ADRAGARD - ''From The Burning Mist'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
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A cura di Cris Walls

Un bagliore nel cielo nordico che “scocca” dalle vette del Gran Sasso? No, non “rende” bene. L’oscuro trono abruzzese? Nemmeno questo mi convince. Come iniziare, allora, il racconto delle gesta di una band che sembra aver fermato il tempo nel lustro in cui il black metal si abbatté dalla Scandinavia, spirando gelidi venti sul resto del continente e sin oltre l’oceano? E può bastare questo solo fatto a rendere credibile un lavoro e reputarlo veramente riuscito? Un passo alla volta e forse ci arriveremo.


Proviamo con una presentazione “convenzionale”. Gentili lettori (forse sarebbe più adatto all’uopo “erranti asmodei…", ma ci siamo appena ripromessi di darci un tono istituzionale), gli Adragard provengono dalla splendida città de L'Aquila ed imperversano in ambito underground da circa vent’anni. All’interno di tale periodo, hanno prodotto un paio di demo e due album, l’ultimo dei quali è appunto questo “From the Burning Mist". L’approdo all’attuale formazione è stato travagliato, ma alla fine il nucleo maligno si è saldato intorno alle blasfeme figure di Lord Adragard alla voce, Niferon al basso, Gemini alla chitarra e Church Destroyer alla batteria. L’iconografia della band, a partire dal logo, ricorda proprio quella dei Darkthrone, ai quali sono debitori anche sulla predilezione (ma non sul risultato finale..) dei suoni grezzi e dell’attitudine minimalista. Un abbrivo abbastanza formale, ma se non altro, abbiamo raggiunto il nostro scopo. Ovvero, introdurci nella narrazione del disco, avendo fissato alcuni paletti quanto mai irrinunciabili, vista la controversa natura artistica della band in questione.


From the Burning Mist” consta di sette tracce intrise di malvagità, sofferenza e visioni apocalittiche, scandite da urla disumane, riff cadenzati, ritmiche elementari ed opache, “armonizzazioni” (chiedo venia) unte e torbide come il catrame. Ma la sensazione di trovarci al cospetto di una composizione a tratti rabberciata ed immatura, ci accompagna costantemente lungo tutto il percorso accidentato, sebbene non manchi qualche “vista” interessante di panorami bui e tenebrosi. La prima canzone “Buried in Misery” è un lento torchio che emana sinistri scricchiolii prodotti dallo screaming scomposto che tuttavia, funziona a dovere. Il successivo “Cold Necro Ritual” è un spaccato agonizzante che ci regala qualche accelerazione opportuna per strapparci dallo spleen. Sinora, tutto piuttosto “ordinario”. "Desolate Woods and infinite Darkness” è ,invece, il miglior pezzo del disco poiché ci rimanda ai Mayhem di “De Mysteriis...” in virtù del feroce fraseggio strumentale e della resa vocale. Ma l’andatura e l’ispirazione calano ancora con “The Seventh Scar” che potrebbe appartenere tranquillamente alla discografia di una band che suona doom, ma lo screaming ruvido non contribuisce certo a sublimare il tipico e solenne dinamismo di un genere che necessita di ben altro respiro tecnico. Con “Morbid Black Chaos” la lezione di Fenriz sortisce effetti concreti solo nella parte finale del brano, ma una produzione volutamente “cruda” (che qualche purista oltranzista del “trve” o true reputerebbe addirittura irrinunciabile!) finisce per trasformarlo in uno sparo con il silenziatore. Incedere simile anche per la penultima traccia del disco, “Sic Transit Gloria Mundi”, dalle buone intenzioni ma vanificata da suoni inscatolati e costipati che non consentono un completo sviluppo espressivo. Comprendo che si tratti pur sempre di oscurità, ma questa monocromia deve pur essere “esplicitata” in qualche forma tangibile. “Eremo” è il proclama finale in lingua italiana, tra arpeggi medioevali e rantoli profanatori che corroborano la stazza luciferina del disco.


Questo lavoro degli Adragard merita rispetto perché ha l’innegabile pregio di trasudare dedizione e possiede qualche buona idea. Ma non tutti possono permettersi la scelta del nichilismo artistico che ha caratterizzato il magistero nero dei primi iniziati scandinavi, esercitato dalle band che hanno fatto la storia del Black Metal. Esso, infatti, avrebbe dovuto sconsigliare a tutti le “scomode” successive ricopiature, perché ogni culto prevede i suoi adepti, ma non i cloni delle sue stesse “misteriose divinità.” Restare vicini alla fiamma nera, vegliando su di essa, è opera assai meritoria e “From the Burning Mist” fornisce certamente il suo contributo spirituale alla causa. Per assurgere al ruolo di discepoli tedofori, però, occorre “calarsi” sul piano sostanziale, rendendo maggiormente incisivi e potenti i suoni, più assestate le composizioni ed allontanare le fuorvianti tentazioni doomish, alzando con un minor ritegno, la velocità del metronomo.



TRACKLIST

1. BURIED IN MISERY

2. COLD NECRO RITUAL

3. DESOLATE WOODS AND INFINITE DARKNESS

4. THE SEVENTH SCAR

5. MORBID BLACK CHAOS

6. SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

7. EREMO



VOTO

6/10


BAND

"Buried in misery"

Pubblicata il 15 Aprile 2019

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