ILIENSES TREE - ''Edda''

ILIENSES TREE

"EDDA"

A cura di Igor Gazza,

revisione di Giulia Fordiani

Eccoci qua alle prese con la mia quinta recensione per Steel on Fire - Metal Webzine: oggi parliamo degli Ilienses Tree, combo italico proveniente dalla Sardegna, Cagliari per l'esattezza. Il nome della band è in onore degli Iliensi, orgoglioso popolo di pastori/guerrieri che insieme al popolo dei Balari si dividevano l'isola. Già nel periodo nuragico (età del bronzo), la storia narra come gli Iliensi oltre che pastori fossero dei grandi commercianti trattando manufatti con la Grecia, dove sono state rinvenute ceramiche tipicamente Iliensi. Non solo, anche secondo alcuni studiosi isolani gli Iliensi sono assimilabili all'antico popolo del mare descritto nei testi egizi come gli Shardana. Inoltre, dal punto di vista bellico, la favella impone gli Iliensi come stregui difensori dell'isola. Infatti a seguito della dominazione romana dove la Sardegna era la seconda provincia dell'impero, a causa dei moti rivoluzionari sigillati dai cartaginesi, la popolazione sarda fu massacrata nella Battaglia di Decimomannu ed oltre 80000 sardi vennero ridotti in schiavitù, ma gli Iliensi non si lasciarono "addomesticare" e si ritirarono nella Barbagia e nell'Ogliastra continuando a ribellarsi. Nell'alto medioevo anche per i Vandali e Bizantini gli Iliensi furono dei veri ossi duri. Ma dopo questo salto nella storia parliamo di musica, gli Ilienses Tree sono formati da:

 

Claudio Kalb - Basso

Simone Milia - Chitarra

Maurizio Meloni -Voce

Giammarco Vacca - Batteria

Francesco Carboni - Chitarra

 

Il genere proposto è un Doom/Death metal decisamente personale e sofisticato adatto anche per i palati più fini tale è il tasso tecnico sfoggiato dai cinque musicisti. Oggetto della recensione è "Edda", un EP composto da cinque tracce di cui un'intro ed un'outro le cui tre tracce centrali sono decisamente lunghe e complesse, prodotto da Maculata Anima Rec.

 

"Edda": l'intro inizia con un sintetizzatore, un suono ridondante, quasi fastidioso. Sullo sfondo un fuoco crepitante a simboleggiare l'inizio del tutto...

"The Birth": un riff sensazionale ti prende subito. La batteria è piena e corposa, le chitarre iniziano già la loro battaglia, la voce è uno scream molto roco che sconfina nel growl, il suono è pesante e completo... Ma l’oscura presenza di questo riff di chitarra entusiasmante rende il brano prezioso. Nonostante si stia parlando di Doom/Death, ci troviamo ad ascoltare un pezzo che conserva un'ottima dose di melodia, e come anzidetto la caratura tecnica è davvero ai massimi livelli. La doppia chitarra amalgama il suono e il basso lo canalizza con l'ausilio della batteria, sono circa 5 minuti e passano in un amen... Avresti già voglia di risentirlo.

"Ragnarok": questa è la traccia più lunga dell'opera, circa otto minuti o poco più. L'inizio è un Doom classico, chitarrone e batteria poderosa supportano una voce che dal growl passa ad uno scream in stile quasi Black Metal (ho scritto quasi...). In questo brano la band non ha fretta e martella le orecchie dell'ascoltatore con una lenta e pesante marcia che sfocia in un ottimo assolo al minuto 2:40 circa. A sprazzi i ritmi si serrano: questo denota che gli Ilienses Tree si cimentano anche con buone velocità di esecuzione senza mollare assolutamente nulla in termini di trasporto ed intensità. Ai 5 minuti netti tutto si ferma: restano solo batteria e basso, la voce è strascicata, lenta e malsana, ma è solo un divenire, un crescendo. Il brano si amplia e diventa di una maestosità incredibile. Poi è un susseguirsi di assoli che si cuciono uno sull'altro fino alla fine del brano.

"Agony": la chitarra incede generosa in questa quarta traccia. Anche qui l'inizio è molto Doom per poi partire con un assolo; la voce è cattiva e maligna, la batteria cannoneggia. Il combo sardo ci va giù pesante, infatti il brano all'inizio è molto veloce poi rallenta il proprio ritmo, risultando decisamente dinamico e vario. A 3:28 ecco un bell'assolo: il brano si espande, quasi si illumina, una buona parte di melodicità è conservata in questa parte. Anche qui assoli a iosa e virtuosismi come se piovesse fino all'accelerata del minuto 5:49, poi si va verso la fine del brano con continui cambi di velocità che dinamizzano tutto in modo davvero interessante.

"Dark Age": come inizia l'opera finisce. Sembra che abbia iniziato a piovere, il temporale è in lontananza e una voce disumana ci parla...

 

Il disco in questione è davvero ottimo, ben prodotto, ben suonato e molto ben gestito. Non trovo punti deboli o un brano che non mi sia piaciuto. Ho trovato un'intensità, un "amore" per questa musica, un "amore" per la propria terra, per le origini della propria gente non comune, un attaccamento alle proprie radici che ha quasi del paranormale ma...

 

...Sappiate che sono molto inalberato con voi! Non potete spararmi un'EP di questo genere e mi fate solo tre brani e due intro: alla fine ci rimango male, uno si entusiasma lo interiorizza e poi finisce troppo presto. Sì amici miei ne voglio di più... Io mi bevo una birra, rigorosamente sarda e me lo risento!!!

 

 

 

 

TRACKLIST

1. Edda

2. The Birth

3. Ragnarok

4. Agony

5. Dark Age

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 23 Settembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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