ZORNHEYM - ''Where Hatred Dwells And Darkness Reigns''

ZORNHEYM

"WHERE HATRED DWELLS AND DARKNESS REIGNS"

A cura di Igor Gazza,

revisione di Giulia Fordiani

Sono sempre colpito nel recensire il Black/Death Metal melodico, soprattutto quando alle spalle hanno produzioni stratosferiche. Zornheym è una band svedese, di Stoccolma, dedita appunto ad un black/death melodico e sinfonico, con un sound decisamente scoppiettante che, nonostante non abbia punte di originalità, sicuramente si fan ben ascoltare per la perizia tecnica e la gestione maniacale delle architetture sonore. La band è costituita da quattro unità:

 

Voce: Bendler

Chitarra: Zorn (ex Dark Funeral)

Chitarra: Scucca

Batteria: Angst

 

A questi si aggregano una voce per il cantato in clean, un coro denominato "Zornheym's Chorus Tenebris" costituito da ben tredici membri. L'album, dal titolo "Where Hatred Dwells and Darkness Reigns", è l'espressione in musica dei pensieri di un serial killer rinchiuso in un ospedale psichiatrico chiamato Zornheym, appunto. Il disco si compone di nove tracce ed è il primo rilascito dalla band prodotto dalla Non Serviam Records.

 

The Opposed”: si aprono le porte di Zornheym, con il coro e la voce Black di Bendler che risulta perfetta per il tipo di sonorità proposte. Il pezzo contrappone chitarroni Black taglenti come rasoi a passaggi più operistici che rendono l'ascolto meno uniforme, per arrivare ai 3 minuti e 30 secondi e ascoltare un ottimo assolo di chitarra. Tutto molto gradevole e dinamico, iniziamo bene...

Subjugation Of The Cellist”: questo brano è interamente stumentale e rende l'atmosfera ancora più cupa di quanto non lo sia già, funge quindi da preludio per la traccia successiva.

A Silent God”: la batteria parte a mitragliatrice, il brano è in perfetto stile Black Metal, molto veloce e cattivo, anche se in secondo piano si riesce sempre a percepire la presenza del coro che riempie i vuoti lasciati dagli strumenti. Il ritornello è molto melodico ed orecchiabile. A tre minuti circa il brano si quieta e partono sonorità orientaleggianti con un cantato in clean, ad aumentare la complessità del pezzo si aggiunge il coro che espande la sensazione sonora soddisfacendo l'ascoltatore. Un brano che trasuda follia.

Prologue To A Hypnosis”: suoni cupi, frammezzati da frasi "elettroniche", tutto ad aumentare l'atmosfera horror del disco in oggetto.

Trifecta Of Horrors”: potenza e melodia, il coro si scontra con i vocalizzi ruvidi di Bentler, musicalmente un calcio sui denti, quando poi il cantato diventa in clean tutto si ammorbidisce per tornare poderoso e crudele come prima. L'innesto degli archi e dell’orchestra inspessisce il brano rendendolo rotondo e completo, il ritornello è molto ammiccante senza mai scadere nel banale.

…And The Darkness Came Swiftly”: le sirene di Zornheym sono in subbuglio, questi interludi strumentali contribuiscono a rendere il disco ancora più oppressivo a claustrofobico.

Whom The Night Brings...”: l'intro è molto intrigante con voci in clean e growl, il ritmo è davvero alto ed il brano più che veloce è potente, la batteria è poderosa, le chitarre diventano un tutt'uno con gli archi ed il risultato è sorprendente. Un pezzo davvero gustoso, elevato ancor più dal ritornello melodico che non può non entrare nella testa dell'ascoltatore.

Decessit Vita Patris”: un brano questo che conserva una dose di malinconia. La struttura è pomposa e boriosa, tutto suona a morte, il brano non è veloce ma pare un treno che avanza inesorabile, fino ai tre minuti circa quando si presenta la voce di un ragazzo, un bambino... tutto si ferma, rimane in attesa nell'ombra per poi risorgere ed aggredire... Una particolarità di questo penultimo brano è che, sebbene la struttura musicale sia rocciosa e piena, le voci mutano e si modificano passando dal growl allo scream al clean per giungere ad una voce infantile. Questo denota quanto questa band abbia voglia di sperimentare.

Hestia”: l'ultima e più lunga traccia dell'opera, cattiva quanto basta per far sobbalzare l'ignaro ascoltatore. Le bordate Black Metal sono miscelate sapientemente alle fratture operistiche, il coro apre veri e propri squarci nel manto nero del brano, sette minuti di pezzo e non sentirli... Alla fine della traccia, le porte di Zornheym si chiudono con un arpeggio di chitarra misto a coro e tastiera. Man mano che procede il lento e mesto epilogo si aggiungono archi ed altre voci fino a chiudere l'album... Mi ha lasciato una tristezza, caro lettore...

 

Come tutti i gruppi contemporanei che propongono un certo genere musicale la band svedese non ha inventato nulla, ma ha solo mutato e modificato il già fatto, anche se in maniera intelligente, senza mai scadere nel prolisso e nel faceto proponedo le solite tematiche sataniste (che c'hanno già anche un po' saturato) ma affrontando tematiche diverse e creando un qualcosa di più fresco ed originale (per quanto riguarda le argomentazioni dei testi). La produzione è impressionate, suona tutto in modo cristallino. La ricerca dei particolari è maniacale, mai una cosa fuori posto ed il tutto regge bene fino alla fine, non si hanno momenti di cedimento e tutto fila liscio.

 

 

 

TRACKLIST

1. The Opposed

2. Subjugation Of The Cellist

3. A Silent God

4. Prologue To A Hypnosis

5. Trifecta Of Horrors

6. …And The Darkness Came Swiftly

7. Whom The Night Brings...

8. Decessit Vita Patris

9. Hestia

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

"The Opposed"

Pubblicata il 8 Febbraio 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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