ENTIRETY

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A cura di Robin Bagnolati,

con la collaborazione di Siberian Tiger

"IN CAELO OMNIA ACCIDERUNT"

Ritorna l’appuntamento con Masked Dead Records, che anche questa volta rispolvera una perla del passato del nostro metal. Gli Entirety sono una band attiva dall’ormai lontano 1993 con base a Varese, la cui storia è piuttosto varia: infatti nelle oltre 10 pubblicazioni la lineup è sempre stata in continuo cambiamento. Oggi parliamo di “In Caelo Omnia Acciderunt”, miniCD datato al 1997 che MDR ripubblica nel suo formato e nella sua tiratura ormai classica, con un artwork rivisitato. La lineup che lo caratterizza è formata da: Alessio e Giovanni alle chitarre, Paolo alla voce, Dave al basso e Steve alla batteria.

 

Il disco inizia con l’intro “Il Risveglio”, pezzo che ci accoglie e cattura fin da subito grazie all'effetto del vento creato in studio che sostiene una melodia classica molto dark. Veramente spettrale l’arpeggio di tastiera: un ottimo inizio per “scaldare” l’atmosfera. “Monolith” spazza via ogni parvenza di calma, trasportando l’ascoltatore in piena atmosfera black, con i classici controtempo, inserendo però momenti del tutto inaspettati e quasi radiosi, in pieno contrasto con l’atmosfera generale del brano. Con questo pezzo siamo di fronte ad un Black Metal aperto, quasi positivo all’ascolto, in grado di scardinare la certezza più “monolitica”. Arriviamo poi al brano con il titolo più lungo del disco: “Jahi Goddes of Lust and Emptiness”, dove si percepisc emaggiormente l’influenza death nel suono, in grado di donare maggior ritmo ad uno strumentale tutt’altro che scontato. Le schitarrate sono create su di una base melodica, la batteria non risulta monotona, mentre il basso spesso si percepisce appena. In questa canzone i momenti di stacco risultano meno solari e molto più in stile Atmospheric Black. Un brano da non perdere davvero. Passiamo ora alla seconda metà del disco con “Deserts of Vast Eternity” che si presenta subito con una schitarrata spagnoleggiante. Finalmente il basso si prende la scena con un breve solo abbastanza tecnico. Anche in questa canzone troviamo una perla che la differenzia dalle altre: un solo di chitarra in pieno stile Melodic Death. La fantasia e l’inventiva di certo non mancano ai membri della band e questo brano ne è l’ennesima dimostrazione. Il finale ci trasporta in un violento temporale, che scemando apre la strada a “Evil Passion”, con il suo inizio lento e melodico. L’atmosfera non viene scalfita nemmeno dal cantato, mantenendo un velo di quasi dolcezza. In questo brano si avverte sempre più distintamente l’influenza Melodic Death. Finalmente tutti gli strumenti sono perfettamente udibili tanto che l'impressione resa è quella che ora abbiano tutti lo stesso peso. L'unica “pecca” sta nel fatto che pur essendo la canzone più lunga risulti anche la meno varia e fantasiosa. A chiudere il lavoro di questa band abbiamo “The Isle”, con un’intro alquanto classica: chitarra acustica e percussioni a mano, prima dell’inizio di una leggera e lenta melodia in sottofondo. Di colpo l’atmosfera si fa tetra, quasi horror, prima di lasciar spazio al cantato, quasi tragico: con questo pezzo sforiamo nelle influenze Symphonic, con molte sfaccettature degne di nota, i momenti classicheggianti in primis.

 

Masked Dead Records ha riscovato una vera e propria perla, un disco che non annoia dal primo all’ultimo secondo grazie ad un Black mai banale, ispirato e suonato pregevolmente dai membri della band. Non troviamo un brano che non sia unico ed ognuno sfrutta influenze da generi diversi fondendoli a meraviglia. Non c’è che dire, questo lavoro degli Entirety merita questa seconda opportunità.

 

 

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 21 Marzo 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati