MASCHARAT - self titled + intervista (Steel on Fire - Metal Webzine)

MASCHARAT

"MASCHARAT"

A cura di Sara Colletti

 

I Mascharat sono un gruppo black metal, formatosi a Milano nel 2010. Il nome della band è un termine arabo che significa “burla” o “situazione caotica e immorale”. Molto interessante sapere che da questa parola è derivata poi la parola italiana “maschera”. Nel 2014 pubblicarono un demo autoprodotto di 4 pezzi, mentre nel 2017, a metà settembre, uscì il loro album omonimo contenente 9 tracce.

 

La prima consiste nell’Intro solo strumentale, con un riff di pianoforte che dà un velo di mistero e verso la fine le note alzano la tonalità, il tutto con rumori sinistri nel sottofondo.

Seguiamo con “Bauta”: se prima il clima era quiete ora entriamo veramente nello stile musicale della band, iniziando subito col growl in un cantato italiano, lingua prevalentemente scelta nei loro testi.

Troviamo poi “Médecin de peste” con riff di chitarra elettrica, stavolta il cantato è in francese. nella parte iniziale si ha una melodia più tranquilla, il cantato diventa un sussurro per poi ritornare poco dopo di nuovo black, a metà canzone si ha una parte strumentale che dà posto al cantato in qualche occasione. Nella seconda metà si ha un cambio di note, la voce diventa più sottile, poi c’è assolo di chitarra elettrica, dove poco dopo con gli stessi riff fa rientro la voce.

Al quarto posto troviamo “Mora” che inizia facendo sentire le corde di una chitarra, poi d’improvviso parte la batteria e da qui si riconosce nuovamente il loro stile, il cantante ha sempre il suo timbro e la sua estensione vocale. Nella seconda metà si può sentire una melodia accompagnata dal ritmo della batteria, per poi nel sottofondo far sentire le chitarre elettriche che si fanno sempre più presenti e poi un vocalizzo.

La quinta canzone si intitola “Vestibolo”, che a differenza delle altre e da quello che ci si può aspettare ha una melodia tranquilla che può ricordare la musica folk, la batteria accompagna questa melodia senza appesantire. Non si direbbe che una canzone così delicata sia fatta da una band black metal, ma questo fa notare che i componenti riescono a variare la musica oltre a quella in cui si rivedono, e per dei musicisti è molto importante.

Simulacri” è al sesto posto, anche questa solo strumentale, presenta dei riff di chitarre elettriche che predominano sul resto, anche la batteria ha la sua importanza. La voce ovviamente non si può udire, ma comunque la composizione è ben riuscita, le note si accompagnano bene fra loro.

Dopo troviamo la traccia “Iniziazione” dove non possono mancare le chitarre elettriche, ma nell’intro si può sentire una voce profonda di un uomo registrata, poi dopo due canzoni con soli strumenti, qui possiamo risentire finalmente il cantante che rientra in gioco con un vocalizzo e canta poi in italiano.

Andiamo verso la fine con “Rito”: anche qui cantato in italiano, dove si può sentire bene il loro genere musicale.

Concludiamo con “Outro”: ricorda l’intro di questo album, con note alte che si alternano a delle basse, creando un’atmosfera misteriosa, quasi inquietante, a tratti si può sentire del vento nel sottofondo.

 

Riassumendo quest’album si può notare che è soprattutto cantato in italiano, se non per qualche eccezione. Le canzoni hanno riferimenti alla letteratura, filosofia e religione, cercando però di fare una narrazione che rispetti i loro principi artistici.

 

Importante dire che sono ben calati nell’ambito black metal, ma sono riusciti a variare e a creare canzoni differenti, come la prima e l’ultima canzone che aprono e chiudono l’album con la stessa atmosfera, oppure in altre canzoni troviamo solo dello strumentale, mentre a metà album troviamo una canzone che sembra non appartenere a tutto questo.

 

 

 

TRACKLIST

1. Intro

2. Bauta

3. Médecin de Peste

4. Mora

5. Vestibolo

6. Simulacri

7. Iniziazione

8. Rito

9. Outro

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

"Mora"

IL TEAM INTERVISTA I MASCHARAT

 

Ciao ragazzi, per cominciare ci presentate la band?

Innanzi tutto, grazie per lo spazio che ci avete concesso. Siamo i Mascharat, un gruppo black metal che si è formato nel 2010. Il 15 settembre 2017 è uscito il nostro full-lenght omonimo sotto l'etichetta australiana Séance Records. Il nome della band deriva dalla lingua araba e significa “burla”, “scherzo violento” e “situazione caotica e immorale” ed è anche all’origine della parola italiana “maschera”. Concettualmente ci ispiriamo infatti alle maschere e alla tradizione del Carnevale e l’album stesso è strutturato come un racconto simbolico/esoterico nel quale le maschere assumono un ruolo centrale.

 

Come mai vi siete gettati nel suonare il vostro genere? Qual è il messaggio che volete trasmettere?

La scelta del genere è sicuramente influenzata dalla musica che ascoltiamo. In particolare, il black metal rappresenta per noi la forma di espressività più adeguata a sviluppare le tematiche di cui trattiamo grazie soprattutto all’atmosfera che questo tipo di sound è in grado di evocare.

Non siamo interessati a trasmettere un particolare tipo di messaggio, i nostri testi si limitano a proporre alcuni spunti di riflessione che possono spaziare dalla religione alla filosofia. Le immagini e i simboli che adottiamo hanno chiaramente un significato preciso, ma preferiamo lasciare l’ascoltatore libero di esprimersi a riguardo, senza imporre una nostra particolare visione in merito ai pezzi che componiamo.

 

Quali sono le vostre principali influenze?

Le influenze che hanno determinato maggiormente la composizione di questo disco sono sicuramente quelle del black metal degli anni ’90, soprattutto i primi Emperor, Satyricon, Enslaved, ecc. In secondo piano, è possibile sentire anche la contaminazione di altri generi musicali (anche al di fuori del metal) provenienti dai gusti musicali di ognuno di noi. Ogni componente ha portato con sé il suo sound, ma sempre nell’ottica di creare una sonorità unica e con sfaccettature differenti.

 

Quali argomenti trattano i vostri testi? A cosa vi ispirate per scriverli?

Come accennato sopra, il nostro gruppo si ispira alle maschere e alla tradizione del Carnevale, e i testi dell’album costituiscono una narrazione simbolica dalle tinte fortemente esoteriche.

Prima di pensare al progetto è stata quindi necessaria una lunga fase di studio e di preparazione, in primo luogo per quanto riguarda la storia del Carnevale (dalle sue origini pagane fino alla sua adozione da parte del cattolicesimo), il significato delle maschere, ma anche alcuni concetti chiave dell’esoterismo.

Il cuore del progetto è costituito proprio dal valore che avevano in origine le festività del Carnevale, inteso come un periodo dell’anno durante il quale le regole morali e sociali venivano sospese per dare sfogo al lato represso e alle perversioni delle persone.

Il principio del ribaltamento dei ruoli sociali e della morale, unito al fatto che il Carnevale fosse una festività sovversiva anche se sviluppatasi all’interno di un sistema rigido e austero come quello cattolico, ci hanno fornito i principali spunti per la scrittura dei testi.

Ogni pezzo che compone il nostro album è dedicato a una figura tipica del Carnevale veneziano, una maschera o un rituale ad esso collegato, mentre le immagini utilizzate nascono dalla tradizione esoterica, dalla letteratura e dall’arte. Ogni maschera simboleggia infatti un concetto o un insieme di concetti che si incatenano fino a formare una sorta di messaggio nascosto.

 

Come nascono i vostri artwork?

La scelta dei soggetti è stata una nostra creazione. Abbiamo lavorato molto sulla parte grafica per fare in modo che le immagini scelte riuscissero ad integrare e ampliare l’atmosfera evocata, la musica e le tematiche espresse dai testi. Nella nostra ricerca siamo stati sicuramente molto fortunati ad aver incontrato Gozer Visions che ci ha aiutato a realizzare una grafica che si avvicinasse il più possibile alle stampe medievali con uno stile davvero congeniale al nostro sound. Un elemento determinante nella scelta dell’artwork è soprattutto il ruolo che abbiamo deciso di dare ai simboli utilizzati (molti dei quali provengono dalla filosofia esoterica). Per noi i simboli e l’estetica devono avere un significato preciso, devono quindi essere uno strumento e non una semplice decorazione estetica.

 

Per quale motivo una persona si potrebbe avvicinare alla vostra musica e per quale motivo dovrebbe acquistare il vostro disco?

Tendenzialmente chi si avvicina alla nostra musica ha già confidenza col black metal o con altri generi musicali riconducibili al cosiddetto “metal estremo”, soprattutto per via delle sonorità davvero molto particolari di questo stile (voce in scream, blast beat ecc.).

Tuttavia, non si esclude che qualcuno possa interessarsi al nostro disco anche solo perché incuriosito dalle tematiche di cui trattiamo o perfino dall’estetica dell’artwork.

Comprare un album è sempre un ottimo modo per supportare una band e aiutarla nel finanziamento dei prossimi lavori o, in generale, per dimostrare il proprio apprezzamento. Ad ogni modo la cosa più importante per noi è condividere la nostra musica con chiunque sia interessato ai nostri progetti, anche per questo il disco è ascoltabile per intero e gratuitamente su Bandcamp.

 

Che consiglio dareste a una band che comincia a suonare? Quale invece ad una che si appresta ad incidere il primo album?

A prescindere dai progetti che una band ha intenzione di realizzare, il nostro consiglio è quello di suonare per passione. Il nostro è sicuramente un genere musicale saturo in cui ogni anno vengono pubblicati migliaia di dischi, molti dei quali sono anche ottimi, ma che, tuttavia, passano in sordina. La cosa importante è quindi quella di suonare per sé stessi, cercando di creare materiale che soddisfi innanzitutto i propri gusti, ma senza mai perdere la voglia di condividere la propria musica con gli altri, perché il confronto aiuta molto lo sviluppo del giudizio e della creazione artistica. Riguardo al registrare un album, il suggerimento migliore che possiamo offrire è forse quello di avere pazienza e di non scoraggiarsi se, nel cercare l’aiuto dalle case discografiche, le risposte non arrivano subito o, in alcuni casi, non arrivano proprio. Se la musica è valida, prima o poi qualcuno se ne accorge, o almeno si spera.

 

Cosa ne pensate della scena Rock/Metal italiana?

La nostra esperienza si limita principalmente alla realtà della scena black metal italiana, della quale possiamo semplicemente dire che produce molti gruppi validi, chi più o chi meno; ma questa è una constatazione che può essere applicata ad ogni paese. Gruppi italiani interessanti sono sempre esistiti e sempre esisteranno proprio perché la scena è comunque molto vasta e si arricchisce continuamente subendo l’influenza e influenzando a sua volta le scene di altri paesi europei e non.

 

Secondo voi qual è la giusta politica per poter dare risalto alle realtà italiane nella maniera più giusta possibile?

Come dicevamo prima, l’italianità non è di per sé un valore. Ci sembra giusto dare risalto alle band che lo meritano, anche se come è naturale non esistono dei criteri universali per giudicare il valore di un gruppo. Gusto musicale ed emozioni suscitate sono prettamente soggettivi. Recensioni, interviste e discussioni sono sicuramente un ottimo modo per dare la parola alle band che hanno qualcosa da dire.

 

Quale lato dell'attività promozionale trovate più importante oggigiorno?

Come accennato sopra, forse proprio le interviste e le recensioni perché permettono a una band di farsi conoscere e, al tempo stesso, di entrare nel merito del proprio progetto, con la possibilità di rispondere a quesiti o approfondire informazioni che potrebbero sfuggire all'ascoltatore o che comunque potrebbe non conoscere. Altri lati dell’attività promozionale più legati alla pubblicizzazione dei gruppi sono sicuramente importanti, ma a nostro avviso più superficiali.

 

Cosa ne pensate del crowdfunding? Potrebbe diventare un nuovo metodo di sostentamento per una band?

Non abbiamo mai fatto un’esperienza di questo genere. Per quanto riguarda la produzione ci siamo infatti affidati alle nostre risorse e al sostegno di Séance Records, anche perché per una band emergente è difficile fare affidamento su di un pubblico che ancora non esiste.

 

Per concludere, volete lasciare un saluto per i vostri fans attuali e futuri?

Ringraziamo Steel on Fire per averci concesso questo spazio e invitiamo tutti quelli incuriositi da questa breve intervista ad ascoltare l'album su Bandcamp, ed eventualmente approfondire gli argomenti trattati. Al momento i testi sono presenti solo nel booklet, ma i pezzi sono per la maggior parte in italiano e abbiamo pubblicato un lyric video su Youtube del brano “Mora”.

Un saluto a tutti e alla prossima!

Mascharat.

 

Pubblicata il 6 Gennaio 2019

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