BUILT-IN OBSOLESCENCE - ''Instar'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Sara Colletti

Built-in Obsolescence è un progetto musicale nato a Riccione, attivo dal 2010. La band ha una base metal e col tempo il sound si avvicina al Progressive ed Alternative con influenze Ambient. Le tematiche sono oscure, trattano i disagi dell’umanità. Paolo Sanchi, voce della band, con Alex Semprini, il chitarrista, furono gli inventori di questo progetto. Un loro vecchio amico, Gianmarco Ciotti, si unì come seconda chitarra, e poco dopo si unirono il bassista Valerio Biagini e il batterista Bruno Galli. I cinque componenti avendo già esperienza alle spalle con altre band rock, punk, crossover, decisero di fare un sound ispirato al metal come detto in precedenza. Nel 2015 il quintetto andò a vedere un concerto dove si esibirono The Oceans, Mono e Sòlstafir e da quel momento esplorarono il post rock e il post metal senza rinunciare al Progressive, i loro pezzi divennero più lunghi, i suoni più pesanti, i concetti sono apocalittici dati da testi astratti o di racconti che parlano di illusioni e false speranze.


Ora si parlerà del loro primo LP registrato nel 2017, intitolato "Instar". Si apre con "Dance Of Falling Leaves", questa canzone nasce di getto dopo l’esperienza al concerto sopra citato. I suoni sono molto ricercati, si parte con un growl e le chitarre pesanti per poi passare ad un cantato e a suoni melodici, sembra una voce diversa che ci culla come fanno i ricordi. La fine rievoca l’inizio della canzone, i riff delle chitarre pesanti, lo scream che fa sentire la disperazione di una persona rovinata. "Sine Requie": il sound inquietante predomina fino a metà canzone, inquietante come chi si alza il mattino senza nessuna pietà verso il prossimo, solo ferocia e fama di successo. "Project: Almaz": i suoni di influenza rock ci accompagnano per questa canzone, il sound è onirico, ci possiamo catapultare nello spazio, ma il ritmo ci porta alla distruzione con la voce che diventa scream, la distruzione della nave di cui si parla e l'astronauta che vede la propria vita bruciare per sperare di diventare una stella cadente e far avverare il sogno di qualcun'altro. "Lashes": il suono ci porta in una scena di tensione, la voce sempre più straziata racconta di un uomo che si sacrifica per suo figlio, ma ciò non cambia la storia, perché questa sarà sempra bagnata di sangue.


Queste sono solo alcune delle canzoni, meritano di essere ascoltate tutte, si sente la loro esperienza maturata negli anni.




TRACKLIST

1. Dance of Falling Leaves
2. Sine Requie
3. The Wave
4. Ground Launch Sequencer
5. Project: Almaz
6. Watching the Wake
7. Shara
8. Lashes
9. Biotronic
10. AD 9878
11. Ecdysis



VOTO

8/10


CD

"Dance of Falling Leaves"

Ciao ragazzi, per cominciare ci presentate il progetto/la band?

Ciao! Built-in Obsolescence nasce nel 2010 a Riccione. Il gruppo prende forma dalla volontà di cinque amici, provenienti da gruppi diversi e con background diversi, di suonare insieme. Il progetto nasce di stampo metal sperimentale, senza limiti compositivi.

Come mai vi siete gettati nel suonare il vostro genere? Qual è il messaggio che volete trasmettere?

La maturazione del sound dei Built-in Obsolescence è stata lunga e continua. Le prime canzoni riflettevano cinque caratteri diversi e quindi decidemmo di lavorare per cercare uno stile coeso, ma che prendesse il meglio dai gusti e dalle idee di tutti. Uno spartiacque fu nel 2015 un concerto che vedemmo tutti insieme: The Ocean / Mono / Sólstafir. Tornati a casa componemmo in pochissime prove “The Dance Of Falling Leaves” e quasi tutto “Instar” nell'arco di un anno e mezzo. Amiamo spaziare tra le soluzioni al fine di proporre una esperienza varia e stimolante per noi e per l’ascoltatore.


Quali sono le vostre principali influenze?
Se dovessimo farti alcuni nomi celebri sicuramente Tool, Porcupine Tree, Mono e The Ocean. In linea di massima troviamo un minimo comune multiplo nel Post-Rock e nel Post-Metal, il tutto amalgamato ad una buona dose di progressive.


Quali argomenti trattano i vostri testi? A cosa vi ispirate per scriverli?
"Instar" è un concept album sul tema dell'illusione e della (falsa?) speranza: l’uomo è al centro e con lui il suo inevitabile destino e il suo ciclico desiderio di cambiarlo. I testi si muovono attorno situazioni astratte come "The Dance Of Falling Leaves" o "Ecdysis", oppure storie e ucronie come "Project: Almaz", "Shara" e "Lashes". Le ispirazioni sono molteplici e solitamente sono loro che trovano noi: fatti di cronaca, immagini, dipinti, letture, musica. Ad esempio “The Wave” fu scritta dopo avere visto delle foto sulla cementificazione delle megalopoli. Una volta definito il macro concept del disco basta guardasi intorno e dentro per trovare ispirazione.


Come nascono i vostri artwork?
Siamo sicuramente attratti dalla natura e dai corpi celesti, ma anche dalla geometria, dall'astratto e "dall'interpretabile". “Instar” per esempio è sia un gioco di parole tra "in" e "star", sia uno stadio di sviluppo degli artropodi, in cui perdono la loro protezione (la loro certezza) per crescere e assumere una nuova forma. Restando sul tema artwork, consigliamo di dare un'occhiata al disegno che l'artista Daisy Ingrosso ha sviluppato ispirandosi a “The Wave” per un progetto chiamato RadioApocalypse.


Per quale motivo una persona si potrebbe avvicinare alla vostra musica e per quale motivo dovrebbe acquistare il vostro disco?

Ogni musicista deve essere fan di sé stesso, quindi ti rispondiamo con quello che noi cerchiamo. Due degli aspetti che curiamo maggiormente sono il trasmettere molteplici emozioni e la progressione del viaggio che sta dentro l'opera. Sebbene la nostra musica abbia basi fisse e sia etichettabile in qualche modo, è nostra primaria attenzione cercare un dialogo musicale che non si esaurisca dopo poche tracce o che non ripeta allo sfinimento le stesse formule dettate dal genere.


Che consiglio dareste a una band che comincia a suonare? Quale invece ad una che si appresta ad incidere il primo album?

In ogni attività serve un obiettivo e una visione di gruppo. Cercare di capire prima di tutto chi siamo, dove vogliamo andare e come. Non ha senso puntare a vendere 10 milioni di copie se un altro membro della band vede il progetto solo come svago serale. In ogni caso cercare di divertirsi e divertire è la base. L'incisione del primo disco è un momento importante: c'è a chi riesce bene e a chi no ma entrambe le situazioni sono preziose perché ci si mette in gioco e si sentono altre campane. In ogni modo avverrà una evoluzione. Consigliamo di non tergiversare troppo e darsi un obiettivo di prima incisione. Se si sceglie uno studio puntare a chi mastica il genere e a chi mette serietà e passione nel proprio lavoro. Trovate la persona giusta e lo considererete un membro della band. Bisogna ovviamente essere chiari in cosa si vuole ma anche affidarsi al fonico mettendo da parte l'innato orgoglio dell'artista [ride]. Noi, per "Instar", abbiamo avuto la fortuna di lavorare con un grande professionista, ovvero Riccardo Pasini dello Studio 73 di Ravenna.


Cosa ne pensate della scena Rock/Metal italiana?

Nel nostro genere seguiamo la scena e certe band sono assolutamente all’altezza di quelle di punta internazionali. I generi Post e Sludge stanno inoltre vivendo un periodo abbastanza vivo nell’underground italiano. I concerti ci sono e la qualità è spesso alta.


Secondo voi qual è la giusta politica per poter dare risalto alle realtà italiane nella maniera più giusta possibile?

Possiamo ragionare su tre aspetti: le band,i locali e il pubblico. Qualsiasi band, chi più chi meno, deve fare gavetta, investire soldi tempo e fare sacrifici per una crescita spesso inferiore agli sforzi fatti. Le band devono mirare alla qualità e a creare una identità forte che permetta loro di appassionare e fidelizzare l’ascoltatore. Siamo tantissimi e al giorno d’oggi ognuno può fare un disco. Comporre musica e fare un disco non è un traguardo, è una partenza. Forse anche prima della partenza. I locali spesso vengono criticati per le scelte artistiche, vedi cover band o affini. Alla fine loro devono mangiare e se il pubblico di zona va a vedere i tributi loro fanno i tributi. Precisiamo che noi siamo nettamente contrari alle cover band e tribute band, ma è un discorso artistico. Chi punta su band dal repertorio originale lavora con chi contribuisce alla scena, ha un prodotto solido, di valore e che richiama pubblico. In Italia spesso si dice che la gente non muove il culo da casa o lo fa solo per vedere la band figa famosa straniera. Eppure abbiamo visto locali pieni e gente farsi gran km anche per band emergenti. Il pubblico se esaltato e fidelizzato si muove, interagisce e ritorna. Tutto ciò vale comunque anche nel resto del mondo. In Italia forse le dinamiche sono più complesse e c’è meno pappa pronta, ma rimangono dei punti fissi: qualità, identità, sacrifico, investimento, andare ai concerti, conoscere band e organizzatori e contribuire attivamente alla scena. Fare un disco e mandare 2000 mail spam ai locali e non supportare niente e nessuno porta a ben pochi risultati.

Quale lato dell'attività promozionale trovate più importante oggigiorno?

Sicuramente il web e i social sono must per chi vuole proporsi e farsi conoscere oltre i confini locali, sebbene l'entropia e la mole di informazioni sia esagerata. Proprio per questo occorre avere una presenza attiva e dare un motivo a chi guarda un social di interagire con la tua pagina. Rimane sempre e comunque di vitale e primaria importanza il contatto umano e lo stringere relazioni. Un buon impatto live e un efficace passaparola battono tutte campagne di marketing e sicuramente c'è tutta un'altra attenzione da chi ti stringe la mano o ti contatta privatamente.


Cosa ne pensate del crowdfunding? Potrebbe diventare un nuovo metodo di sostentamento per una band?
Il crowdfunding è uno strumento potente e bello ideologicamente, ma attenzione: se vuoi fare qualcosa pensando solo a te stesso, allora apri il portafoglio e dimostri. Inoltre il crowdfunding è bello se funziona: se il traguardo è lontanissimo, oltre a non avere il tuo progetto, hai dimostrato al "mondo" che la tua idea in fondo non era così desiderata e/o è stata venduta male.


Per concludere, volete lasciare un saluto per i vostri fans attuali e futuri?
Grazie alla webzine per questo spazio e per il prezioso lavoro che svolge. Un abbraccio a tutti coloro che ci hanno supportato e lo faranno nel tempo. Un saluto finale speciale a tutti coloro che ogni giorno investono speranze, soldi e tempo nella produzione di musica originale e nel supporto attivo della scena.

Pubblicata il 11 Giugno 2019

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