DESCENT INTO MAELSTROM - Self-titled

DESCENT INTO MAELSTROM

"DESCENT INTO MAELSTROM"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Edgar Allan Poe. Vi starete chiedendo cosa c’entra il grande scrittore sulle nostre pagine. Ecco svelato l’arcano: un suo breve racconto ha ispirato il nome del progetto Descent Into Maeltrom del polistrumentista Andrea Bignardi. Questo progetto solista nasce nel Settembre 2016 e ci propone un Melodic Death Metal dal sapore sofisticato, grazie agli elementi tipici delle antiche madrigali. La passione di Andrea per la letteratura gotica ha fortemente influenzato la stesura dei testi di questo debut album autoprodotto della one-man band piacentina, che viene pubblicato il 1 Marzo 2017 e successivamente distribuito anche da Maculata Anima Rec.

 

L’album self-titled inizia con “Everything Against”: chitarra e batteria la fanno subito da padrone nell’energica introduzione del brano. L’energia non scema nemmeno quando entra in scena il cantato, un growl aggressivo ed incalzante. Purtroppo il basso non risulta sempre ben udibile. Brano adrenalinico e ben strutturato, con parti melodiche che a qualcuno potrebbero far pensare agli Arch Enemy. Passiamo a “Ignis Fatuus”: introduzione molto leggera ma con un tono vagamente drammatico nella melodia della chitarra. Serve un minuto per passare al sodo con un ritmo trascinante e una buona melodia di chitarra. La sezione ritmica è ben strutturata e mantenendo il brano sempre molto dinamico. Il cantato anche qui risulta di buon livello, con un growl assolutamente convincente, senza sbavature evidenti. Ben riuscito il periodo di doppia chitarra dissonante, così come il seguente assolo di chitarra. La terza traccia è “Innerwhere”, che vede la collaborazione di Samuele Ordanini degli Inferno9. Introduzione soft di chitarra, che riporta a decenni passati e che si evolve fino all’ingresso dello strumentale completo. La sezione ritmica si presenta di nuovo trascinante, mentre sono davvero suggestivi i momenti a due voci. Anche questo brano non risulta assolutamente noioso. Passiamo a “Storm And Assault”: l’introduzione questa volta ci spiazza, illudendoci di essere in un brano Hard Rock anni ’80, ma l’illusione dura poco e ben presto il pezzo si trasforma in un Melodic Black sulla scia di gruppi come gli Amon Amarth, potente e cadenzato. La svolta arriva dopo i tre minuti, quando la chitarra quasi si trasforma in acustica e l’atmosfera di fa rilassata, prima di dare spazio ad un assolo di chitarra piuttosto godibile. Il finale riprende la carica della prima parte del brano. La seconda metà del disco parte con “Castle Of Otranto” che, con i suoi sette minuti e mezzo, vince il premio come canzone più lunga della release. Anche stavolta non abbiamo a che fare con un’introduzione leggera ma con una che ci introduce alla perfezione nel brano. Chitarra in primo piano e basso purtroppo spesso coperto dalla batteria. La melodia è lenta ma accattivante. Ai tre minuti l’atmosfera vira nettamente verso una musicalità iberica. Questo brano è una sorpresa, uno strumentale assolutamente ben costruito e coinvolgente, fino a diventare il miglio brano del disco fino ad ora. Il minutaggio cala drasticamente con la successiva “Atavic Enemies”: i suoi quattro minuti e spiccioli partono a spron battuto con una botta di energia. Ritmica incalzante e con accelerazioni improvvise, chitarra con una melodia veloce e il growl carico di rabbia. Vi lascio la gioia di scoprire la seconda metà del brano, perché soo ascoltandolo si può capire la sua pienezza. Eccoci arrivati ad un classico, la canzone che prende il titolo dal nome della band e che, in questo caso, è anche la title track: “Descent Into Maelstrom”. Sin dai primi secondi l’energia non manca, ma si ha subito l’impressione di assistere ad un piccolo passo indietro: dopo due brani di ottimo livello questo ci riporta a livelli più nella media. Che sia chiaro, il risultato è assolutamente pregevole, ma manca di quel guizzo in più. Siamo arrivati alla conclusione e, più precisamente, al brano più breve di questo album, intitolato “Peroratio In Rebus”. Chitarra acustica in apertura con una lenta melodia, alla quale si aggiunge una seconda sei corde che con poche note sostiene la principale, diventando man mano la protagonista. Davvero un bel finale per l’album.

 

Un’opera prima, sì… ma con gli attributi! In certi momenti forse non troppo originale (vedere l’opener e “Storm And Assault”), ma al tempo stesso capace di sorprendere con brani che elevano la qualità del disco intero, come il lungo strumentale, “Atavic Enemies” e la dolce conclusione. In generale questo album non annoia dal primo all’ultimo secondo, lasciando un senso di soddisfazione dopo l’ascolto. Sentiremo sicuramente ancora parlare di questo progetto!

 

 

 

 

 

TRACKLIST

1. Everything Against

2. Ignis Fatuus

3. Innerwhere

4. Storm And Assault

5. Castle Of Otranto

6. Atavic Enemies

7. Descent Into Maelstrom

8. Peroratio In Rebus

 

 

 

VOTO

8,5/10

 

Pubblicata il 14 Settembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati