GIGANTOMACHIA - ''Atlas'' + Intervista

GIGANTOMACHIA

"ATLAS"

A cura di Igor Gazza,

revisione di Giulia Fordiani

Posta nel cuore della Ciociaria, su una collina alle pendici dei Monti Ernici, Alatri si presenta come una delle città d’arte più nobili e affascinanti del Lazio meridionale. Un fascino che le è dato dalla mirabile convivenza degli elementi monumentali arcaici e di quelli risalenti alle epoche successive, in particolare al Medioevo. E’ universalmente conosciuta come la “Città dei Ciclopi” per l’eccezionale stato di conservazione di uno dei maggiori esempi di architettura antica in Italia, vale a dire l’Acropoli della Civita, vero simbolo delle “città megalitiche” laziali, a cui da sempre sono legati misteri e leggende. In epoca pre-romana Aletrium fu una potente roccaforte degli Ernici – l’antico popolo che dominava gli omonimi monti – e una leggenda romana vuole che fosse una delle “città ciclopiche” tutte inizianti per “A” (Arpino, Arce, Atina, Anagni e, appunto, Alatri), fondate nel XIII sec. a. C. dal mitico popolo dei Pelasgi, diretti discendenti del Dio Saturno, secondo una disposizione che rimanderebbe ad alcune costellazioni zodiacali.” (cit.)

 

Perché, vi chiederete, questo pazzo cita un sito di turismo in una recensione di Death Metal? Semplice, perchè ogni band se affascinata dal proprio territorio d'origine e se ama la propria terra, esprime nella propria musica parti di essa. Ed è proprio ciò che accade con i Gigantomachia, che devono il loro nome al greco (gigas=gigante e makhē=battaglia) alla lotta che i Giganti ingaggiarono contro gli Dei dell'Olimpo, aizzati dalla madre Gea e dai Titani.

 

Dopo questi bei cenni storici andiamo al sodo: i Gigantomachia nascono da un'idea del bassista Lorenzo “Barabba” Suminier che insieme a Nicola Frate (batteria), Alessandro Caponera (chitarra lead), Davide Angelo Pietrantoni (chitarra ritmica e voce) hanno confezionato questo bell'album a pesanti tinte Death Metal con tematiche epiche e storiche che consta in 9 brani per una durata di circa 41 minuti.

 

Rise Of Cyclop” - Questo è l'intro dell'album, brano molto evocativo, che comincia a buttare le basi per le tracce a seguire, il synth ha un non so che di vorticoso ed intrigante come un passaggio, un canale per una dimensione epica e misteriosa, lasciamoci trasportare allora...

Eye Of The Cyclop” - La batteria inizialmente scarica ma molto profonda inizia a prendere quota dopo il primo vocalizzo, un growl abissale, le chitarre sono rapide e vigorose come cascate, i riff sono taglienti, il basso sormonta tutto e cementa i passaggi; questo brano, come altri due che poi menzionerò, è presente nel primo EP della band, e si sente una bella differenza ossia un suono più maturo ed articolato. Un buon inizio.

Liberate The Titans” - Qui si parte subito potenti, duri e puri, un pezzo d'impatto, con un ritornello moderatamente melodico che rende molto bene, e soprattutto per nulla scontato. A tratti il brano prende una velocità davvero vertiginosa, che poi si smorza in passaggi decisamente più cadenzati, una bella sassata, a 3:45 un bell'assolo si chitarra, il muro sonoro prodotto dai Gigantomachia è davvero megalitico.

Immortal” - Vi prenderemo tutti a schiaffoni. Carico e tenace, il quarto brano parte come un razzo, il riff di chitarra è molto particolare e si incastona nel cervello dell'ascoltatore. Dopo una partenza ultra cazzuta la velocità si riduce lasciando inalterata la pesantezza del brano a 2:45 anche qui un bell’assolo di chitarra pulito, il pezzo diventa molto cadenzato e la batteria ha quasi le sembianze di un cannone. La voce è un growl non esagerato ma decisamente molto ricco. Che dire del basso sempre molto rotondo e compattante. A 4:35 la traccia si ferma, sembra sia finita ma... Invece il devasto sonoro ricomincia con rabbia e più vigoroso di prima. Di questo brano apprezzo soprattutto la solennità e l'epicità che sono un vero marchio di fabbrica di questi ragazzi di Alatri.

Aldebaran” - Anche questo pezzo era presente nel loro primo EP, e nuovamente abbiamo delle migliorie sostanziali che lo rendono davvero interessante, infatti la partenza è molto evocativa e sognante ma come la quiete prima della tempesta. Il brano comincia ad agitarsi aumentando esponenzialmente la sua carica dirompente. Anche nell'EP “Aldebaran” mi era piaciuta parecchio ed aveva suscitato la mia curiosità, tutto sommato corta ma davvero un piccolo gioiello, molto dinamico e passionale, di un'intensità assoluta.

Abyss Leviathan” - Qui i nostri tracciano una linea di separazione. Infatti, suppongo che l'album sia diviso in due parti tra i cinque brani precedenti ed i tre successivi, qui troviamo solo dei synth ed una leggera batteria. Considerando i pezzi precedenti, ho un brutto presentimento, per le mie orecchie, ci sarà da farsi male...

Leviathan” - 4 minuti puliti, a tratti rimbalzante ed incalzante, il ritmo e la grinta sprigionati in questa canzone sono impressionanti. “Leviathan” ha un non so che di maligno e astioso, le chitarre sono graffianti quanto basta per lasciare cicatrici e la batteria pesta poderosa, anche il bell'assolo di chitarra fa breccia nel velo sonoro fin qui esibito, il growl è profondo e perforante.

Atlas” - Questo, e lo dico con la bava alla bocca, è il mio pezzo preferito. Si parte con il basso ed un arpeggio di chitarra, la voce narrante è calda ed accogliente, come un lupo affamato che attente un coniglietto nella sua tana, infatti da lì a poco il brano prende le sembianze di quello che è in effetti. Le chitarre sembrano tuoni in un cielo estivo e la batteria il rombo che li precede. Lento ed inesorabile, il ritornello assolutamente melodico apre il pezzo, lo espande talmente tanto da far venire i brividi, il basso rende tutto potente e rotondo. Questo penultimo capitolo dell'opera dura quasi 8 minuti , un tempo assolutamente enorme per un brano Death Metal, ma credetemi volano.

Scylla & Cariddi” - Ultima cartuccia nel caricatore dei nostri amici di Alatri, il brano sulla scia del precedente è potentissimo e molto ben costruito, dinamico, vario e senza incertezze spazza tutto ed annienta proprio come i mostri marini di cui questo brano porta il nomi. Mi piace molto il ritornello con un growl atipico e l'assolo che segue, molto Heavy Metal, lo rende unico. Anche qui parte fondamentale la fa il basso che appesantisce ulteriormente i suoni rendendo tutto ancora più cupo e profondo.

 

Bene, Agoge Records ha fatto decisamente un ottimo acquisto prendendo sotto le sue ali questi ragazzi di Alatri, infatti questo album è davvero impressionate, ben suonato e realizzato con passione e tecnica sopraffina. Parliamoci chiaro, non è un disco arzigogolato, è un disco sincero e pulito che va dritto al sodo, pesante ma melodico, rabbioso ed anche profondamente legato alla propria terra dalla quale trae le sue più arcane radici.

 

 

 

TRACKLIST

1. Rise Of Cyclop

2. Eye Of The Cyclop

3. Liberate The Titans

4. Immortal

5. Aldebaran

6. Abyss Leviathan

7. Leviathan

8. Atlas

9. Scylla & Cariddi

 

 

 

VOTO

9/10

 

"Liberate The Titans"

IL TEAM INTERVISTA I GIGANTOMACHIA

 

 

Ciao ragazzi, per cominciare ci presentate la band?

Ciao a tutti, Noi siamo i Gigantomachia, band Death Metal dall'Acropoli di Alatri.

 

Come mai vi siete gettati nel suonare il vostro genere? Qual è il messaggio che volete trasmettere?

La scelta del genere è stata un po' forzata involontariamente dalle nostre influenze, soprattutto quelle riguardanti il nostro bassista, Barabba, il quale vive principalmente di Death.

 

Quali sono le vostre principali influenze?

Come già detto, per Barabba è il Death in generale, il nostro chitarrista invece è un appassionato di Metalcore e Deathcore. Nicola, il batterista, invece spazia tra i Lacuna Coil e band Doom. Insomma un bel minestrone di generi, tutti oscuri e massici.

 

Quali argomenti trattano i vostri testi? A cosa vi ispirate per scriverli?

Le tematiche di cui trattiamo girano attorno al concept stesso della band, ovvero le antiche leggende dell'Acropoli da cui proveniamo e del suo popolo antico, I Saturnini, legati alla mitologia greca.

 

Come nascono i vostri artwork?

L'artwork è nato pensando un po' alle tematiche moderne che si allacciano con le leggende mitiche. In questo caso Atlas, Titano il quale è stato costretto dagli dei a sorreggere il cielo per l'eternità.

 

Per quale motivo una persona si potrebbe avvicinare alla vostra musica e per quale motivo dovrebbe acquistare il vostro disco?

Diciamo che il nostro non è il solito Death che parla solo di morte e distruzione. Cioè, si parla anche di quello, ma puntiamo anche su tematiche più ancestrali, leggende, storie, fatti realmente accaduti e il tutto condito da un sound impuro, sperimentale ed epico.

 

Che consiglio dareste a una band che comincia a suonare? Quale invece ad una che si appresta ad incidere il primo album?

Suonare, suonare moltissimo e soprattutto avere le idee chiare su cosa fare e, naturalmente, il rispetto delle persone con cui si condivide questo sogno. Una band è una cosa unica, se tutte le teste vanno d'accordo il progetto cammina e si evolve. Quindi massimo rispetto, impegno e naturalmente un po' d'ambizione.

 

Cosa ne pensate della scena Rock/Metal italiana?

La scena Italiana è strapiena di band, moltissime, tutte valide, tutte con idee geniali e piene di potenziale. Ma purtroppo ha un difetto: non c'è il supporto reciproco. Le band preferiscono fare una guerra tra poveri invece di supportarsi a vicenda e cercare di ricreare un circuito veramente incredibile di musica live.

 

Secondo voi qual è la giusta politica per poter dare risalto alle realtà italiane nella maniera più giusta possibile?

Personalmente, l'unico modo sarebbe far fuori il booking e il pay to play. Le band pagano per suonare a casa loro, d'apertura a band straniere, per avere sotto il palco lo stesso numero di persone che avrebbero in una serata normalissima. Le agenzie marciano su questo e le band che pagano le vedi sempre sotto la stessa ala protettrice, magari in 15 live di fila nei soliti 2 locali della città. Mentre chi veramente vale non riesce ad emergere perchè magari non può permettersi tutti quegli slot e rimane nell'ombra. Quando apriremo gli occhi e inizieremo a ragionare si vedrà la differenza, ma purtroppo siamo in Italia, questa situazione è molto simile a quella politica del nostro paese.

 

Quale lato dell'attività promozionale trovate più importante oggigiorno?

In primis suonare live. Suonate ovunque, ogni volta che potete, fate amicizia con le band e createvi un seguito. Poi naturalmente i social, oramai tutti vi possono seguire lì sopra. Instagram, Facebook, Twitter e poi anche YouTube e altri canali. Mettete la vostra faccia e le vostre canzoni ovunque, solo cosi avrete più possibilità che il vostro nome venga letto ovunque.

 

Cosa ne pensate del crowdfunding? Potrebbe diventare un nuovo metodo di sostentamento per una band?

Be', è un'arma a doppio taglio. Fa bene per raccogliere soldi per mandare avanti il progetto, ma èanche un po' come elemosinare. Se si fa dopo aver fatto uscire qualche album già è divrso, la gente vi conosce, vi segue e si fida. Il supporto viene dato a chi se lo riesce a creare.

 

Per concludere, volete lasciare un saluto per i vostri fans attuali e futuri?

Certamente! Ringraziamo di cuore la Webzine, Robin e tutto il Team per l'intervista. Un saluto lo mandiamo a tutti quelli che leggeranno quest'intervista e soprattutto a tutti i nostri fan! È grazie a loro se i Gigantomachia sono qui!

 

Pubblicata il 12 Aprile 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati