KERES

KERES

"HERESY"

A cura di Steel on Fire

Tiziano “Ares” Fosco (voce), Cristian “Astahrot” Giacomuzzi (chitarra), Samuel “Hrymr” Bellan (basso) e Ruben “Notrhakr” Ragno (chitarra e cori): questi i musicisti che formano la line-up dei Keres, band formatasi a Predazzo (Trento) nel settembre 2015, dalle ceneri dei The Crying of Angels, con l’obiettivo d proporre un Black/Death Metal in grado di spedire al pavimento l’ascoltatore. “Heresy”, uscito nel maggio 2016, è il primo EP della band: formato da 6 brani, è accompagnato da un artwork piuttosto tetro, nonostante i colori principalmente chiari.

 

Ma passiamo al primo brano, l’intro “Aibohphobia”: atmosfera inquietante, basata su pochi accordi di chitarra e sporadiche note di basso, il tutto in un costante crescendo di pathos. La batteria appare solo nel finale con la cassa, facendo aumentare di colpo la carica preparandoci all’arrivo del primo vero brano “The Unworthy Ones”: una valanga di note ci investe dal primo secondo, insieme ad un growl molto violento. Momenti più melodici della prima chitarra si inseriscono tra le sfuriate degli altri strumenti, migliorando l’ascolto della canzone spezzando la monotonia. Ogni strumento è registrato a dovere e risuona ben bilanciato. Nei quattro minuti abbondanti del brano no ci si annoia, grazie alle variazioni ritmiche e melodiche che ci vengono proposte. “Strings of Fate” è la terza traccia, che inizia con lo stesso metodo della prima, risultando comunque da subito meno violenta. Il growl è ancora potente e convincente, e la seconda voce in sottofondo dona una maggiore profondità al cantato, mentre la sezione ritmica risulta di nuovo ben registrata, lasciando percepire alla perfezione le parti strumentali. Ovviamente i momenti di sfuriata pura non mancano, donando al brano un’energia invidiabile. Bella sorpresa quella che ritroviamo nel finale: una vera e propria “oasi di pace” a suon di archi… Passiamo alla title track “Heresy”: l’intro si basa su basso e charleston, prima di passare alla violenza pura, una lunga sfuriata dove ogni nota si incastra a perfezione con le altre, non lasciando dubbi sulle qualità di chi suona. La ritmica è trascinante, anche nel momento più “tranquillo” che ritroviamo poco prima dei due minuti, un’enclave melodica di oltre un minuto che divide così il brano in tre parti: il finale, infatti, è di nuovo energico e trascinante. Con “Phosphorus” ci avviamo sulla strada che porta alla chiusura, ma non senza tentare di scuotere le viscere di chi ascolta: il cantato è sempre incisivo, la ritmica incontenibile e la chitarra solista accenna un po’ di melodia. Per capire a pieno l’energia di questa canzone bisogna solamente ascoltarla, soprattutto in sede live dove, certamente, la resa è infinitamente superiore! “Dawn of the Titans” chiude questo EP: le chitarre ci accolgono su di un letto formato da batteria e basso abbastanza lenti. La canzone si sviluppa su di una ritmica non veloce come le canzoni precedenti, favorendo anche una cadenza più pesante nel cantato. La canzone scorre bene e non annoia, variando registro rispetto a quanto sentito prima e portando l’ascoltatore alla conclusione di questo lavoro con un pelo di calma: ottima scelta come brano di chiusura.

 

I Keres sono una band giovane, ma dai loro strumenti emerge tutta l’esperienza che i membri hanno maturato negli anni precedenti: il disco è ben strutturato, ben suonato e ben registrato, formando un mix che non può far altro che portare ad un lavoro eccellente. Le canzoni non sfiorano il rischio della monotonia e, come nella terza riescono a dare anche qualche sorpresa. Un lavoro che lascia presagire un buon futuro per la band trentina.

 

 

 

 

 

VOTO

8/10

 

Pubblicata il 1 Maggio 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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