LIONE/CONTI - self titled album

LIONE/CONTI

"LIONE/CONTI"

A cura di Andrea Veronesi,

revisione di Giulia Fordiani

Grazie ad una congiunzione astrale che si verifica solo una volta ogni mille anni, la costellazione del leone e quella del cigno si sono ritrovate alla fine di gennaio 2018 in un allineamento particolare che ha provocato l'apertura di un vortice dimensionale capace di curvare lo spazio tempo... Così nei giorni corrispondenti al 68° festival della canzone italiana, in un altro luogo e tempo si svolgeva la stessa competizione canora, ma in questa realtà la musica popolare è l'Heavy Metal, mentre il pop o la musica leggera costituiscono i generi più estremi ed underground.

 

In un gotico teatro Ariston, nella città dei fiori, che per l'occasione sono solo crisantemi e tulipani neri, ci apprestiamo a vivere la giornata di apertura. La scenografia, curata da Derek Riggs, è quella delle grandi occasioni, si comincia con il discorso di apertura del direttore artistico Ronnie James Dio, poichè in questi mondi paralleli il confine tra la vita e la morte non è definito. Dopo i convenevoli di rito e una magistrale interpretazione di “Rainbow In The Dark”, entra in scena la coppia che condurrà il festival: Michael Kiske e Doro Pesch. I due mattatori del palco si mettono subito a proprio agio scambiando qualche battuta e improvvisando un duetto, al termine del quale presentano la Transiberian Orchestra diretta dal maestro Arjen Lucassen...

 

Ospiti della serata sono due icone del panorama Heavy Metal italiano: il duo Lione/Conti presenta in anteprima il loro nuovo album, pubblicato dalla Frontiers, prodotto, mixato e registrato dall'onnipotente Simone Mularoni nei Domination Studio. I destini dei due cantanti sembrano indissolubilmente legati, entrambi imparentati nelle diverse incarnazioni passate, presenti e future dei progetti con la parola Rhapsody al proprio interno. Fu proprio Fabio Lione (ex-Labyrinth, ex-Rhapsody Of Fire, ex-Athena, ex-Hollow Haze, Vision Divine, Angra, Eternal Idol) a suggerire a Luca Turilli di ascoltare Alessandro Conti (Trick or Treat, Luca Turilli's Rhapsody) come possibile punta di diamante del progetto solista dell'eclettico compositore: i risultati li conosciamo. L'oscuro Cigno Nero e Il Leone Fiammeggiante si fronteggiano accompagnati da Simone Mularoni alla chitarra e al basso, Filippo "Sasha" Martignano alle tastiere e Marco Lanciotti alla batteria.

 

Il teatro è pieno, si parte con "Ascension" e subito ci troviamo di fronte a un brano Prog Power che si muove sulle stesse coordinate di Labyrinth e Vison Divine. Inutile sottolineare la perizia tecnica di musicisti di caratura internazionale, capaci di mettere insieme un brano assolutamente vincente. I due singer si muovono composti e rispettando i propri ruoli... Almeno fino a metà pezzo, quando cominciano a rincorrersi, mettendo in evidenza il proprio talento e le diverse, seppur convergenti, sfumature timbriche, risultando ineguagliabili ed estremamente efficaci nelle armonizzazioni.

Senza esitazioni si va avanti con "Outcome" ed ancora si spinge sull’acceleratore, con Mularoni che oltre a porre la sua firma su tutti i brani, imbastisce splendide trame ritmiche. Le tastiere non sono mai invadenti ed impreziosiscono l’intera composizione. Spettacolare l'assolo di chitarra che ci riaggancia al tema iniziale, il ritornello sembra nato per essere cantato in coro a squarciagola, accompagnando la prova eccezionale dei due cantanti.

Arriviamo a quella che ritengo un’autentica perla di questo lavoro, la progressiva “You’re Falling”, introdotta da atmosfere orientali e dall’incedere deciso della chitarra ritmica che lascia presto spazio ad un etereo arpeggio, sul quale rompe gli indugi Lione con la sua innata capacità interpretativa… Appena il tempo di realizzare che, compositivamente parlando, siamo di fronte ad un pezzo da novanta, quando ecco entrare in scena Alle Conti il quale, pur mantenendo il suo grande timbro, per un attimo nel suo attacco mi ha riportato alla mente mister Geoff Tate dei migliori tempi dei Queensrÿche… Il pezzo che ne esce è maestoso.

È arrivato il momento di tirare il fiato. Si fa per dire ovviamente, perché la ballad “Somebody Else” si apre su un dolce accompagnamento di pianoforte sul quale le linee vocali di Fabio ed Alessandro esplodono, dando vita ad un momento intriso di forte emozione: uno di quei brani da accendini accesi. Ancora una volta da sottolineare il gusto dell’assolo di chitarra a metà brano.

Vi siete riposati? E allora se siete pronti a ripartire, si ritorna sul Power con la meravigliosa “Misbeliever”, dove Conti si spinge su territori che decisamente gli appartengono. Il brano è degno delle migliori produzioni internazionali in circolazione, una delle migliori tracce power che ho sentito in questi primi mesi del 2018. La struttura rimanda un po’ allo stile dei Kamelot, pezzo comunque di altissimo livello con un finale arrembante.

Ricordate le due costellazioni di cui vi ho parlato all’inizio, l’equilibrio che ha permesso l’apertura di questo vortice su un‘altra dimensione? Il leone e il cigno sono anche i due elementi con cui viene rappresentata la dualità dei due protagonisti nell’artwork di copertina, un equilibrio che deve essere mantenuto, pertanto ad un pezzo dove è protagonista Conti, ne segue uno dove lo diventa Lione: “Destruction Show”. Ritorniamo a dare un forte sapore Prog Power, un brano ben articolato con una forte presenza delle tastiere, da apprezzare la sempre precisa e ficcante sezione ritmica.

Passiamo oltre con “Glories” dove il botta e risposta tra i due protagonisti la fa da padrone, in una traccia diretta e compatta che stringe l’occhiolino al Power più classico, almeno fino a metà brano, poi… Succede di tutto! La prova vocale è veramente impressionante e la musica gli va dietro, duelli solisti tra chitarra e tastiera e finale spettacolare: un’altra chicca!

La successiva “Truth” ha un attacco dirompente, con un giro che vi rimarrà impresso a lungo, le linee vocali innestate su un mid tempo convincente danno vita ad un altro momento intenso dell’intera produzione. Spazio per un assolo di tastiera nella parte centrale e finale in crescendo.

Ritorniamo decisamente ad accelerare con “Gravity”, brano compatto e deciso con una potente sezione ritmica spinta da un Lanciotti martellante dietro alle pelli. Il cantato è affidato a Conti, che sfodera una prova talmente magistrale da stupire sia conduttori che direttore artistico: il sudore speso sul microfono in mille serate nei piccoli club ha forgiato la sua voce, l’esperienza con i Trick Or Treat, con Luca Turilli, ed ora la consapevolezza del suo talento fanno il resto: ascoltare per credere!

Con “Crosswinds” arriviamo al gran finale, altra traccia fortemente progressiva affidata a Fabio Lione il cui attacco, non tanto per timbro, ma per la modalità mi ha portato alla mente addirittura Bono Vox! Chi lo avrebbe mai detto!? Ma ovviamente lo straordinario singer attualmente in tour con i Rhapsody Reunion, splende esclusivamente di luce propria, dotato di una capacità espressiva formidabile mette la sua firma su questa traccia killer che chiude degnamente l’intero lavoro.

 

Mentre il varco spazio temporale che ci ha permesso di assistere a questo spettacolo si richiude dietro di noi, cerchiamo di mettere insieme le idee per analizzare quest’opera. Per cominciare, voglio soffermarmi su un aspetto che rischia di essere trascurato, mi riferisco a quello prettamente compositivo e strumentale. Il rischio nasce dal fatto che l’album, di fatto, diventa una celebrazione dei due cantanti che con il loro talento avrebbero potuto mettere in ombra il valore della struttura dei brani, rischiando di mettere la musica stessa in secondo piano. Ma la realtà sta nel mezzo e la forza di questo progetto risiede proprio nel difficile equilibrio che tutti i protagonisti riescono a mantenere, senza eccedere mai, rispettando i ruoli mettendosi gli uni al servizio degli altri senza disdegnare però di uscire con forza quando necessario, un fine lavoro di regia che si avverte durante tutta la produzione. Simone Mularoni e compagni mescolano sapientemente momenti strettamente power ad altri tipicamente progressive, lasciando sempre ampio spazio alla melodia, che non può che esaltare due voci di questo calibro.

 

Per quanto riguarda il cantato, la coppia in questione non avrebbe bisogno di presentazioni, ma credo che in questo lavoro entrambi siano stati capaci di superarsi, osando qualcosa in più ed uscendo un po’ dai propri schemi, dividendosi sapientemente i ruoli ed unendo le forze dove necessario. Un rispetto che probabilmente nasce da un’intesa che va ben al di là dei palchi condivisi.

 

Ad oggi non sappiamo se e quando si ripeterà questa combinazione astrale, se questo sarà un episodio fine a se stesso o se avrà un seguito… Certo lo squarcio dimensionale si è richiuso portandosi con se tutto il nostro festival immaginario, per cui non li vedremo più calcare quel palco, ma nella nostra fantasia nulla ci vieta di sperare che nella realtà il Leone e il Cigno Nero si incontrino ancora per portare on stage questo lavoro. Se succederà non perdeteveli per nulla al mondo, avrete l’occasione di vedere due tra le migliori voci del genere in circolazione.

 

 

 

TRACKLIST

1. Ascension

2. Outcome

3. You’re Falling

4. Somebody Else

5. Misbeliever

6. Destruction Show

7. Glories

8. Truth

9. Gravity

10. Crosswinds

 

 

 

VOTO

9/10

 

"Ascension"

Pubblicata il 25 Febbraio 2018

LIONE/CONTI

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