FELIS CATUS

FELIS CATUS

"MEGAPOPHASIS"

A cura di Robin Bagnolati

Nuovo appuntamento amici con le uscite targate Masked Dead Records. Il nome è felino, ma Felis Catus ci propone musica più ruvida rispetto alle movenze di un gatto. Felis Catus è un side project solista di Francesco Cucinotta, divenuto nel 2015 cantante dei Sinoath e artefice di diverse altre collaborazioni, che vanta già diversi lavori tra full-leght ed EP a partire dal 2010. L’EP che prenderemo ora in questione è “Megapophasis”, disco di 4 tracce uscito nel 2011, che Masked Dead Records ristamperà e distribuirà nella seconda settimana di Dicembre nelle ormai classiche 25 copie numerate a mano, su minicd. L’artwork è diverso rispetto alla prima edizione, passando dal bianco e nero al nero e viola su una foto di base anch’essa diversa.

 

Il primo brano di questo EP è “Beyond The Veil”: introduzione molto energica, dove a una base ritmica da atmosfera black si unisce un riff di chitarra molto tendente all’heavy. Il cantato è in growl, abbastanza convincente, e si intervalla a diversi effetti di vario genere. A circa metà canzone tutto si placa: la chitarra ha poche note lunghe e distorte, basso e batteria creano un semplice tappeto di base; anche il mare entra a far parte degli strumenti musicali. L’ultimo minuto di canzone riprende il tema iniziale, prima di sfumare. Il secondo brano è “Thy Melancholy Remains”: vento, l’ululato di un lupo, un’atmosfera spettrale che lascia subito il posto allo strumentale, un riff semplice come la ritmica. Il growl entra in scena con un forte riverbero, quasi fosse registrato in fondo ad una caverna. Una seconda voce lontana appare in sottofondo, mentre continuano ad alternarsi momenti di quiete ad altri più tradizionalmente black. Anche in questo brano ci troviamo davanti un solo di chitarra al di fuori del genere, che stavolta potrebbe non stonare con uno dei grandi gruppi anni ’80. Passiamo nella seconda metà di questo EP con “Holycaust”, che parte subito con un riff di chitarra puro black e una ritmica più pesante. La sorpresa la troviamo quando entra in scena la voce, non in growl ma bensì un parlato clean con effetto megafono. Ben presto il growl torna ad impadronirsi della scena, mettendo in scena un’alternanza di stile pari a quella delle atmosfere durante il brano. Altra sorpresa: uno spezzone di cantato in puro stile arabo. Sei minuti di canzone senza un briciolo di monotonia, che si concludono sfumando nel nulla. Siamo giunti alla fine con la quarta canzone intitolata “Psalm of Solemn Wrath”: colpi lontani ci accolgono, la chitarra inizia il suo riff ben distorta, mentre la batteria questa volta non convince a livello di impatto sonoro. Il brano è molto più lento dei precedenti, quasi funereo, e la voce appare solo ben oltre i due minuti, restando però in secondo piano. Di colpo il brano sembra spegnersi, lasciando il posto a momenti ambient che trasportano l’ascoltatore in un’atmosfera quasi onirica. Lo strumentale black ritorna nel finale, sempre lento fino alla fine.

 

Megapophasis” non è certamente un album che fa gridare al miracolo, ma le varianti nelle canzoni (dal riff heavy allo spezzone ambient) riescono a mantenere vivo l’interesse di chi ascolta. Si può avvertire una divisione in due parti dell’album: la prima è più tradizionale, mentre nella seconda Felis Catus sembra divertirsi a sperimentare. La registrazione non risulta sempre ottimale, ma buona per il genere: l’unica vera pecca la troviamo nella parte di batteria all’inizio della quarta canzone, dove non si capisce se è registrata male o se è volutamente così fuori atmosfera. “Megapophasis” è un EP che merita un ascolto, per passare una mezzoretta lontano dai pensieri della vita quotidiana.

 

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 2 Dicembre 2016

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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