BÖLTHORN - ''Across The Human Path'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Cris Walls

Scegliere di suonare un qualsiasi genere musicale, lasciando pressoché inalterato l’impianto che appartiene di diritto ai suoi fondatori, a certe condizioni è un atto coraggioso che finisce tuttavia per dare adito alla solita diatriba inesauribile tra coloro i quali esigono l’originalità ad ogni costo e quelli che, invece, non curandosi troppo della palese aderenza ai modelli di riferimento, si limitano a giudicare la qualità intrinseca e “a se stante” della proposta. Le posizioni oltranziste raramente portano un contributo efficace alla discussione e l’intransigenza ideologica produce più problemi che soluzioni. Quindi una band, non potendo ignorare del tutto le sue radici ed affrancarsi completamente dal proprio bagaglio formativo e passionale, è pienamente legittimata ad inserirsi in un filone artistico già esplorato e codificato, a patto che non venga violata la regola che sta alla base della musica: la realizzazione di una credibile “struttura armonica”, da impostare a seconda del proprio sentimento artistico, senza remore né rimorsi alcuni.


Date tali premesse, si capisce perché non sia sminuente affermare che i parmensi Bölthorn assomigliano parecchio agli Amon Amarth, dai quali mutuano in tutta evidenza le forme di un death metal vichingo e melodico, l’indole battagliera e la ferocia esecutiva nei passaggi maggiormente pesanti e tirati. Tuttavia il terzetto composto dal polistrumentista Iron Cross, chitarrista, bassista e batterista, Röb all’altra chitarra e Drake alle voci, emerge dalla bruma con sufficiente personalità, poche idee ma buone, una produzione impeccabile e qualche canzone pregevole, dando così alle stampe il disco d’esordio intitolato ambiziosamente “Across the Human Path”.


Dura circa due minuti l’Intro narrativa e dai rumori di fondo belligeranti, mentre irrompe con tutta la sua potenza “Sentinel”, la seconda traccia, canzone vera e propria ed highlight dell’intero album, con un riffing profondo, circolare ed un ritornello epico dalla voce pulita, dopo le urla forsennate che sostengono l’ispirato brigde. Siamo davanti ad un gioiellino di intaglio norreno. Il terzo brano, “For Honor” è una splendida cavalcata marcata e cadenzata che sfocia in un coro malinconico e declamante, tra blast beat e rallentamenti solenni che chiamano in causa le atmosfere tanto care agli Obscurity. “Thor” è l’episodio successivo, il cui impeto e le violente scudisciate non bastano per nobilitarne la stesura, stavolta purtroppo ridondante ed “abusata”. Nella quinta traccia, “Curse of Time”, la fierezza pagana si esprime con una timbrica vocale cavernosa e viene sorretta dalle sobrie evoluzioni della sezione ritmica, parca appunto di virtuosismi ma solida e centrata. Il brano risulta interessante ma non di certo esaltante. Il leggero momento di stagnazione del disco, si scuote sulle dolci note introduttive di “Warriors”, un compendio folkeggiante delle “regole del vichingo perfetto”. Il settimo brano “Midgaard” ci propone un bel gioco di voci, dal sapore quasi gotico nelle parti “clean”, mentre il growl di Iron Cross rafforza l’aura enfatica delle chitarre. In questo modo, l’album torna ad offrirci anche quegli aspetti dinamici che si erano affievoliti dopo le prime canzoni. “The Liar of the Beast” si snoda attraverso un’alternanza fra il tipico costrutto del death metal ed un fraseggio più ampio di stampo classico. La conclusione del disco è affidata al nono brano “The Kaleidoscope” e si consolida l’impressione che la band dia il meglio di sé nei frangenti a “briglia sciolta”, combattuti e concitati, nei quali bisogna brandire le spade, indossare gli elmetti e dare fiato al corno, mantenendo altresì un occhio di riguardo per la melodia.


Non è un genere semplice, il viking death metal, perché da un lato non lascia troppo spazio all’innovazione, imponendo ferrei fondamenti di geometria musicale, oltre i quali, il teorema non sussiste. Dall’altro, però, chiede di continuo un tributo di sangue fresco per alimentare il vigore dei guerrieri in battaglia. Al momento, i Bölthorn sanno districarsi con abilità tra le orde vichinghe, padroneggiano le armi e dimostrano intrepidezza, ma i loro fendenti non sempre vanno a segno, causando “solo” ferite e senza che nessuno tra le schiere nemiche, cada sotto di essi. Pertanto, “Across The Human Path” rappresenta un esordio decoroso, tale da garantire ai Bölthorn un posto nel drakkar in partenza per nuove conquiste, ma occorrono ben altre imprese per meritarsi il Valhalla.



TRACKLIST

1. Intro

2. Sentinel

3. For Honor

4. Thor

5. Curse Of Time

6. Warriors

7. Midgaard

8. The Lair Of The Beast

9. The Kaleidoscope



VOTO

7/10


BAND

"Sentinel"

Pubblicata il 8 Maggio 2019

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