IL GIUNTO DI CARDÀNO - ''Kadìma''

IL GIUNTO DI CARDÀNO

"KADÌMA"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

La band foggiana Il Giunto Di Cardàno nasce nel 2011, ma solo nel 2015 riesce ad avere una certa stabilità di formazione, che le permette di sperimentare un personale Alternative Rock caratterizzato da echi distorti e muri di delay. La band è formata da Giuseppe Colangelo (voce, chitarra, piano, tastiere), Mariano Cericola (basso, cori) e Davide Tappi (batteria, drumpad, cori). Oggi analizzeremo il loro primo lavoro, l’album autoprodotto “Kadìma”, uscito il 5 Gennaio 2017: dodici tracce riunite in un concept sulle reazioni del subconscio umano di fronte alle scelte ed alla discussione delle proprie convinzioni.

 

L’album inizia con l’opener “Intro”, un minuto e sedici secondi di suoni elettronici distorti, che potrebbero essere tranquillamente usati nella scena di un film di fantascienza nello spazio. Passiamo velocemente alla prima vera traccia, intitolata “YEZ!”: introduzione possente, alla quale si sostituisce un basso protagonista insieme alla chitarra, che si adagia su note basse. Il cantato è molto effettato, come se lo si stesse ascoltando attraverso un megafono, in lontananza. Il finale si riporta su sonorità più piene e potenti, chiudendosi con un rullo di piatti a sfumare. Titolo lungo per la terza traccia, ovvero “L’Amore Al Tempo Dell’Erasmus”: intro interamente dedicata alla ritmica, con la chitarra che si inserisce dolce e lontana, così come il cantato. L’atmosfera è quasi eterea, sognante, con una ritmica lenta e mai aggressiva. Forse solo cantato e cori sono un pò troppo effettati, ma in generale il pezzo di mantiene su un buon livello. Arrivati al finale aprite bene le orecchie, per sentire la scala blues discendente della chitarra, registrata a volume bassissimo. “Il Bacio Di Giuda” ci porta in un’atmosfera leggermente più carica di ansia. La canzone si basa sul contrasto tra lo strumentale, tendenzialmente su note basse, e il cantato, che sembra sempre su tonalità più alte grazie al timbro della voce. Circa a metà brano si intensificano leggermente le parti strumentali e di conseguenza anche il senso di ansia, che si attenua drasticamente in un momento di dolcezza pura. Finito questo breve periodo si passa ad un altro decisamente più carico ed energico, che porta direttamente al finale. La quinta traccia è “Respiro”, strumentale di transizione di circa un minuto del quale viene spontaneo chiedersi quale sia l’utilità. Arriviamo a metà album con “Giurami” ed il suo rock più potente e oppressivo, con una leggera influenza Stoner. Le sonorità sono in continua evoluzione e la voce di Giuseppe in vari punti ricorda quella di Morgan. Per gli amanti degli anni ’60-’70 è assolutamente obbligatorio ascoltare la seconda parte del brano, che rappresenta un vero tuffo nel passato. Di certo questo è il miglior brano del “Lato A” di questo disco. Passiamo al “Lato B” con “Radioonde” ed il suo tranquillo inizio di chitarra. La voce appare lontana e con un forte effetto che tende a disperderla. Poco prima dei 90 secondi facciamo una specie di viaggio nel tempo, con ritmiche nuovamente anni ’60-’70. Purtroppo, però, il brano tende a risultare soporifero. “MacroGi” dura un minuto ed è l’ultima traccia di questo tipo all’interno del concept: classicissimo ritmo di batteria che sostiene una melodia elettronica dalla forte influenza Lounge. La nona canzone è “A(t)tratti”: introduzione al limite dell’inquietante che lascia lo spazio ad un periodo di sola ritmica, intervallata da suoni sporadici. Per più di metà del tempo il brano potrebbe essere catalogato come Ambient, prima di scuotersi nell’ultimo minuto, quando le sonorità si fanno più Rock, distorte e con un testo recitato. Passiamo alla titletrack “Kadìma” (che significa “avanti”): l’introduzione fa letteralmente “drizzare le antenne” perché troviamo una melodia più ariosa, accordi e un cantato con effetti non esasperati. Dalle sonorità ritroviamo ancora lontane influenze di decenni passati. Il brano, nel suo complesso, non riserva niente di assolutamente speciale ma riesce a risvegliare l’ascoltatore dopo tre brani che rischiavano di affossare il lavoro. Ci avviamo verso le ultime due e più lunghe tracce del disco. “Souvenir” ci riporta ad un’atmosfera più cupa con un cantato, però, quasi completamente libero da effetti fino ai due minuti, quando il cambiamento rischia di far venire un mezzo mancamento all’ascoltatore da quanto è repentino. Passa un altro minuto e le sonorità subiscono una leggera influenza arabeggiante. Notevole la precisione della band, che riesce a variare atmosfera ogni minuto. Dopo i quasi 7 minuti di “Souvenir” (anche se gli ultimi dieci secondi sono di puro silenzio) passiamo ai quasi 8 di “Radis”: introduzione ormai classica, poi un ritmo lento fa da base al resto dello strumentale, non proprio vario. Le uniche piccole variazioni sul tema arrivano dal cantato e da colpi ben assestati della batteria in contemporanea. Superata la prima metà che si trascina un po’ troppo arriviamo ad un momento di tendenza Ambient. Dopo il quinto minuto l’atmosfera si smuove, la batteria aumenta i toni, il basso si atteggia da protagonista accompagnato dalla chitarra. Alcuni passi e una portiera d’auto che si chiude terminano brano e album.

 

Nel suo complesso, questo album non è male: non mancano piccole pecche, effetti esasperati e brani che conciliano il sonno. Tra questi, però, troviamo brani che risollevano il tutto, come “Bacio di Giuda”, “Kadìma” e soprattutto “Giurami”, il vero picco del disco. Sufficienza meritata per la combo pugliese, che ha ancora margini di miglioramento davanti a se.

 

 

 

 

TRACKLIST

1) Intro

2) YEZ!

3) L'amore al tempo dell'Esarmus

4) Bacio di Giuda

5) Respiro

6) Giurami

7) Radioonde

8) MacroGi

9) A(t)tratti

10) Kadìma

11) Souvenir

12) Radis

 

 

VOTO

6,5/10

 

Pubblicata il 5 Settembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati