NEREIDE - Self-Titled EP (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Ivo Palummieri

Una sequenza di imprecazioni. Così, di getto, senza rifletterci. Certo, non è così che si vorrebbe iniziare una recensione, ma forse talvolta si dovrebbe. Come la prendete se a casa vostra, al citofono, uno si presenta come il postino e aperta la posta vi trovate davanti un agente immobiliare? Fatemi il piacere di finirla coi discorsi sull'andare oltre i generi musicali, perché non ho mai sentito nessuno dire "ah, i Darkthrone, come no? Fanno un genere tipo gli AC/DC", e se qualcuno l'ha mai detto probabilmente non ha vissuto abbastanza per raccontarlo. Ok, allora non rompetemi se reagisco male a un disco presentato come "post-metal, progressive metal" per poi sentire roba che suona come gli U2. Con tutto il rispetto per gli U2, s'intende. Oh, non è che sbotto alla prima che mi capita. Non sono così scoppiato. L'underground è infestato di classificazioni buttate a caso. E nemmeno ce l'ho con i Nereide, la cui unica colpa è essermi arrivati quando ormai la misura era colma, o con la loro etichetta Karma Conspiracy, dichiaratamente dedicata a stoner e doom che vabe', se sei una pizzeria e a un certo punto fai pure i kebab non vedo perché nasconderlo. Però cavolo, diamoci una regolata. Non mi dilungo oltre, ci siamo capiti.


Il trio Nereide ha origine dall'idea di Roberto Spels, voce e chitarra, raggiunto poi da Cosimo Barbaro per il basso e Giacomo Scoletta per la batteria. Direi che al loro arrivo il più del lavoro fosse già fatto, a giudicare dalla scrittura così orientata alla chitarra. La provenienza dal Tacco dello Stivale (miei conterronei*, finalmente qualcuno!) può essere significativa in vari modi. Prudenzialmente dico solo che, se le cose in Italia si muovono a fatica, al di sotto di un certo parallelo la situazione è ancora più dura. Il fatto in sé di aver raggiunto la pubblicazione è già motivo sufficiente per esultare.


Con l'omonimo EP i Nereide sono alla prima prova, probabilmente carichi di entusiasmo e voglia di stupire, fare colpo. O almeno questa è la netta impressione fin dal primo ascolto. Leggo che le composizioni puntano a evocare il contatto con la natura. Appena premo "play" i primi suoni che sento sembrano vento e foglie in movimento a qualche metro dalla statale. Più o meno la natura è tutta lì, per il resto mi sembra tutto piuttosto astratto, ricondotto a dimensioni dello spirito, ma va bene anche così, eh. Personalmente mi chiedo spesso quale sound possa ritrarre le torride spianate della Puglia, che non sia il maledetto raggamuffin. Nel "freezing North" ci sono riusciti benissimo, difficile pensare di usare lo stesso suono per il suo esatto opposto. Poi vabe', è arrivato "Sunbather" dei Deafheaven ma questa è un'altra storia. Ad ogni modo, scrittura e produzione in Nereide si muovono proprio su registri alti ed echi lontani. In termini paesaggistici diciamo che ha un qualcosa di autunnale (o da inverno pugliese). C'è come un retrogusto di rock alternativo coperto da un tecnicismo strumentale evidentemente irrinunciabile. In più punti la chitarra di Roberto mi ricorda quella di The Edge dei succitati U2, specie nell'accelerazione di "Mindful", il primo brano. Parte con un vocal fry su sfondo di basso e chitarra in lontananza per costruire un loop non male su batteria sincopata. A proposito della voce, le viene riservato pochissimo spazio; si potrebbe anche pensare di fare senza, se non funzionasse così bene da bilanciamento ai chiarori strumentali. In questo senso penso si possano ottenere grossi miglioramenti, magari spaziando un po' tra diverse tecniche vocali. Più che altro cercando maggiore personalità, sebbene non mi dispiaccia il timbro ora simile ad Anders Friden (In Flames), ora a Mikael Stanne (Dark Tranquillity). Sentite "The Wave" e "Surmise" e poi mi dite. Quest'ultima in particolare prova a far salire un po' la tensione, con un risultato apprezzabile. Qui come ovunque, si azzardano repentini cambi di tempo e l'intenzione si sente che è buona. Senz'altro migliore dell'applicazione, perché nel risultato si raggiunge una sorta di incoerenza senza però spiazzare davvero, magari ci si può (s)ragionare di più in futuro. O magari al contrario rendere più organico il tutto e accompagnare meglio l'ascoltatore attraverso i vari momenti. Sempre a metà strada tra due indirizzi opposti, il fatto è che non capisco dove i Nereide vogliano stare davvero, e francamente ho il sospetto non lo sappiano manco loro. Nella composizione dei brani c'è quasi sempre un troppo o troppo poco: la chitarra di Roberto tesse trame elaborate con successo solo parziale. Trame da un lato troppo brevi, troppo semplici per psichedelizzare, dall'altro troppo lunghe e ripetitive per non annoiare. Ci sono momenti in cui si va vicino al trip, ma si avverte del vuoto. Altri in cui aumenta un po' l'intensità emotiva, ma come in forma diluita. Una maggiore partecipazione del basso potrebbe fare la differenza, secondo me. Anche perché l'altra via sarebbe ricamare meno e tagliare di più, e non credo l'indole sia questa. Il prog virtuosistico sembra la loro ambizione più alta, o forse lo è solo di Roberto. È innegabile la matrice solipsistica dei Nereide e personalmente trovo che impostazioni di questo tipo siano un ottimo modo per trasformare le capacità di qualcuno in un limite per tutti.


Spiace essere tanto duri con un gruppo emergente, che deve lottare più di altri per un po' di riconoscimento. E lo capisco bene: l'underground è già una palude di merda cui muoversi, senza il bisogno che una recensione te ne butti addosso ancora un po', ma che volete che vi dica? Quando il disco ha smesso di girare, ahimè, non resta molto. Il problema secondo me sta nel senso della misura... Gli auguro di risolverlo presto, insieme alla crisi d'identità rispetto al genere/stile di appartenenza.


*Nota: "conterroneo" agg. e s. m. (f. -a) - della stessa terra, dello stesso paese, della stessa regione, quando questa è molto a Sud.


Lineup

Roberto Spels - Guitar, Voice

Cosimo Barbaro - Bass

Giacomo Soletta - Drums



TRACKLIST

1. Mindful

2. The Wave

3. Surmise

4. Polars



VOTO

4,5/10


BAND

"Mindful"

Pubblicata il 22 Maggio 2019

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