LUCID DREAM

LUCID DREAM

"OTHERWORLDLY"

A cura di Andrea Veronesi

Correva la fine degli anni '70 in un Regno Unito scosso dalla tempesta punk: stava per nascere un genere che avrebbe gettato le basi per la diffusione dell'heavy metal in quasi tutte le sue declinazioni successive, ovvero la New Wave of British Hevy Metal, conosciuta anche con l'acronimo di N.W.O.B.H.M. Protagoniste di questa nuova ondata furono diverse band, alcune già attive da anni, altre fresche fresche di formazione: tra esse spiccano Judas Priest, Mothoread, Iron Maiden, Saxon, Girlschool, Prayng Mantis, Angel Witch, Samson e tante altre più o meno fortunate... In Italia i Lucid Dream escono con il singolo "Buried Treasure", che pare un brano uscito dritto dritto da "British Steel" dei Judas Priest ed è subito un gran successo!

 

Questo è il mio Lucido Sogno… Sì, perchè l'album da cui è tratto questo brano è "Otherworldy" dei Lucid Dream, uscito il 7 ottobre 2016. Il lavoro è autoprodotto mixato e masterizzato dal chitarrista della band Simone Terigi e dal celebre Pier Gonnella, registrato nei C27 Studio e presso Music Art. Completano la band Alessio Calandriello alla voce e Gianluca Eroico al basso. Per quanto riguarda gli altri strumenti, la band si avvale di diversi ospiti: Paolo Tixi alla batteria, Martina White ai cori, Andrea Cardinale primo violino, Sylvia Trabucco secondo violino e Sara Calabria alla viola. La copertina del lavoro mostra frammenti di uno specchio rotto nei quali si riflettono immagini dell’album precedente della band. “Otherworldy” è un concept complesso che si basa sulla ricerca della dimensione spirituale pura dell’artista scavando nel suo IO interiore.

 

Ma addentriamoci nella musica: la prima traccia è introdotta dai suoni emessi dalle frequenze dei pianeti e dalle collisioni tra buchi neri, che hanno dato modo di scoprire le onde gravitazionali. La voce narrante in sottofondo è quella di Albert Einstein che descrive proprio questa scoperta e i riferimenti e gli omaggi al genio della relatività sono molteplici sia nel booklet che nell’opera stessa. Si parte con “Buried Treasure”, che come già accennato ci ritrasporta indietro nel tempo grazie anche al suono della chitarra molto pulito da effetti ed il sound appare privo di fronzoli ma molto efficace: ottima partenza. Si prosegue sempre sulla stessa linea con la successiva “The Ring of Power”: verso la metà del pezzo spazio per un assolo di chitarra sempre in stile, mentre il cantato offre diversi colori, con parti più aggressive alternate a momenti puliti con un ottimo uso del vibrato, che conferisce una nota caratteristica nel timbro di Alessio Calandriello. Con “Everything Dies” esce con prepotenza la vera anima dei Lucid Dream: una forte connotazione progressive nel loro sound, introdotto da un arpeggio, attacca un tempo dispari che ci trascina in un pezzo di sette minuti molto articolato, con ottimi cambi di tempo che però non mettono mai in secondo piano la visione d’insieme del pezzo che mantiene comunque le sue parti melodiche. Seguono l’assolo di Simone Terigi e chiusura. Ritmo cadenzato per “The Stonehunter”: la struttura del brano lineare lo rende facilmente assimilabile dando respiro all’intera opera, il ritornello vi si imprimerà in testa. “A Blanket Stars” è un breve passaggio acustico che ci trasporta alla successiva “Magnitudes”, aperta da una dolce melodia che accompagna la calda voce di Calandriello, qua autore di una prova magnifica con una grande interpretazione di quella che pare una ballad, con qualche richiamo al sound dei Police… ma ecco che la sorpresa è dietro l’angolo: il pezzo prende una piega decisamente movimentata ritirando fuori l’anima rock dei Lucid Dream. Ottima prova di tutta la band nella parte strumentale, altra strofa lenta e chiusura roboante: uno degli episodi migliori di questo album. Con “Broken Mirror”, che riprende il tema dell’artwork di copertina, assistiamo ad un’altra dimostrazione delle ottime capacità compositive della band: la ritmica della chitarra nella parte centrale è trascinante, cosi come risulta magnificamente progressiva la parte finale. La chiusura è affidata a “The Theater of Silence”,una suite strumentale che inizia sognante con un arpeggio fino a lasciare spazio all’estro del chitarrista, magistralmente supportato dagli altri musicisti. Le sonorità delle parti più rock riportano alla mente Quiet Riot o Prayng Mantis o forse ricordano solo i Lucid Dream. Finale in crescendo con la splendida performance degli strumenti ad arco ospiti che ben si sposano con l’anima prog della band: una collaborazione a mio avviso da ripetere e potenziare.

 

Prendete le sonorità delle band N.W.O.B.H.M, usate per comporre brani con struttura progressive e metteteci sopra un cantato personale e caro ai singer dell’hard rock anni ’70 ed otterrete questo “Otherworldly” del Lucid Dream. Questo è l’impatto di un lavoro in realtà molto più profondo ed interessante di come potrebbe apparirvi, d’altra parte lo stile compositivo a cui ascrivere questo concept oscilla tra la rock-opera e il progressive, per cui non basta un solo ascolto per apprezzarlo nella sua interezza. Il tema affrontato è assolutamente inedito, figlio anche dell’opera letteraria firmata dal chitarrista Simone Terigi, che sceglie di utilizzare sonorità proprio del suo strumento assimilabili come detto all’era d’oro che ha dato i natali all’Heavy Metal dei primi anni ’80. Lo fa consapevolmente e coraggiosamente, perché il rischio di risultare datati è molto alto, ma quando si hanno capacità compositive come quelle espresse in questo album, ci si può permettere di osare. Inutile dire che tecnicamente è tutto ineccepibile, dall’esecuzione alla produzione stessa , anche perché dietro di essa ci sono nomi noti della scena italiana. Siamo di fronte ad un opera varia che apre con due brani abbastanza diretti, per poi svelare l’anima profondamente progressive di questa band, “Magnitudes” suona come un pezzo internazionale e la suite strumentale “The Theater of Silence” dimostra una maturità artistica notevole. Tante buone idee miscelate insieme per produrre un opera che potremmo paragonare a un buon vino rosso, caldo, dai colori e dal sapore sempre diversi da sorseggiare poco alla volta per non perderne neanche una nota, liberando la nostra mente per aprirla al messaggio che ci viene trasmesso, chiudendo gli occhi ed ascoltando “Otherworldly” come se fossimo all’interno di un “Lucido Sogno

 

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 10 Luglio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com