GIGANTOMACHIA

GIGANTOMACHIA

"GIGANTOMACHIA"

A cura di Robin Bagnolati

I Gigantomachia nascono ad Alatri (Frosinone) nel maggio 2015 dal sogno di Barabba (basso): creare una band Death Metal. I primi brani hanno iniziato a prendere forma grazie anche ad Alessandro (chitarra solista), ma la parte strumentale verrà completata solo con l’ingresso in organico di Nicola (batteria) e Davide (chitarra ritmica). Mancava ancora qualcosa e, finalmente, con Erwin anche il posto del cantante trova un titolare. Con questo organico, nella prima parte del 2016 i Gigantomachia pubblicano il loro primo EP self-titled, composto da tre tracce e corredato da un artwork molto semplice: la O con l’occhio del loro logo campeggia al centro, su uno sfondo che potrebbe sembrare pietra.

 

Ma passiamo al sodo e iniziamo l’analisi con “Aldebaran (Taurus Ahead)”: intro lento, chitarra e basso creano l’atmosfera, la batteria si inserisce leggera e i cantato sottovoce… Tranquilli, pochi secondi e parte la scarica, con la base ritmica molto più massiccia e la distorsione delle chitarre che aumenta. Il cantato non risulta sempre come un growl pulito e a volte sembra più un semplice graffiato. Come già detto, il suono risulta massiccio, ma le influenze Doom sono molto riconoscibili e ben amalgamate. Il finale porta la musica a spegnersi, insieme al sussurrato di Erwin. La seconda traccia è “Leviathan”: l’inizio è già energico, tra durezza Death e suoni più cupi, tanto da far pensare in certi momenti di trovarsi di fronte ad un brano black. La ritmica è spesso all’unisono, ma registrata in modo da permettere di sentire distintamente i diversi strumenti e un solo di chitarra ben strutturato ci accompagna fino alla fine, dove l’ultima parola spetta al cantato. Dopo due canzoni sui quattro minuti passiamo all’ultima, “Eye Of The Cyclop”, che sfonda il muro dei cinque minuti e chiude l’EP: chitarre e basso creano un muro, la batteria intona un ritmo da battaglia prima di entrare nel vivo e raggiungere il punto più puramente Death dell’intero album, una vera scarica di energia che anticipa un nuovo momento di calma apparente,dove a farla da padrone è l’arpeggio della chitarra solista. Circa a metà canzone ritorna la scarica di metallo pesante. Il brano continua con parecchi cambi di atmosfera, riuscendo a non annoiare chi ascolta. “L’occhio del ciclope” ci lascia con le ultime parole in growl e la batteria potente.

 

I Gigantomachia riescono a fondere molto bene la violenza del Death e le atmosfere del Doom, creando musiche che riescono a mantenere alta l’attenzione di chi ascolta. Scariche adrenaliniche si alternano a momenti molto più calmi e cupi, la ritmica è sempre possente ma riesce a non risultare invadente, gli strumenti sono ben bilanciati. Probabilmente l’unica pecca possiamo trovarla nel cantato, non sempre convincente. Nel complesso, l’EP è un lavoro in grado di creare aspettative di livello per il futuro.

 

 

 

 

 

 

VOTO

8/10

 

Pubblicata il 30 Novembre 2016

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati