DAMNATION GALLERY

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"TRANSCENDENCE HYMN"

A cura di Robin Bagnolati

I Damnation Gallery sono una band veramente giovane, nata in questo 2016 a Genova da musicisti reduci da esperienze in gruppi come Insanity Hazard e STAG, fondendo le più varie influenze grazie ai diversi gusti dei componenti: Luca “Low” Scovazzi (basso), con gusti tendenti al NWOBHM, Edoardo “Lord Edgar” Napoli (chitarra), Black/Thrash Metal, Francesca “Scarlet” Queirolo (voce), Death Metal, e Federico “Nasco” Nascosi (batteria), Thrash Metal. Tutte queste influenze danno vita a qualcosa di difficilmente etichettabile, ma che viene definito Horror Metal grazie anche alle tematiche e alla presenza scenica della band, a tratti molto teatrale. La band riesce, in pochi mesi, a sfornare il suo primo EP “Trascendence Hymn” e pubblicarlo il 12 Settembre, per poi, un mese dopo, ripubblicarlo in una nuova veste grazie a Masked Dead Records, in serie limitata a 50 copie numerate a mano su un mini-cd che ormai è quasi un oggetto di culto.

 

Il disco perte con “Ouverture – Mankind’s Fall” che, come dice il titolo, è una breve introduzione dal sapore sinfonico, in grado di creare un’atmosfera di suspance attorno all’ascoltatore. Un minuto e venticinque secondi che ci catapultano in “Evil Extreme”, il secondo brano: stacchi di batteria, chitarra e basso all’unisono e un cantato molto “demoniaco”, che spazia tra clean, graffiato e growl, mettendo in mostra le doti di Scarlet. Già riusciamo a sentire la fusione dei generi, passando da momenti tendenti al Blackened Death ad altri puramente Heavy, come nel caso del bel assolo di chitarra. L’arrivo in scena del suono di campane ci avvisa del imminente arrivo della conclusione di questo brano, mai banale per tutta la sua durata. Si prosegue con “Dark Soul”, che ci accoglie con un effetto lugubre che lascia immediatamente spazio ad una melodia lenta tendente all’Heavy. Ben presto tutto cambia e ci si porta verso sonorità ispirate a generi più estremi. Anche qui ci sono salti di genere piuttosto marcati, in grado di sconvolgere ad un primo ascolto, ma che risultano assolutamente godibili prestando maggiore attenzione: troviamo addirittura un momento in cui la chitarra ci trasporta in un’atmosfera quasi spagnoleggiante (ribadisco: quasi). Ora passiamo all’ultima canzone vera e propria, la title track “Trascendence Hymn”: di nuovo l’effetto lugubre ci accoglie e apre la strada ad un muro strumentale di sicuro effetto su chi ascolta. Sorprende anche il cantato clean dal primo momento, che si alterna al cantato estremo. Melodia, riffs, ritmo: tutto concorre a rendere questo brano il più oscuro del disco, nonostante non manchino nemmeno qui gli spunti Heavy, sfiorando lo sconfinamento in “territori” Prog. Il finale è da scoprire, credetemi. “Rebirth” è la conclusione di questo EP: questa outro ci trasporta in un ambiente oscuro, quasi una cripta dove viene celebrato una specie di rito.

 

Che dire: ci troviamo di fronte ad una band che ha molto da dire ed ha le idee piuttosto chiare su come farlo. L’intro è ben fatta e i brani hanno una struttura in grado di non farli mai risultare monotoni, mantenendo così vivo l’interesse fino alla fine. Più che discreta anche la registrazione, pur trattandosi di un’opera prima in orbita underground. Tranquilli, ci sono anche un paio di pecche, anche se non gravi: l’outro , per quanto a tema, risulta poco funzionale alla riuscita del disco e quasi superflua, mentre l’artwork non convince a pieno, soprattutto a causa del logo, che sembra un corpo estraneo al resto del disegno. Le premesse sono buone, sentiremo ancora parlare di loro.

 

 

 

VOTO

8/10

 

Pubblicata il 3 Novembre 2016

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com