno della seconda voce growl. Davvero un ottimo brano di chiusura.

 

Deception” si presenta come un buon album, anche se senza spunti eccezionali. “Straight To The Pain” ed il brano di chiusura sono le due canzoni che probabilmente più riescono a rimanere nei ricordi di chi ascolta, senza dimenticare una nota di merito per la buona ballad. Un album che non fa di certo la storia, ma che può far bella figura nella propria collezione.

 

 

 

 

 

VOTO

7/10

 

Pubblicata il 24 Giugno 2017

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