LAST RITES - ''Nemesis''

LAST RITES

"NEMESIS"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Dave (chitarra e voce), Laccio (batteria), Bomber (chitarra) e Fens (basso e cori): tranquilli, non sono qui a sparare nomi a caso, perché questa è l’attuale formazione dei Last Rites, band savonese dedita dall’inizio di questo secolo ad un Death/Thrash Metal figlio degli anni d’oro, tra gli ’80 e i ’90 del secolo scorso. Scorrendo la discografia della band, tra le varie voci possiamo notare la presenza di solamente due full-lenght, datati 2003 (“Mind Prison”) e 2016 (“Unholy Puppets”, recensito da noi l’anno scorso). Finalmente, nella seconda metà del 2017, il conteggio è salito a tre grazie a “Nemesis”, album di otto tracce (cinque brani inediti e tre rivisti e riregistrati) pubblicato in digitale nell’Agosto dello scorso anno e su supporto fisico quattro mesi dopo, per MASD Records. L’album parla di angoscia, dolore e dei tanti bivi, morali ed etici, che l’essere umano è costretto quotidianamente ad affrontare.

 

Paradox Of Predestination” – Subito le prime note ci fanno capire che tipo di sound aspettarci nel proseguo. Riff potente e ritmica incalzante, il basso risuona martellante. Bello il contrasto tra la voce del singer e i cori di Fens, che riescono a dare maggiore profondità. Prima dei tre minuti troviamo un veloce solo di chitarra che apre la strada al finale.

Architecture Of Self-Destruction” – Partenza col botto! Ritmo ancora più veloce del brano precedente, con il cantato che risulta più convincente. Brano breve, che supera di poco i due minuti, ma che riesce ad essere vario con un momento “lento” seguito da un frenetico assolo di chitarra.

26.04.86” – Chitarre distortissime aprono la canzone lasciando spazio ad uno strumentale potente ed incisivo. Il cantato entra improvvisamente solo dopo più di un minuto, contribuendo ad un netto cambio di velocità generale. Lo ammetto, pur essendo seduto davanti ad un computer mi è stato impossibile non ritrovarmi a scatenare l’headbanging (peccato che non abbia scatenato anche la ricrescita dei capelli). Il solo di chitarra ci porta direttamente agli ultimi secondi.

Ancient Spirit” – Inizia ad aumentare la durata dei brani e raggiungiamo per la prima volta i quattro minuti. Introduzione più contenuta, con un gioco di botta e risposta tra chitarre e sezione ritmica. La calma apparente però dura poco perché ben presto ci addentriamo nella vena Death della band. I minuti volano e il brano non annoia affatto, però il solo di chitarra ai tre minuti lascia un po’ perplessi: eseguito perfettamente, sia chiaro, ma l’orecchio non ne rimane troppo soddisfatto.

Fallen Brother - Glory To The Brave (outro)” – L’introduzione quasi Heavy non tragga in inganno: il brano prende ben presto i connotati di brano veloce e potente, sulla falsariga dei precedenti. Batteria e basso creano una base di assoluto livello sopra alla quale le chitarre giocano. Novità: entra in scena una tastiera con un suono che vagamente ricorda un Hammond, regalando un tocco leggermente retrò al brano. L’outro è la vera sorpresa: Symphonic puro, un’enclave di dolcezza.

Human Extinction” – Ancora partenza a tutta birra con questo brano, che vede un periodo di “calma” solo dopo il minuto, inframezzato da uno spezzone formato da uno stacco continuo, creando quel qualcosa di “diverso” rispetto al resto del disco. Tre minuti e cinquanta che letteralmente volano.

Realm Of Illusions” – Apertura del brano con l’introduzione più accattivante di tutto il disco, seguita da un botta e risposta delle chitarre chiaramente distinguibili su due canali differenti. Trascinante e, mi ripeto volutamente, accattivante, spicca soprattutto per l’ottimo lungo finale strumentale, con una sorta di battaglia tra le chitarre assolutamente entusiasmante. Brano Top del disco.

Souls’ Harvest” –L’album si chiude a tutta velocità! Impossibile non farsi trascinare dal ritmo e dalle chitarre che suonano all’unisono col cantante. Non sempre però l’acceleratore è schiacciato del tutto, perché in certi momenti la velocità diminuisce ma aumenta l’intensità. Una chiusura col botto.

 

Questo “Nemesis” è un vero pugno allo stomaco in grado di stenderti, cosa che lo rende un album di assoluto rispetto. Non ci sono momenti di noia, spezzoni che spingono allo skip: il disco diverte dall’inizio alla fine, con un crescendo negli ultimi due pezzi. Ci sono le idee, c’è la qualità e c’è la bravura nel mixarle ad arte. Ottimo lavoro.

 

 

 

TRACKLIST

1. Paradox Of Predestination

2. Architecture Of Self-Destruction

3. 26.04.86

4. Ancient Spirit

5. Fallen Brother - Glory To The Brave (outro)

6. Human Extinction

7. Realm Of Illusions

8. Souls' Harvest

 

 

 

VOTO

8,5/10

 

"Ancient Spirit

Pubblicata il 6 Marzo 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati