ACHERONTE - ''Son of No God'' (Steel on Fire - Metal Webzine)
TITOLO

A cura di Igor Gazza

Oggi caro lettore mi cimento con una recensione direi "particolare": ho l'onore di raccontarti il nuovo album degli Acheronte, gruppo proveniente dalle Marche e più precisamente da San Benedetto del Tronto. Dopo alcuni cambi di line-up e un debut edito nel 2016 dal titolo "Ancient Furies", il 2018 ha portato questo nuovo lavoro sempre all'insegna del ferale e maligno black-metal che contraddistingue il gruppo marchigiano.


Line up

Phobos: chitarra

Lord Baal: voce

A. T. La Morte: basso

Bestia: batteria


Il disco si compone di sei traccie (belle sostanziose) per un totale di circa 45 minuti comlessivi; ed ora con dovizia di particolari faccio il mio consueto track by track.


"Heralds of Antichrist" - Apertura del brano e quindi del disco molto ampia e con un fragore assordante lascia il posto ad una batteria devastante velocissima e pungente, le chitarre sono saettanti, con un mix tra death/scream la voce si fa largo tra gli strumenti. Un pezzo decisamente sostanzioso, dura poco più di sette minuti, dove a farla da padrone sono le ritmiche serrate contrapposte a sprazzi di quiete malsana coadiuvata da un cantato altrettanto malato, si inizia con il tritatutto e speriamo uscirne salvi...

"Four Beasts" - Piede puntato sull'acelleratore e via di secondo pezzo, il lavoro dietro alle pelli è mastodontico, si sente ogni singolo colpo inferto alla povera strumentazione, la chitarra è sottile e si incunea negli anfratti del cervello, il cantato (a parer mio) è un po' sottotono, ma nulla di particolamente angosciante. Questo è il brano più corto dell'intera opera e come si dice di solito: "nella botte piccola c'è il vino buono", qui possiamo dire per trasposizione: "nella canzone corta c'è l'odio più puro", cattivissima.

"Babylon Unholy Hammer" - Arrivano gli schiaffi, due li hai già presi caro ascoltatore, arriva il terzo; il pezzo parte fortissimo, da togliere il fiato, la chitarra si fonde con il basso e da luogo alla batteria un mix mortale, che dà al pezzo dei connotati quasi psichiatrici, il cantato ora si che mi piace, Lord Baal è diretto, il testo della canzone è sputato come melma nera, la chitarra ed il basso hanno il compito di inchiodare cotanta depravazione alla faccia dell'ascoltatore. Al minuto 4:00 una parte del pezzo che ho molto gradito, batteria più profonda e rotonda e chitarra meno graffiante, il tutto spezza un po' il brano che altrimenti sarebbe diventato troppo granitico. Dura poco, infatti si riparte più devastanti di prima.

"Trascendental Will" - 7 minuti e 20 secondi di furia omicida, per il quarto pezzo di questo album, la batteria è una mitragliatrice che non concede scampo alcuno, il consueto cantato di Lord Baal è tiratissimo e trasuda sangue e rabbia. Il brano anche in questo caso ha molte parti strumentali un po' troppo uguali il che rende questo pezzo stucchevole e l'ho trovato sinceramente noioso, anche se si può definire l'esecuzione del brano presochè perfetta.

"Son of No God" - Penultima traccia, la title track, parte con un delicato arpeggio di sitar, una leggiadra voce femminile, come un volo di farfalle... Ci sei cascato.....vero??? Nulla di tutto questo: il devasto sonoro inizia già dalle prime battute la batteria è martellante la chitarra segue come di consueto ed il basso compatta le onde sonore, la voce è cupa e particolamente inspirata, un pezzo che non è super veloce e si fa ben ascoltare con dei bei virtuosismi chitarristici mentre come di consueto Bestia, il batterista, fa gli straordinari, il finale si abbasa i ritmi ed abbiamo uno sprazzo di relax con un cantato in clean (molto pomposo) che chiude il brano.

"Fall of Perfection" - Come pioggia sull'onduline... Cosi inizia l'ultimo capitolo di quest'opera, un'effetto particolare che apprezzo cambia un po' le carte in tavola: non più furia strumentale e basta ma per la serie facciamo qualche suono nuovo, sperimentiamo. Nonostante i suoi oltre 12 minuti è un brano che mi piace, in quanto per quello che ho detto prima è il pezzo che più si discosta dal black-metal classico, infatti ha un approccio iniziale leggermete diverso con ritmiche meno serrate, ma comunque devastanti, per i padiglioni auricolari. A 5 minuti e 34 secondi un arpeggio di chitarra classica che viene fagocitato da una batteria potentissima, e la scelta stilitica è assolutamente azzeccata, poi si riparte con la cattiveria orami consolidata fono al termine del disco. Questo è il pezzo che mi ha sorpreso e mi mi è piaciuto di più, ci tengo a sottolinearlo.


Le considerazione finali: l'album si fonda su una tecnica esecutiva davvero non comune, che viene esaltata da una produzione adeguata che rende questo disco un buon prodotto per gli amanti del black metal vecchia maniera, cattiveria potenza e velocità, questo è il target degli ascoltatori destinatari di questo album. Chi non ama particolarmente il genere o è più sul black metal sinfonico troverà sicuarmente il disco pesante da ascoltare ed anche un po' noiso, infatti alla lunga sei brani per 45 minuti diventano uno scoglio invalicabile.



TRACKLIST

1. Heralds of Antichrist

2. Four Beasts

3. Babylon Unholy Hammer

4. Trascendental Will

5. Son of No God

6. Fall of Perfection



VOTO

7/10


BAND

"Four Beasts"

Pubblicata il 23 Maggio 2019

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