CHAOS PLAGUE

CHAOS PLAGUE

"EXISTENCE THROUGH ANNIHILATION"

A cura di Robin Bagnolati

La band di cui parleremo oggi fonda le proprie radici nel 2006, quando il progetto Chaos Plague viene creato dal ligure Matteo e dal lombardo Luca. Quando Matteo si trasferisce nel comasco, la band assume nuova forma con l’ingresso di Stefano e Davide. Il chitarrista Simone e il cantante Francesco completano la line-up solo nel 2009, dopo diverse difficoltà. Quando nel 2013, dopo una demo ed un EP, Simone e Francesco abbandonano la band, si forma la lineup definitiva:

 

- Daniele Belotti (voce);

- Luciano Duca (chitarra solista);

- Davide Luraghi (chitarra ritmica);

- Matteo Salvestrini (basso e cori);

- Stefano Tarsitano (batteria).

 

Finalmente nel 2015 la band riesce a pubblicare il proprio primo full lenght “Exintence Through Annihilation”, un album di 10 tracce di puro Prog Death ispirato alle sonorità degli anni ’90, distribuito da Revalve Records.

 

L’album inizia con “A Fair Vendetta” e le sue sonorità classiche e molto cupe, adatte alla colonna sonora di un film horror in costume. Archi e clavicembalo si fondono per un crescendo della melodia sempre più angosciante, fino all’ultimo accordo che resta in sospeso ed apre la porta a “Coil”. Il secondo brano si apre con un growl potente supportato da una ritmica lenta ed una chitarra arabeggiante. A dir poco spettacolare la parte del basso, che si erge quasi a strumento principale, duettando col cantante. Bella sorpresa è il cantato in clean che troviamo per pochi secondi dopo il secondo minuto, per dare un minimo di variazione in più ad un brano che già di suo non annoia. Piacevole l’intervallo strumentale che occupa una parte importante della seconda metà della canzone. Il terzo brano è “Collision of Entities”: basso di nuovo protagonista insieme alla chitarra solista, creando due melodie diverse che si fondono alla perfezione. Il growl è ancora convincente, la ritmica incalzante. Anche questo brano non presenta nessun momento morto, e lo strumentale si impossessa della scena appena il cantato si stoppa. Prima del quinto minuto la canzone sembra essere arrivata a conclusione, ma è solo una finta per aprire una seconda parte diversa, con un cantato clean non troppo convincente. Arriviamo a “Trascendental Liberation”, che si apre con sonorità puramente elettroniche, per passare poi a sonorità più metal e pesanti, leggermente tendenti al doom. Il cantato clean continua a non convincere, come tutta la prima parte: servono infatti quasi due minuti per arrivare ad un bel solo di chitarra supportato abilmente dagli altri strumenti e il growl riporta il cantato a ottimi livelli. Davvero peccato per i primi due minuti, perché questo brano ha davvero molto da dire. “Chirality” ripopone il basso protagonista sn dai primi secondi, al quale poi si aggiungono gli altri strumenti creando un ensamble di pura violenza. Questa canzone non concede punti di riferimento a chi ascolta, cambiando ritmiche di continuo. Anche qua troviamo un elemento che sentiremo anche più avanti, ossia il momento calmo all’interno della canzone, in piena contrapposizione col resto del brano. “Inner Visions of External Disillusions” è la canzone che segna l’inizio della seconda metà del lavoro dei Chaos Plague: l’introduzione è lenta e dolce nelle mani degli strumenti a corde e anche l’ingresso della batteria non rompe la magia. I toni si appesantiscono al minuto e mezzo, quando la ritmica si appesantisce ed aumenta la distorsione delle chitarre, svelando momenti di pura sperimentazione. Se già in precedenza la band aveva dato un chiaro segnare della voglia di sperimentare e svariare dei componenti, questo strumentale rende il tutto ancora più chiaro. Torniamo concentrati sulla musica e dedichiamoci al settimo brano “Fall of Reason”, che ci accoglie con una voce grave e profonda. Tempo di una frase e riparte la violenza, con il growl deciso e le scariche imprevedibili degli strumenti. La chitarra solista ogni tanto si sgancia dagli altri per “duettare” con il cantante, mentre il basso procede con il suo riff personale. Questa canzone tiene alto il livello del disco, senza ombra di dubbio. “Ubermensch Path” è l’ottavo brano: l’intro potrebbe quasi sembrare jazz, se non fosse per la voce elettronica… ma l’atmosfera viene a crepare di colpo, lasciando entrare di prepotenza la furia! Qui melodia e momenti estremi si fondono, rendendolo uno dei pezzi di più difficile assimilazione di tutto il disco. Si passa al penultimo brano, del quale su Youtube si può trovare un ottimo lyric video, ovvero “I, Annihilation”: l’atmosfera è concitata fin dai primi secondi, unendo un cantato in growl molto aggressivo ad alcune parti strumentali di valore assoluto, dove ogni strumento ricopre una parte di primo piano. Oltre 5 minuti che passano senza accorgersene. Siamo arrivati all’ultima canzone del disco, “Sinner’s Regret”: l’inizio è una vera mazzata nei denti, una scarica che colpisce in pieno, rischiando di disturbare i più deboli di cuore. Anche qui i punti di riferimento si perdono facilmente, ma finalmente troviamo il primo momento di cantato clean che non crea forti dubbi nell’ascoltatore. A circa metà brano abbiamo il periodo strumentale, al centro del momento più tranquillo del pezzo, che si protrae fino alla conclusione, allentando l’adrenalina che si era accumulata con il resto del disco.

 

L’album è di buona fattura, registrato bene e si può notare già al primo ascolto quanto ogni strumento sia effettivamente della stessa importanza degli altri. Azzardando un parere soggettivo, grande stima alla band per la valorizzazione del basso, perché in pochi altri lavori ho sentito tanto valore dato a questo strumento. Fatto sta però che i difetti non mancano e alcuni lasciano un po’ di amaro in bocca… ma siamo solo al primo album e il tempo per correggere queste pecche lo avranno. In generale, comunque, il disco è piuttosto valido.

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 11 Marzo 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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