MACHINA COELI

MACHINA COELI

"GNOSIS"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Dopo la fortunata ristampa di “Finitor Visus Nostri”, ritorna in scena l’accoppiata formata da Masked Dead Records e Machina Coeli, progetto definito Ancient Orchestral Ambient Music del frontman degli The Mugshots Coatl M. Evil. Questa volta parleremo di un disco, distribuito in doppio miniCD in edizione limitata, mai pubblicato prima che, si pensa, sarebbe stato composto e registrato nel 2009. Il disco può essere considerato un concept album, in quanto si basa sul ritrovamento dei vangeli apocrifi di NagHammâdib e l'annesso misticismo gnostico: non a caso l’album prende il titolo di “Gnosis”.

 

La prima parte del disco si apre con “Easter, 367 AD _ December, 1945 AD”: il vento ci accoglie, prima di lasciar spazio a preghiere mediorientali e a suoni elettronici. La melodia è solenne, soprattutto quando entra in scena “l’organo”. La ritmica è affidata al suono sordo di un tamburo, quasi come fosse registrato in lontananza. Di punto in bianco ci ritroviamo ad affrontare un momento spettrale, che apre a ben altra atmosfera: sembra infatti di ritrovarsi ad assistere ad un banchetto medievale. Passiamo a “Pleroma”, il brano più lungo di questo “Lato A”: i suoni che ci accolgono sembrano volerci trasportare in una specie di foresta incantata, lenti ed eterei, verrebbe da dire “sognanti”. Difficile non immaginarsi immersi in una leggera nebbiolina, camminando tra alberi altissimi. A metà brano si cambia registro e una melodia più veloce si fa strada, sembrerebbe suonata da una chitarra. Qui l’atmosfera cambia e sembra di essere nella piena libertà di una costa a strapiombo delle terre scozzesi. “Pleroma” è pace e serenità, dalla prima all’ultima nota. Il terzo brano è “Sophia Achamoth (Separation)”: un’atmosfera quasi sottomarina ci accoglie, per poi passare a momenti di maggiore pathos, in cui la melodia accelera e la ritmica inizia a sentirsi maggiormente, pur rimanendo secondaria. Lo spezzone finale regala un momento inaspettato. La prima parte si conclude con “Eve And The Snake (Dialogue)” la cui melodia ricorda molto vagamente brani di musica da discoteca anni ’90. L’atmosfera risuona festosa e rilassata e la ritmica è pressoché assente, salvo alcuni momenti in cui si sente il tamburo in lontananza. Tutto cambia nell’ultimo minuto, quando la melodia si incupisce, portando un leggero barlume di ansia all’ascoltatore.

 

Passiamo ora al “Lato B” di “Gnosis” e incontriamo “Creation”: ci accoglie un organo, dalla melodia lenta e quasi liturgica. Bello l’effetto che si sovrappone, in grado di ricordare vagamente un coro di voci bianche. Attorno ai due minuti si entra in un’atmosfera tutta nuova: prima ci troviamo in mezzo a sveglie e campanelli, successivamente si viene trasportati in un mondo ovattato e completamente calmo. Il brano è in costante movimento e non si hanno lunghi periodi statici. Potremmo definire “Creation” come un brano in continua evoluzione. “Re-Integration of Sophia” parte con sonorità molto più aperte e allegre, unendo due melodie: una puramente di ispirazione medievale e una che riporta la memoria ai suoni ben più recenti del pop anni ’80. Tutto cambia poco prima dei due minuti, quando i suoni si fanno quasi spaziali. Degna di nota la parte conclusiva all’insegna dell’arte circense. Il penultimo brano è “A New Aeon”: dalle prime note sembra di essere in un vecchio film horror, dove a farla da padroni sono carillon e giocattoli a molla, ma poco dopo l’atmosfera finalmente si calma e ci si ritrova in un nuovo momento di relax, di quelli in cui ti ritrovi involontariamente col sorriso sulle labbra. Prima di raggiungere il finale della canzone ci ritroviamo in un periodo cupo, quasi drammatico. La conclusione del disco è affidata a “Unity”: l’organo intona una melodia lenta ma festosa che, purtroppo, subisce una variazione solamente dopo la metà del pezzo. Non si percepiscono momenti particolari durante il brano che possano considerarsi degni di nota e, allo stesso tempo, non ci si sente partecipi come nei brani precedenti.

 

Ovviamente, pur trattandosi di un album ispirato ad una storia ben precisa, l’assenza di un testo provoca sentimenti e sensazioni che possono distaccarsi dall’idea di partenza e che possono cambiare da persona a persona. Ciò nonostante “Gnosis” è un disco in grado di rapire l’ascoltatore, trasportandolo in un universo parallelo. Nonostante il mezzo passo falso del brano conclusivo, siamo di fronte ad un lavoro di assoluto livello che vede la luce solamente ora, perché probabilmente il pubblico non era ancora totalmente pronto per questo tipo di ascolto. Un album che farebbe la sua ottima figura anche con il caldo fruscio del vinile in sottofondo.

 

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 19 Luglio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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