HADEON - ''Sunrise'' (Steel on Fire - Metal Webzine)

HADEON

COPERTINA

"SUNRISE"

A cura di Irene Bargelli,

revisione di Giulia Fordiani

Un progetto dalle molteplici influenze che però non manca di carattere e passione personali: da Udine, gli Hadeon ci propongono un viaggio nei meandri della mente umana tra visioni, pazzia, pensieri e peccati. "Sunrise" è una fusione di voce melodica perfettamente in sintonia sia con le sonorità trascinanti sia negli arrangiamenti più vivaci che in quelle che potremmo definire ballads. Testi ben costruiti e, come ben noto agli amanti del genere, brani senza una struttura definita: ogni brano può stupire per la dinamicità degli strumenti che, pur richiamando alla memoria antiche glorie del Progressive, non pecca di emozione e originalità.


Partiamo con "Thought 'n' Sparks", un incalzante introduzione con forte presenza di synth e chitarra ci conduce ad un brano che ricorda molto Dream Theater e Ayreon anche per la caratteristica vocale di Federico Driutti. Le tastiere che creano atmosfera, una ritmica semplice, le chitarre in un riff continuo ci accompagnano vorticosamente per tutta l'introduzione fino al punto in cui ogni strumento passa in secondo piano per dare spazio alla voce che domina e narra in prima persona di visioni attribuibili solo ad un pazzo, la paura del diverso e strane verità che potrebbero destabilizzare la società. Il brano è lineare, gli strumerni quasi fanno contorno, ma nelle parti strumentali si può ben notare la grande capacità esecutiva del gruppo: nonostante non ci siano cambi di tempo, la sensazione data dal cambio di ritmiche rende molto movimentato il brano e tiene l'ascoltatore incollato alla melodia. Poco dopo il minuto 3.00 si ha la rappresentazione uditiva della pazzia descritta nel brano, all'interno di una struttura ben marcata e trascinante viene inserito uno stacco in cui ogni strumernto sembra fare ciò che preferisce: un organo che tiene accordi quasi dissonanti, un walking bass sotto una chitarra che parla un lingua tutta sua seppur molto attinente al resto del brano per poi tornare alla struttura originale. Una ripetizione dei riff iniziali (che non hanno mai abbandonato il pezzo) ci conducono alla fine.

Datemi un intro di piano e sarò felice in eterno, "Chaotic Picture" inizia proprio così e la prima impressione è di tutto fuorchè caos. Questa seconda traccia ha un tono molto più brillante della prima, con un‘introduzione divisa in tre sezioni: la prima di piano-batteria-chitarra e la seconda con l'aggiunta di una bellissima lina di basso in sostituzione al pianoforte che tornerà in risalto solo nella terza parte collegandosi direttamente alla strofa. Come nel brano precedente, appena entra in gioco la voce, gli strumenti si smorzano un po', fatta eccezione per il basso che continua il suo giro dando base armonica e ritmica. Le armonizzazioni tra le chitarre in corrispondenza dell'andamento della voce sono davvero notevoli così come gli intramezzi musicali in cui i musicisti si riprendono il proporio spazio senza però discostarsi dal tema del brano: una finestra aperta sul mondo e l'impossibilità di rappresentarlo, di capirlo, le innumerevoli domande senza risposta e le paure inconsce dell'uomo. Come un cerchio che si chiude, il finale torna ad essere il giro sentito all'inizio e ciò mette le basi per un ascolto a ripetizione e senza noia di questo brano.

Con "I, Divided" si torna alle sonorità ben calcate, 8:50 minuti e ho solo una parola che echeggia nella mia testa: complessità. Non perchè pesante, ma piena di influenze, piena di emozione, di sfumature vocali e strumentali, cambi di ritmica e di stile nei quali si passa da atmosfere, armonizzazioni: ogni strumento ha il suo spazio con assoli da pelle d'oca, il suo momento e la sua linea da seguire, per la prima volta si sente una seconda voce in growl che non ci si aspetterebbe dato lo stile impostato anche dalle canzoni precedenti, ma che calza perfettamente con la grinta di questo racconto quasi straziante di ciò che pare essere una pagina sui pensieri di chi è nel vortice della depressione, una descrizione che non scade nel banale e mai si appesantisce di paroloni. Di notevole impatto è lo stacco inserito intorno al minuto 6:00 che dà respiro alla traccia per farci apprezzare maggiormente il ritorno di emozione e potenza. Un'ottima composizione, senza ombra di dubbio, che cresce sulle spalle di grandi del progressive del passato come gli Yes, per citarne uno. Con atmosfera arabeggiante siamo giunti alla metà di questo album ed è qui che incontriamo la delusione d'amore, un amore opprimente e il dolore che esso provoca.

Di nuovo si tratta di argomenti triti e ritriti, ma a quanto pare "banalità" non è compresa nel vocabolario di questa band, infatti anche "Never Thought" non delude l'ascoltatore che sicuramente ha imparato a capire la band e si aspetta grandi cose. Interamente e principalmente basata su una brillante chitarra e dei tamburi, questa quarta traccia è difficile da spiegare, arduo trovare le parole per una struttura così snella e al contempo intrecciata con sonorità che rimandano a terre lontane. Le capacità vocali di Federico e la bravura di Alessandro e Fabio sono indiscusse, con pochi elementi riescono a dare corpo al pezzo valorizzando ogni sfumatura dei propri strumenti. Personalmente lo ritengo uno dei brani più riusciti di questo già di per sè ottimo lavoro.

Scendiamo alla quinta posizione per ascoltare "Lightline": una melodica introduzione di chitarra ed effetti synth si schiude, sprigionando la potenza non invadente cui ormai siamo abituati per poi smorzarsi e lasciare spazio alla voce che, accompagnata principalmente da piano e batteria racconta sempre di disturbi mentali e realtà troppo distanti per poter essere accettate, luoghi di finzione creati su misura per la mente umana in cui tutto sembra migliore, uscirne potrebbe essere devastante. La peculiarità delle composizioni di questi artisti è il riuscire a fondere sonorità quasi dissonanti riuscendo a mantenere un ottimo grado di gradevolezza all'ascolto: piano, chitarra graffiante, canto pulito, organo, synth, basso possente, l'effetto malinconico di un giradischi, una seconda voce quasi in growl si mescolano alla perfezione in questa quinta traccia lasciando l'ascoltatore incollato al brano dalla prima all’ultima nota. Ad ogni strofa ci si aspetta di trovare qualcosa per cui valga davvero la pena ascoltare e gli Hadeon questo lo sanno e ne fanno, volontariamente o meno, la propria forza.

Giungendo alle ultime file di questo capolavoro troviamo "Hopeless Dance", ritmatissima, sfido chiunque a rimanere immobile ascoltandola. Il basso padroneggia la scena dell'intro, con l'arrivo della strofa le luci puntano di nuovo sulla voce, ma negli strumentali e nei bridge di passaggio sentiamo di nuovo la bravura copositiva ed esecutiva della band tra effetti vocali, piano e synth ben connessi, chitarre presenti ed il basso super valorizzato da parti di solo e accompagnamento che esce dagli schemi della struttura seguendo a tratti la linea melodica della voce e in certi momenti dando quasi l'idea di essere su una strada propria, su un brano diverso, ma senza mai "andare fuori tema". Particolarità che personalmente apprezzo molto. Di nuovo il testo affronta un tema molto forte senza farlo pesare e al contempo senza sminuirlo. Ritmicamente sono presenti riferimenti al brano precedente, a rimarcare il sottile filo che lega tutto l'album. Nella seconda metà i toni si affievoliscono, tutto si placa e diventa più melodico, quasi triste per giungere all'ultimo magico strumentale del brano che in chiusura si ricarica di potenza e ci dona un finale secco, deciso.

Generalmente l'alba è l'inizio di nuovo giorno, ma con gli Hadeon abbiamo sicuramente imparato a guardare le cose da un diverso punto di vista ed infatti "Sunrise" diventa la fine del nostro percorso nel buio, nelle paure, nella pazzia, chiudendo in modo magistrale il viaggio che abbiamo iniziato sette tracce fa. Un‘introduzione trascinante, vorticosa, giocata tra chitarre brillanti, acustiche, pianoforte pulito e snello e la traccia di basso possente come nei brani precedenti. In questi 10:35 minuti si ha una parità assoluta tra tutti gli strumenti, ogni cosa è ben bilanciata e carica di emozioni, ogni membro del gruppo ha il suo "momento di gloria“, per la prima volta la parte musicale non si inchina totalmente alla voce durante le strofe e, sebbene ognuno faccia cose apparentemente diverse, tutto si incastra perfettamente. La definirei una delle tracce più riuscite dell'intero disco e non a caso è la Title-track. Ascoltandola si è pervasi da un piacere ed un tepore rincuoranti, si sente la rinascita, si sente l'alba attraverso ogni singolo riff, attraverso ogni suono e arpeggio. Riescono ad evocare immagini splendide e vorticose durante i crescendo, i cambi di dinamica e intensità dando movimento al brano già di per sè affatto piatto, c'è coesione e valorizzazione di ogni singola componente musicale. Il conclusivo giro di pianoforte rimane in sospeso e in qualche modo riassume la nota amara che come un velo ha accompagnato tutte le sette canzoni.


Meraviglia.




TRACKLIST

1. Thought 'n' Sparks

2. Chaotic Picture

3. I, Divided

4. Never Thought

5. Lightline

6. Hopeless Dance

7. Sunrise




VOTO

9/10


BAND

"Thoughts 'n' Sparks"

Pubblicata il 24 Febbraio 2019

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