LILYUM - ''Altar Of Fear''

LILYUM

"ALTAR OF FEAR"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Città: Torino. Genere: Black Metal. Componenti: Tre. Questa in breve potrebbe essere una possibile carta d’identità dei Lilyum, band nata nel 2002 e che può vantare all’attivo 6 full-lengt, 2 demo, 4 EP e uno split a tre con Ordo Blasphemus e Leben Ohne Licht Kollektiv. La band è formata dai due polistrumentisti Kosmos Reversum e Lord J.H. Psycho (quest’ultimo anche cantante) e dal batterista Frozen. Dopo due anni dall’ultimo disco, la band sforna il nuovo album “Altar Of Fear” e lo pubblica il 29 Agosto 2017,con la label ucraina Vacula Productions. “Altar Of Fear” è composto da 7 tracce ed è accompagnato da un artwork che consiste nella foto di un incendio montano di notte.

 

L’opener del disco si intitola “Alkahest” e, con i suoi quattro minuti, è il brano più breve del disco: effetti spettrali ci accolgono crescendo di intensità. Quando entra il cantato si passa nel Black Metal più puro, con una ritmica veloce ma non eccessiva e chitarre che non intonano una vera e propria melodia. Il cantato è molto effettato, a tal punto da rendere difficile la comprensione del testo: cosa che, però, in questo caso non penalizza il brano ma ne accentua l’atmosfera inquietante. Lo strumentale tende ad essere un po’ ripetitivo, ma non stanca. Godetevi la conclusione! Passiamo a “To Dream Beneath Plains Of White Ash”: bello l’effetto che concorre il crescendo del cantato, che ci porta ad un nuovo brano carico di atmosfera, grazie anche ad una melodia un po’ più movimentata di chitarra e ad un solo già nella prima parte, che segue la metrica del cantato. La ritmica è sostenuta e trascinante. Il brano risulta molto interessante nella sua struttura, non si presenta come un un’unica ripetizione ma ci sono più periodi che si ripetono ciclicamente fino a pochi secondi prima dei cinque minuti, quando la chitarra cambia completamente la melodia insieme alle tastiere. “The Watchers' Departure” è la seconda canzone più lunga del disco con i suoi sette minuti scarsi: l’atmosfera è ancora più cupa dei brani precedenti, mentre il cantato risulta un po’ più comprensibile. I primi due minuti letteralmente volano e dal terzo i ritmi si serrano e tutto l’insieme raggiunge una maggior enfasi. Belli i periodi esclusivamente strumentali. Ai cinque minuti e mezzo arriva la sorpresa con un piccolo accenno di cantato clean ben fatto. Questo brano può tranquillamente essere considerato come quello di punta del disco. La canzone che segna la metà del disco è “Voices From The Fire”: colpi lontani, sempre più forti, un suono di strumenti arco si fa sentire sempre più forte, diventando una specie di orchestrazione che porta alla sfuriata Black. Bello il cantato, che per la prima volta vede anche l’utilizzo di una seconda voce che risponde alla prima in clean. Il pezzo, però, ha uno strumentale piuttosto ripetitivo, che rischia di sfociare nel monotono. Il rischio viene scongiurato dopo il quarto minuto, quando si ha una netta variazione del tema. La quinta traccia si intitola “Tomorrows Worth Erasing”: nessuna introduzione, subito una scarica di buon Black. Il cantato è ancora effettato ma ampiamente comprensibile e lo strumentale non si fossilizza su di un’unica soluzione per tutto il tempo, ma propone piccole variazioni. Davvero inquietante l’urlo ai tre minuti che divide in due la canzone. Col passare dei minuti si percepisce una sorta di monotonia nello strumentale ma, non appena si inizia a pensarlo, ecco che arriva un altro momento che cambia la situazione. Sempre sull’orlo del precipizio riuscendo a non cadere: buon lavoro. La penultima traccia è “Stain Of Salvation”: anche in questa occasione si entra direttamente nel vivo senza preamboli. Qui il cantato parte con un clean effettato e molto cupo, quasi parlato. Ben presto si ritorna al growl e a sonorità più pesanti. I momenti più movimentati e quelli più compassati si alternano mantenendo il pezzo vivo. Un brano affascinante nel suo complesso, da ascoltare fino in fondo. Siamo arrivati alla conclusione con il brano più lungo: “Siege The Solar Towers” parte subito in quarta con le chitarre, mentre la batteria mantiene un certo ritmo solamente con la cassa per il primo minuto. Il cantato ci arriva più dinamico ed incisivo e lo strumentale, che via via sembra affievolirsi, di colpo si ravviva e aumenta di intensità. In diversi punti del brano l’oscurità che ne scaturisce diventa quasi palpabile, mentre in altri si respira una lieve venatura Thrash nel cantato. La sorpresa in questo brano arriva ai sette minuti e mezzo, quando pian piano si spegne lasciando spazio ad una lunga nota molto bassa che fa da tappeto alla chitarra. Il finale va solo ascoltato, perché è impossibile renderlo a parole.

 

I Lilyum ritornano con un buon album: niente di nuovo, si intende, ma la qualità non si discute. Ben strutturati i brani, anche se spesso risultano troppo a rischio monotonia salvandosi in corner, che risultano anche ben eseguiti e ben registrati, in quanto ogni strumento risulta ben udibile e distinguibile. “The Watchers' Departure” può essere considerato il punto più alto del disco, con a ruota la traccia di chiusura. Un disco che manterrà di ottimo livello la vostra collezione.

 

 

 

 

 

TRACKLIST

1. Alkahest

2. To Dream Beneath Plains Of White Ash

3. The Watchers' Departure

4. Voices From The Fire

5. Tomorrows Worth Erasing

6. Stain Of Salvation

7. Siege The Solar Towers

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 28 Settembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati