BLODIGA SKALD - Ruhn

BLODIGA SKALD

"RUHN"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Oggi amici parliamo di una band che abbiamo potuto conoscere un anno fa recensendo il loro primo EP “Tefaccioseccomerda”, uscito nel Novembre del 2015 (vedi Archivio). Nati nel 2014 con l’intento di fondere il metal moderno a sonorità folk e spensierate, i romani Blodiga Skald riescono a dare alla luce il loro primo full lenght “Ruhn” il 26 Giugno 2017, registrandolo al Trip In Music Studio per l’etichetta russa Soundage Productions. L’artwork richiama perfettamente le tematiche dei testi della band, ovvero il racconto delle (dis)avventure di un gruppo di orchi pronti a tutto per squartare le razze più “nobili” di loro. Ma veniamo alla lineup della band, che nel booklet del disco troverete scritta in maniera molto particolare:

 

Nicola Petricca: batteria

Daniele Foderaro: chitarra

Anton Caleniuc: voce

Ludovica Faraoni: tastiere e accordion

Emanuele Viali: basso

Vittoria Nagni: violino

 

Iniziamo ad analizzare il cd con l’opener “Epicavendemmia”: il suono di un falò e un discutere di orchi ci accolgono. Appena parte il brano vero e proprio è impossibile non notare la forte presenza del Folk. Il ritmo non è velocissimo, ma spesso cadenzato, mentre Ludovica e Emanuele risultano i veri protagonisti della prima parte, quasi più del cantato growl di Anton. La seconda metà del brano vede l’entrata in scena del violino, donando maggiore melodia al brano. Un brano da ballare sotto il palco, che però non disdegna momenti da serio headbanging. Passiamo alla title track “Ruhn” ed al suo inizio che vede protagoniste le due “orchesse” della band. Il ritmo di basso e batteria si fa più incalzante, dimostrando che la band è in grado di sfornare un Folk Metal a tinte estreme, come dire “stile Equilibrium in salsa Blodiga Skald”. Al terzo minuto ritroviamo un puro momento headbanging che apre al ritorno della melodia iniziale ed al dolce finale a suon di flauto e tastiere. La terza traccia è una delle due riprese dal precedente EP e si intitola “No Grunder No Cry”: il ritmo si alza ancora di più, diventando veramente trascinante per alcuni secondi, per poi riprendere poco più avanti. La componente Folk è molto accentuata con molti momenti ballabili, compreso il momento in cui diventa palese da dove la band si sia ispirata per il titolo. Il brano è tutto un alternarsi di momenti ballabili ad altri di puro Folk Metal: davvero godibile. “I Don’t Understand” ci accoglie con un clima festoso e scanzonato. Il growl è cadenzato e basso e si inserisce sopra uno strumentale totalmente ballabile… finchè non si scatenano batteria e basso! Anche in questo brano si alternano momenti soft ad altri di puro Metal, nei quali però la melodia non manca mai. Molto bello il duetto violino-tastiere che ricorda le classiche danze ungheresi di Brahms. La quinta traccia è “Sadness” e appena schiacciato il tasto PLAY le chitarre ci trasportano in un’atmosfera malinconica, con Anton che recita in growl. Quando entriamo nel vivo assistiamo ad un’esplosione della ritmica accompagnata dal violino. Pezzo decisamente più serio e cupo rispetto ai precedenti, che evidenzia la bravura della band nel non fossilizzarsi nello scanzonato, riuscendo a creare brani di atmosfere ben diverse. Prima del finale troviamo un nuovo momento recitato che apre all’ultima sfuriata. Un brano decisamente maturo. Scavalchiamo la metà del disco e raggiungiamo “Follia”: introduzione dalle sonorità medievali che non ci abbandonano nemmeno quando entrano in scena chitarre e batteria. Siamo di fronte ad un brano relativamente lento rispetto ai precedenti, in grado di riportarci con la mente a tempi lontani. Il cantato, se pur in growl, si amalgama bene allo strumentale, dominato dagli strumenti classici. Questo brano rappresenta una specie di oasi di tranquillità esattamente a metà album. “Blood And Feast” è il secondo brano tratto dal primo EP della band: si ritorna in piene sonorità Folk Metal, senza mezze misure. I ritmi si alzano e si ritorna a ballare. Brano trascinante fino all’ultimo secondo, nonostante un rallentamento con conseguente aumento della drammaticità della melodia, prima della scarica finale. “Laughing With The Sands” è l’ottavo brano: violino e tastiere dal suono vagamente acquatico aprono la scena ad uno strumentale carico e rude, con un growl che appare più cattivo. A far da contraltare alla rudezza ci pensano accordion e violino con la dolcezza della loro melodia. Brano ben strutturato che vede anche una seconda voce femminile intenta ad intonare un canto arabeggiante. “Panapiir” vede il violino protagonista nei primi secondi con una melodia leggermente malinconica. L’ingresso del growl porta ad un aumento dei ritmi e ad un’atmosfera decisamente più allegra e ballabile. La monotonia non è di casa nemmeno questa volta, considerando anche il buon solo di chitarra attorno al terzo minuto. Arriviamo alla conclusione con la decima traccia “Too Drunk To Sing”: introduzione dalla ritmica marziale, violino in stile irish e accompagnamento quasi cinematografico delle tastiere. Appena si entra nel vivo la batteria scatena il ritmo ben accompagnata dal basso, dando il via a momenti che in sede live possono alternare il ballo al pogo scatenato. A tratti epico, questo brano fa assolutamente divertire l’ascoltatore, diventando un degno finale per l’album. Nell’ultimo minuto troviamo la vera chicca del disco.

 

Dopo un primo EP trascinante e assolutamente fuori dagli schemi, i Blodiga Skald ci dimostrano di non aver assolutamente perso ispirazione e, allo stesso momento, di aver raggiunto un buon grado di maturità musicale. “Ruhn” è un album che non fa annoiare dalla prima all’ultima nota facendo crescere la voglia di vedere la band in sede live. Se amate il genere non dovete assolutamente perderlo.

 

 

 

 

VOTO

9/10

 

Pubblicata il 20 Agosto 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

by Robin Bagnolati