CHIRAL

CHIRAL

"GAZING LIGHT ETERNITY"

A cura di Robin Bagnolati

Nata nel 2013 nel piacentino, Chiral è una one-man band in orbita Atmospheric Black Metal. L’approccio al genere è del tutto personale ed è il frutto di molteplici influenze, folk compreso: infatti nelle composizioni di Chiral è facile imbattersi in parti di strumenti tradizionali, che vogliono aiutare l’ascoltatore a lasciarsi trasportare in atmosfere ipnotiche e misteriose. Nonostante la giovane età del progetto, Chiral ha già all’attivo 2 demo, 2 split album, 1 EP e 2 full-lengt. Il 27 ottobre 2016 è uscito il suo ultimo lavoro dal titolo “Gazing Light Eternity”, terzo full-lenght e considerato la naturale prosecuzione del precedente “Night Sky”: l’album è formato da 4 tracce, 2 di 6 minuti e 2 che superano i 10 minuti di durata. Le due canzoni più lunghe hanno una particolarità che vi spiegherò fra poco. L’album è corredato da un artwork suggestivo, dove tra gli alberi di un bosco spunta la luce del sole e in basso a sinistra fa capolino il logo molto elegante di Chiral.

 

La prima canzone è “Part I (The Gazer)”, la prima delle due “over 10” del disco: ci accoglie subito un’atmosfera che fa pensare a qualcosa di positivo. Ben presto parte il vero e proprio brano, con un cantato in growl a tonalità alte e una parte strumentale massiccia, dove tutti gli strumenti sembrano assumere la stessa importanza. La melodia è piuttosto semplice ma riesce a catturare e ai 4 minuti circa ci si presenta il primo solo di chitarra. Momenti di quiete si alternano ad altri in grado di stimolare un po’ di inquietudine. Lo strumentale tende a ripetersi, ma Chiral riesce ad evitare la monotonia aggiungendo di volta in volta elementi diversi, anche in secondo piano. Un cambiamento significativo lo si avverte dopo i 9 minuti, quando la ritmica subisce una leggera variazione e spezza l’inerzia del brano, grazie anche ad alcuni stacchi di batteria ben posizionati. Il finale è un crescendo ipnotico, lento e costante, prima di sfumare nel suono dolce delle tastiere, accompagnate da un’orchestrazione molto semplice. “Part II (The Haze)” è il secondo brano, il primo sui 6 minuti: uno scroscio d’acqua ci accoglie, insieme ad una melodia quasi chillout e alla chitarra dalle corde appena pizzicate. Una coppia parla, questione di pochi secondi e si torna alla melodia, che ispira immagini di natura incontaminata. Quando parte il testo vero e proprio ci si rende subito conto che non sarà cantato ma recitato, mentre due chitarre accompagnano con un acustico vagamente spagnoleggiante. Torna la coppia che parla e il brano si chiude. Torniamo oltre i 13 minuti con “Part III (The Crown)”: il suono della chitarra distorta apre la canzone e parte il grown, che questa volta sembra arrivare dalla cornetta di un telefono, per poi tornare alla normalità. Qui salta all’occhio la particolarità che vi avevo anticipato: il testo è lo stesso di “Part I (The Gazer)”, solamente con una melodia un po’ diversa. Dopo i 5 minuti entra prepotentemente in scena il basso, con un tappeto sonoro energico ed incessante. Il minuto successivo possiamo sentire una voce lontana cantare: insomma, circa ogni minuto ci troviamo di fronte ad una piccola variazione sul tema. Ad un certo punto la canzone sembra interrompersi di colpo, ma subito parte il momento più energico della canzone che porta al solo di chitarra. Siamo giunti all’ultimo brano, lo strumentale “Part IV (The Hourglass)”: la pioggia ci accoglie ancora, mentre suoni lunghi e cupi si prendono sempre più spazio. L’atmosfera è quasi spettrale, ma senza incutere timore, e sembra di essere al cospetto di un brano ambient: sensazione che col passare dei minuti viene confermata. L’unica sfumatura di energia del brano la troviamo nei pochi colpi della batteria che accompagnano una melodia in grado di evocare un’immagine: un raggio di sole che tenta di farsi largo tra la pioggia che ci porta alla fine del disco.

 

L’album non presenta grosse pecche, né dal punto di vista compositivo nè da quello della registrazione: i suoni risultano bilanciati, nessuno prende il sopravvento sugli altri, escludendo gli assoli. Nei 40 minuti del disco vengono usati diversi effetti sonori che contribuiscono al fattore atmosferico, di fondamentale importanza per un lavoro di questo genere. Se proprio vogliamo cercare i puntini da mettere sulle i, si può dire che la prima traccia poteva essere resa leggermente più varia, ma rischiava di perdere il suo fascino. La conclusione ambient è un possibile azzardo, ma non stona con la struttura del disco. “Gazing Light Eternity” ci arriva come un lavoro assolutamente ben fatto, che necessita di un secondo ascolto per poter godere al meglio dei dettagli più piccoli e che può portare Chiral alle orecchie di un pubblico più vasto.

 

 

 

 

 

VOTO

8,5/10

 

Pubblicata il 27 Novembre 2016

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12 Ottobre 2016

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