L'ORA X - ''Sottovoce''

L'ORA X

"SOTTOVOCE"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Gabriele e Ilario Mangano, due fratelli romani che ai più potrebbero sembrare due perfetti sconosciuti ma che, in realtà, sono tra i membri di una band temporaneamente finita “nel congelatore”: gli Yattafunk, infatti, vivono un momento di stallo, in attesa di nuova linfa vitale, e i due fratelli hanno deciso di lanciarsi in un nuovo progetto Alternative Metal, rigorosamente cantato in italiano. Il progetto L’Ora X prende vita nei primi mesi del 2017 e sforna immediatamente un album intitolato “Sottovoce”, pubblicato per Ghost Label Record il 3 Aprile 2017 nella sua versione digitale e, un paio di mesi più tardi, anche in CD fisico. In questo album Gabriele si occupa di voce, chitarra, tastiere e batteria, mentre Ilario è l’addetto al basso ed alla seconda chitarra. “Sottovoce” è composto di undici tracce ed è accompagnato da un artwork quasi interamente bianco sulla destra, mentre la metà di sinistra è occupata da un disegno in stile tattoo, che gioca col rosso e le sfumature del nero.

 

Animae” – L’introduzione è caratterizzata da note pesanti e colpi di batteria potenti. Dopo qualche secondo si passa ad un cambiamento radicale, con una ritmica da Rock leggero e un cantato rappato. Il metal ritorna nel ritornello del brano, dove ritorna in scena una certa carica violenta resa drammatica dal tema del testo. Bello il solo di chitarra nel bridge.

Lebbracadabra” – Chitarra decisa sostenuta da suoni elettronici, apertura che ci apre la strada ad un ritorno del cantato rap che si mischia molto più spesso all’aggressività del Metal. Sembra di ritrovarsi ai tempi d’oro dei Limp Bizkit. Lo strumentale è un continuo alternarsi di momenti con una certa carica ad altri di mero accompagnamento, ma ciò aiuta anche allo scorrere fluido di questi quattro minuti scarsi.

Gaius Baltar” – La chitarra parte più soft, ma ben presto un continuo crescendo ci accompagna all’ingresso della ritmica. La strofa si basa su di uno strumentale leggero, incentrato su toni bassi, che si scatena nel ritornello insieme ad un cantato quasi urlato, che lascia l’impressione di una grande immedesimazione del cantante nel testo.

Non è Francesca” – Ebbene sì, non vi state sbagliando: siamo di fronte ad una cover di uno dei più famosi Lato B del compianto Lucio Battisti, pubblicato nel 1969 e reso ancora più famoso l’anno successivo dai Formula 3. L’introduzione è lasciata al fruscio di un vinile, ma ben presto si passa alle sonorità tipiche della band. Il cantato non vede la melodia stravolta, ma certamente un purista non sarebbe in grado di apprezzare questo omaggio.

Io Ci Sarò” – Appena inizia il brano è impossibile non ricordare “Non è Un Film” degli Articolo 31. Componente Metal inesistente fino al cantato della conclusione e Rock presente solamente a tratti… Canzone più adatta ad un disco Pop.

Quello Che I Miei Occhi Non Vedono” – Arriviamo al brano che segna la metà esatta del disco e ritornano sonorità più decise. Lo strumentale Metal sorregge il cantato sincopato del rap. Un ritorno a quanto sentito nei primi tre brani, ma con una maggior energia da parte delle corde e della batteria.

Sweet Home Roma Est” – Qui si esula sempre di più dal Metal, mescolando le chitarre a sonorità Hip Hop e lo scratch sui vinili. Chi non ama certe sonorità rischia di rimanere un po’ deluso.

Che Sarà Di Noi” – Il brano si apre con un’atmosfera quasi unplugged, con un dolce cantato clean… Ma ben presto i ritmi si alzano e il cantato vira verso uno scream sporco, molto d’impatto. Qui il bridge è formato da una parte rappata, carica di rabbia, che mantiene alto il pathos del brano.

Daimyo” – Anche il brano più lungo del disco apre in acustico, passando però subito in puro elettrico. Ritmica lenta, chitarre un po’ statiche. Quando inizia il cantato, un po’ sulla scia del clean di quello precedente, è piacevole il riff di chitarra in sottofondo. Stranamente mi sono ritrovato a canticchiare la canzone già al primo ascolto, senza il testo davanti agli occhi. Il lungo intermezzo strumentale contribuisce a non far scemare la carica di pathos e dolore che permea il brano, uno dei migliori del disco.

X” – Scratch iniziale e via con sonorità cariche Metal. Quando inizia la strofa si passa a puro rap, anche se lento. La componente Metal la ritroviamo nel ritornello, con un incremento della “violenza” del suono nel finale.

Sottovoce” – L’ultimo brano del disco si presenta in acustico, con un cantato dolce a tratti a doppia voce. Una specie di oasi di tranquillità a fine album, un pezzo intenso che sa di rinascita interiore. Una bella conclusione per questo lavoro.

 

La produzione di questo disco davvero pregevole, senza suoni o volumi fuori posto e tutto perfettamente udibile. Non essendo esperto di Rap non posso parlare di questo ambito, ma di certo nel cantato vero e proprio si può percepire un certo pathos in grado di attirare l’ascoltatore, grazie anche a testi seri e non banali. La nota dolente sta nell’uso dello strumentale, perché spesso e volentieri viene da chiedersi che senso ha attaccare gli strumenti agli amplificatori tanto è scarno l’accompagnamento. Da questo punto di vista l’album risuona forse un po’ troppo altalenante.

 

 

 

 

TRACKLIST

1. Animae

2. Lebbracadabra

3. Gaius Baltar

4. Non è Francesca

5. Io Ci Sarò

6. Quello Che I Miei Occhi Non Vedono

7. Sweet Home Roma Est

8. Che Sarà Di Noi

9. Daimyo

10. X

11. Sottovoce

 

 

 

VOTO

6,5/10

 

"Animae"

Pubblicata il 2 Novembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati