NEVERMAN

NEVERMAN

"DEATH CHEAT CODES"

A cura di Robin Bagnolati

Neverman… Si sa ben poco di questo musicista e di quello che gira attorno al suo progetto. Le sue origini non sono chiare, l’unica cosa appurata è che ha iniziato a suonare il basso a 14 anni, da destro pur essendo mancino, e lo suona con sole 4 dita. Ah sì, afferma di essere un alieno: chi siamo noi per affermare il contrario? Ma veniamo al sodo e parliamo del disco che Masked Dead Records pubblicherà il 31 Ottobre, in concomitanza con la festa di Halloween: l’album si intitola “Death Cheat Codes” ed è formato da 6 tracce ed è il settimo album del progetto. Il formato è il classico che ha reso riconoscibile la label, il mini-CD con custodia mini-DVD limitato a 25 copie, mentre l’artwork, molto semplice, ci mostra uno scheletro inginocchiato intento a pregare, con un effetto lastra e su sfondo blu. La proposta di Neverman ci trasporta in un modo a cavallo tra Dark Ambient e Avant-Garde Metal, ovviamente il tutto rivisitato in una chiave assolutamente personale.

 

Il disco inizia con la title track “Death Cheat Codes”, che inizia in puro stile dark ambient con suoni lenti e cupi, messi in ordine quasi a creare un velo di mistero. In meno di due minuti ci troviamo di fronte a due effetti diversi per le corde toccate da Neverman, ma sempre con un forte riverbero che contribuisce a far sembrare un Sitar i suoni distorti che ci vengono proposti. Il secondo brano è “Lifeicide II”: l’inizio del brano porta istintivamente alla memoria la storica colonna sonora della fortunatissima serie TV “Twin Peaks”. La ritmica procede lineare e semplice, il basso effettato scandisce il tempo con note lente e regolari e le variazioni sono delegate quasi esclusivamente ai suoni elettronici. Tutto scorre uguale fino ai 3 minuti, quando poche note solitarie ci accompagnano verso la porta per il brano successivo. Bisogna ammettere che, per quanto possa essere monotona la melodia, il brano non annoia ma, al contrario, affascina. “Black Maps” è il terzo capitolo del disco: cinque minuti di canzone che iniziano con un chitarra distortissima. Dopo trenta secondi compare la parte metal di Neverman, con una sfuriata potente di chitarra che sovrasta una semplice linea ritmica della batteria. Il resto del brano è un susseguirsi di strani effetti sonori misti a brevi passaggi di basso e stacchi di batteria (o Drum Machine, nel caso di questo album). Dalla metà i suoni si fanno più cupi e molto spettrali, per poi ritornare alla sfuriata di chitarra, che risulta essere una ventata d’ossigeno. Dopo due brani puramente ambient, “Black Maps” ci regala qualcosa di più vario e la cosa è apprezzabile. Passiamo a “Abandoned Slaughterhouse”, che ci accoglie con suoni molto inquietanti, adattissimi ad un film di tensione: passi, serrature, acqua, qualcosa che sbatte... il tutto corredato da un paio di note lunghe e sommesse. Poco più di due minuti che non possono essere definiti veramente musica, ma che creano un’atmosfera unica. “She Is Depression” si presenta come un solo di basso e lo è, anche se, come ci si poteva aspettare, gli effetti sono piuttosto accentuati, non risultando però fastidiosi. La cadenza del basso risulta piuttosto rilassante, quasi ipnotica, con i pochi tocchi sulle corde “posizionati” al momento giusto. L’ultimo brano di questo lavoro è “Eyes In The Eyes”, titolo intrigante per questo pezzo che inizia più aggressivo dei precedenti con i suoi suoni distorti per una trentina di secondi. Tutto si calma, le note si diradano fino alla ripresa della melodia iniziale. Coglie di sorpresa la voce di un bambino durante un nuovo momento di quiete. Il brano continua con l’alternanza di queste due fasi fino a quando rimane solo un rumore di fondo, sommesso, che scema fino alla conclusione.

Death Cheat Codes” si presenta come un album molto particolare che, probabilmente, risulterà di difficile ascolto per i non avvezzi al genere, ma che di certo propone spunti e atmosfere di buon livello. L’idea di base risulta essere ben sviluppata, senza eccessi fastidiosi di effetti e accostamenti strani. L’unica pecca del disco possiamo trovarla nella drum machine, che spesso risulta fin troppo elementare. Amate il genere? Ascoltatelo. Non lo seguite ma avete la mente aperta a nuovi mondi? Godetevelo.

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 27 Ottobre 2016

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12 Ottobre 2016

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