KILLERS LODGE

KILLERS LODGE

"ALMA CACHONDA"

A cura di Irene Bargelli

La band che vi propongo ha una storia un po' travagliata: nasce dallo scioglimento dei Raza De Odio quando John Killerbob e Christo Machete decidono di iniziare un nuovo progetto musicale con l'aggiunta di Lj Dusk proveniente dai DyNAbyte alla chitarra che completa il trio. Di chi parlo? Dei Killers Lodge (prima Killerbob and the Black Lodge). Prima della pubblicazione del primo album dal titolo "Unnecessary I", Dusk lascia il gruppo per essere sostituito in seguito da una vecchia conoscenza degli altri du membri: Olly Razorback, ex chitarrista dei Raza De Odio. Nel gennaio 2016 si preparano a registrare il secondo album "Alma Cachonda", uscito nel febbraio dello stesso anno per Diamonds Prod.: un insieme di 9 brani potenti e con molti riferimenti a Star Trek e ritagli di problemi sociali.

 

"Engage!" è l'attacco che ci introduce a "Stand Against", prima traccia dell'album. La particolarità di questo brano consiste nel vederlo suddiviso in due parti con temi diversi: la prima fa riferimento ad un capitolo del romanzo "L'Eretista" di Chiara Daino; la seconda porzione di testo, separata dalla prima da una simpatica frase di stacco, invece descrive il problema delle difficoltà di comunicazione con una toccante immagine di un uomo che partecipa al proprio funerale e si rende conto di non riuscire a comunicare con gli amici: se ne va con la convinzione che il problema sia la loro indifferenza. John Killerbob conduce tutto il pezzo con una voce graffiante, precisa, totalmente adatta all'aggressività non eccessiva della band. Anche musicalmente la band non delude chi si aspetta grandi cose da loro. Scorriamo al secondo posto della tracklist con "By Inferno's Light", dalla sonorità molto simile a canzoni già presenti nel mondo metal, ma non scontate o copiate. Si fanno spazio nell'ambiente metal senza pestare i piedi a nessuno, valorizzando ogni strumento (voce compresa). La canzone, come scrivono loro stessi, tratta di anonimato in rete e coraggio assente nella vita reale. Come nella track precedente, si predilige un testo oscuro, quasi triste, si vede l'oscurità come punto di salvezza ma anche di rovina, intrigante. Andando avanti troviamo "Psycholulladie", la band la definisce una ninna-nanna psicotica e per quanto il ritmo del brano suggerisca tutt'altro, non si può che dar loro ragione: una ninna nanna di un pazzo dal testo molto profondo per quanto semplice e schema che un po' trae in inganno la mente.. Anche il titolo confonde un po': ninnananna è "lullaby" in inglese e invece i ragazzi giocano sul tema della morte (ripresa anche nel testo) aggiungendo un "die" (morire) al posto di "by". Una trovata fantastica e totalmente adatta al pezzo. Un titolo che è tutto un programma per "In the Gipsy Raven's Deep Space". Musicalmente non si hanno sorprese, lo stile del trio è ormai definito e ben rispettato con la chitarra ed una voce graffiante che dominano il tutto. Il testo è spaziale, in tutti i sensi, ma questa volta, i protagonisti sono gli strumenti: assoli a metà brano e alla fine per dare corpo alla canzone. Ottima stesura. Oltrepassiamo la metà della tracklist con "Growling the Night Away", intro di chitarra con crescendo di intensità fino all'arrivo del cantante. Dopo 4 tracce si può ben affermare che la maestria con la quale la band riesce a nascondere immagini extra all'interno delle parole e del loro stretto significato è radicata: qui, anche grazie a William Blake con la sua poesia "The Tyger", per esempio viene rivelato che si parla di una notte di fuoco, una notte di sesso e metal, ma i riferimenti diretti a tale atto sono minimi.. Dal punto di vista musicale nulla da dire, il livello è molto valido e regolato bene come nei brani precedenti. Con "With Fire and Iron" si torna un po' sulla ritmica della terza traccia, impostazione che un po' esce dagli schemi generali dell'album. Testo breve e semplice per dare molto spazio agli strumenti che sanno ben gestirsi lo spazio loro riservato per gli assoli. Chi conosce il modo di Star Trek, non può certo non notare (anche se difficile da ricordare) che il testo è fa riferimento al rituale di matrimonio Klingon nel quale viene narrata la leggenda della creazione secondo la quale gli dei crearono un cuore dall'acciaio e il fuoco, esso batteva forte e con orgoglio fin quando non si rese conto di essere solo, per alleviare la sua tristezza crearono un secondo cuore ancora più potente. Dopo vari scontri di gelosia i due si resero conto che insieme potevano essere più forti ed invincibili tanto che anche gli Dei furono spaventati dalla loro potenza. "Even Steel" si trova al settimo posto e ci avviciniamo alla fine della scaletta dei Killers Lodge. Il testo è tratto da una poesia di Kathleen Raine, "Northumbrian Sequence" e la musica, per una volta, sembra seguire la solennità del brano.. l'intro è incalzante, ma con l'arrivo della linea vocale i toni si smorzano e rimangono i linea per tutto il pezzo, creano la giusta armonia tra la voce graffiante di John e la potenza musicale di Olly e Christo (senza dimenticare che al basso c'è John). Una delle canzoni a mio dire più riuscite e complete di tutto l'album: bellissima. Sempre più vicini alla fine di questo cammino musicale a braccetto con la band, ci avventuriamo nella vita di un Rocker o di un semplice amante di tale stile con "For the Lion and the Fish". Il brano è ridotto ai minimi termini, semplice, preciso e ben organizzato. Sembra la rappresentazione di un sogno che diventa realtà. Puro e genuino. Neanche con l'ottava traccia si ricevono delusioni. Ottimo lavoro. La pubblicazione si conclude in grande stile con un brano ispirato dalla serieTV "Babylon 5": "Warmongers" dove viene fatta propaganda ad un' Armata della Stella Bianca che combatte sprezzante di ogni ostilità, combatte senza sapere ragioni. Degno di nota è la contrapposizione tra i due toni vocali presenti: nell'introduzione e sul finale si percepisce un timbro che a me personalmente evoca Gollum (de "Il Signore degli anelli" e "Lo Hobbit"), tetro, quasi di ammonimento, ma nel corpo vero e proprio della canzone torna il solito timbro inconfondibile di John. Tutta la parte musicale è ben giostrata come nelle precedenti tracce.

 

"Here we stand between the death and the life / Here we stand between the lie and the truth": questa frase mi ha colpita particolarmente, così semplice e al contempo inquietante e bellissima: riassunto perfetto delle sensazioni che ho provato con i Killer Lodge. Un album davvero con i fiocchi... fiocchi neri e un po' strappati, tanto per evocare lo stile della band che pur essendo composta da soli 3 strumenti e una voce rende comunque della buona musica.

Ottimo.

 

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 2 Febbraio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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