ELEMENT OF CHAOS - ''A New Dawn''

ELEMENT OF CHAOS

"A NEW DAWN"

A cura di Igor Gazza

Ogni tanto nel girellare tra recensioni e dischi di cui quotidianamente mi cibo incappo in cose strane, quelle cose che, se non le senti, e se non le senti fino alla fine, non credi possano esistere. Ed invece... Una band nata a Roma nel 2007 composta da: Andrea Audino (Dandy – voce), Daniele Spigola (Echo – chitarra), Bruno Colucci (Vice – chitarra), Luca Prata (Ulga – basso), Daniel Mastrovito (Shag – tastiere) e Claudio Finelli (Wonder Boy – batteria) nel 2016 partorisce un album a dir poco disumano; talmente sorprendente che mi fa quasi gridare al miracolo e con un eufemismo mi chiedo: “Ma da dove cazzo escono questi? Dove stavano nascosti?" e con gioia mi dico: "Ma allora esiste ancora qualche gruppo che mi fa saltare dalla sedia!". L'opera in questione, perchè si tratta di un'opera vera, consta in 12 tracce di cui le ultime due sono un remix e un Live in studio di un brano rilasciato nel precedente album edito nel 2009 dal titolo "Utopia". La band è Element Of Chaos e l’album si intitola “A New Dawn”.

 

"The Second Dawn Of Hiroshima": con una goccia d'inchiostro nell'acqua ecco partire il primo pezzo. Dopo alcuni suoni distorti parte una batteria pesantissima con seguito di chitarre, la voce è un growl decisamente cavernoso ed inquieto, i ritmi sono sufficiente sincopati ed inframmezzati da tracce di elettronica che ne spezzano la soluzione di continuità. Il ritornello davvero ipermelodico viene eseguito in clean vocals: proprio questo dualismo risulta assolutamente azzeccato e rende questo primo brano un giusto aperitivo per il proseguo dell'album.

"Idiots Lose Control": un allegro tambureggiare ci apre le porte del secondo pezzo, che da allegro diventa minaccioso direi: pesantezza e rabbia si concentrano in questo brano, i ritmi sono rimbalzanti con dei sottili ma visibili fili di elettronica che riempiono i vuoti lasciati dagli strumenti convenzionali ed a tratti espandono il brano, come se fosse portato da un'aura impalpabile... La batteria invece ti prende a schiaffi in faccia... Bello il finale dove l'unico protagonista rimane un triste pianoforte...

"Just A Ride": ritmo spaccaossa. La voce ringhiate che durante il ritornello passa e trasla dal growl al clean. Anche qui esiste una bella melodia che entra nel cervello: in effetti poi ti scopri a cantarla sotto la doccia. Questo terzo pezzo nei suoi poco più di tre minuti spacca davvero, da ascoltare e riascoltare, inoltre una cosa che salta subito all'orecchio è che il ritornello non è mai uguale infatti viene cantato quattro volte e sempre in modo diverso: curioso e stilisticamente perfetto.

"Nothing But Death": un chitarrone in salsa elettronica apre il quarto pezzo, che risulta meno carico dei precedenti ma ugualmente energico. Le parti in clean sono molto nostalgiche, quasi ne trasparisse un senso d'abbandono, mentre le parti in growl sono rocciose. In questo brano è direi massiccio l'uso delle tastiere che si fondono con un risultato impressionante, sia in termini di melodicità che di pesantezza... Beh poi il finale è quasi evocativo... Ho detto quasi!!!

"Mutant Circus Manifesto": avete presente i peggiori circhi del modo, l'inquietudine che emanano questi posti? Queste sensazioni sono tutte inglobate in questo brano o perlomeno nel suo inizio, che diventa un incedere di cattiveria. Le chitarre fuse con le tastiere, la batteria è un cannoneggiamento continuo, salvo concedere una pausa a metà brano, ma non fidatevi: si riparte con il primo assolo dell'album che si allunga in modo esuberante per più di un minuto. Il brano è un cambio di tempo e tonalità continuo e si fa fatica a seguirlo, ma quando ci si riesce è una pura festa per le orecchie.

"Coming Home": eccoci al mio brano preferito. Sì, lo ammetto, mi fa uscire matto. La partenza è suadente, leggera, con voce delicata e toccante ma poi... ringhia, scalpita e carica come una bomba nucleare esplode letteralmente nelle casse dello stereo e il ritornello mi fa vibrare la pelle. Mi piace come a circa 2 min e 45 sec tutta la rabbia espressa fino ad ora arrivi a zero, perchè tutto si zittisce rimangono la batteria e le tastiere molto jazz/fusion e poi, in un crescendo, si riparte. Si sente anche un breve assolo di basso (la ciliegina sulla torta)... Questo brano è una droga: lo senti e poi ancora… Ed ancora...

"The Harmony Concept": bella la chitarra iniziale che si trasforma in un assalto frontale all'ascoltatore. Anche i ritmi all'inizio sono quasi suadenti poi tutto si impenna. Questo brano contrariamente ai precedenti è più quadrato e rotondo con un finale che sorprende, infatti l'inizio è decisamente lineare per poi arzigogolare, pesantemente direi, sul finale, dove anche qui l'elettronica getta benzina sul fuoco e tutto divampa.

"Epiphany": interessante l'inizio di questo nuovo capitolo dell'opera. Qui si scontrano la durezza del e la ruvidità del metal più "cattivo", con delle parti melodiche davvero intriganti che aiutano l'ascoltatore a seguire il pezzo in divenire; ai 2:30 minuti una pausa esclusivamente elettronica che nel suo incedere si mischia e si fonde con chitarre, basso e batteria e il risultato è stiloso.

"A New Dawn": qui ogni pezzo e contaminato, un metal visto sotto una luce nuova quello proposto dal combo romano, che si muove come una creatura vivente. Qui ci troviamo di fronte alla title track, a tratti estremamente vigorosa e carica che diventa molto più suadente durante il ritornello. Molto bello è l'aggancio con il brano successivo che da basso, batteria e chitarra passa ad un pianoforte...

"Sons Of The Atom": ...come anzidetto (scritto) solo pianoforte e una voce in clean, dopo circa 3 minuti cominciano a far la loro comparsa i vari strumenti ma il pezzo non diventa mai rabbioso come i precedenti, anzi il growl si materializza quasi alla fine del pezzo che si chiude con un "tristo" pianoforte a supporto di alcune frasi recitate.

 

Dopo aver recensito i primi dieci brani passiamo alle due ultime tracce presenti sul disco:

 

"Epiphany (Paternoise Remix)": questo brano si differenzia dal suo omonimo per l'uso più che massiccio di effetti elettronici con delle trame incredibilmente azzeccate; tutto diventa cibernetico, pian piano che avanza il brano gli strumenti convenzionali vengo sostituiti dai sinth fino alla fine del brano. Ammetto che il purista del metal potrebbe gridare alla bestemmia, ma a me ogni tanto un pezzaccio di questo genere piace, perchè sconvolge e rinfresca il genere che noi amiamo

"The Butterfly Effect (Live In Studio)": questo pezzo è già uscito sul primo album della band, grintoso e corposo, meno contaminato e decisamente più traditional Metal. Come al solito il ritornello è più melodico, mentre le parti strumentali sono cariche a palla, la batteria cannoneggia di brutto, le chitarre graffiano e la voce passa dal growl al clean con grande facilità, mentre il basso riempie i buchi ed esalta la pesantezza dell'ultimo capitolo di questo disco.

 

Ora dopo essermi incredibilmente dilungato a raccontarvi di questo cd vi dico che oltretutto la produzione è davvero pregevole, soprattutto quando bisogna mettere in pista un album come questo con tante sfaccettature e sonorità diverse, tutto deve suonare in modo perfetto. Poi che dire, questi ragazzi usano il loro strumenti musicali come estensioni del loro corpo, ogni pezzo trasuda passione e rabbia per questo Mondo destinato a mutare.

 

Questo album a me è piaciuto davvero molto, aria nuova sul Metal, un nuovo modo si fare e di concepire il Rock estremo: infatti sono sonorità un pelino ostiche per il purista, ma se ascoltato bene e capito questo disco dà tante emozioni ed inoltre spacca davvero il culo ai passeri in volo.

 

 

 

 

TRACKLIST

1. The Second Dawn Of Hiroshima

2. Idiots Lose Control

3. Just A Ride

4. Nothing But Death

5. Mutant Circus Manifesto

6. Coming Home

7. The Harmony Concept

8. Epiphany

9. A New Dawn

10. Sons Of The Atom

11. Epiphany (Paternoise Remix)

12. The Butterfly Effect (Live In Studio)

 

 

 

VOTO

9/10

 

"The Second Dawn Of Hiroshima"

Pubblicata il 28 Ottobre 2017

ELEMENT OF CHAOS

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