VAN HALST

VAN HALST

"WORLD OF MAKE BELIEVE"

A cura di Robin Bagnolati

I Van Halst sono una giovane band canadese, più precisamente di Edmonton. Nata come progetto solista della cantante Kami Van Halst, presto diventa una vera band di 4 elementi: Kami alla voce, Brett Seaton alla batteria, Scott Greene alla chitarra e Stile Theriault al basso . Etichettare la band non è semplice, viste le svariate influenze che vanno dal gothic all’industrial, fino a piccoli assaggi di tematiche black. I testi delle loro canzoni sono tutt’altro che scontati, testi che parlano di disagi psicologici e persone emarginate, violenza sulle donne e della società che non si sveglia. Nel Marzo del 2016 è uscito il loro album “World Of Make Believe”, formato da 10 brani per 42 minuti di musica e corredato da un artwork d’impatto, che vede una donna senza volto galleggiare a pelo d’acqua.

 

L’album inizia con “The End”, molto cupa in partenza, un ritmo quasi tribale ci porta all’inizio vero e proprio della canzone: molto energica, ritmica hard rock e Kami che alterna cantato clean d un growl deciso. Il ritornello vede il contrasto più marcato tra lo strumentale e lo stile del cantato, proprio come se fossero due generi fusi. Nel finale batteria e basso diventano una cosa sola, con un crescendo incalzante. “Save Me” è la seconda canzone: effetti cupi e una voce registrata preparano il campo per l’apparizione in growl di Kami, che passa alla prima strofa con la sua voce calda e profonda. Lo strumentale non lascia niente di particolare, in quanto il grosso del lavoro lo fa la cantante Brano orecchiabile, ma non in grado di fissarsi in testa. Si passa quindi a “Ryan’s Song”, con la chitarra che inizia dolce nel suo arpeggio sorretta da una leggera ritmica. Quando entrano in scena basso e voce è chiaro che ci si trova di fronte ad una ballad… per modo di dire: il ritornello risulta aggressivo e molto drammatico. Se la band voleva creare una sorta di empatia con l’ascoltatore ci è riuscita, grazie al cantato molto sentito di Kami. Piacevole il solo finale della chitarra di Scott. La title track “World Of Make Believe” è la quarta canzone: l’inizio è molto più energico, l’hard rock oscuro si unisce a sensazioni quasi glam, sensazione accentuata dai coretti. Avvicinandosi al ritornello la sensazione scompare, altalenanza che si protrae anche nel resto della canzone. La melodia comunque è sicuramente d’impatto. Chiudiamo la prima metà del disco con “Questions”: l’atmosfera è cupa e triste, la pioggia scende copiosa e il cantato è pieno di emozione. Dopo il minuto i toni dello strumentale si alzano leggermente, crescendo ulteriormente a metà canzone, quando anche Kami alza la voce. Siamo di fronte ad un brano più breve dei precedenti, ma in grado di colpire le corde emotive di chi ascolta. Passiamo all’ipotetico Lato B con “Denying Eyes” e al suo inizio con sola chitarra, raggiunta poco dopo dal cantato. Purtroppo in questa canzone troviamo un paio di momenti in cui Kami non convince a pieno anche se, avendo ascoltato le altre canzoni, la sua sembra una scelta stilistica azzardata piuttosto che un vero errore. Il brano suona bene, ma il cantato qui lo penalizza. “Monster” parte molto più aggressiva delle canzoni precedenti, rialzando il ritmo dell’album: il riff di chitarra è semplice, basso trascinante e batteria quanto basta, mentre il cantato finalmente ritrova anche quel growl smarrito nei brani centrali. Quando la canzone sembra essere arrivata alla conclusione riprende il ritmo ancora per qualche secondo. Passiamo a “Plastic Smile”, una sorta di denuncia contro l’omologazione fisica dovuta alla chirurgia plastica, il continuo voler sembrare qualcun altro: batteria che ci introduce nel brano, chitarra pesantemente distorta ma lentissima, la voce calda di Kami culla l’ascoltatore, anche quando alza il tiro e la voce viene sporcata da un bel graffiato. Pur non essendolo, questa canzone ha molto il piglio dell’arrangiamento acustico. “Put Him Down”, la nona canzone, tratta un argomento veramente tragico e attuale come la violenza sulle donne… fortunatamente la protagonista del brano riesce ad uscire dall’incubo, ma scoprirete voi come. Il piglio di questo brano è decisamente blues, con il basso che si erge a protagonista insieme alla voce, mettendo ancora meglio in mostra la poliedricità della band. Il solo di chitarra che troviamo poco oltre la metà canzone è assolutamente ottimo, esattamente a metà strada tra il blues elettrico e il rock: davvero un ottimo pezzo. Concludiamo il disco con “Perfect Storm”: intro di pianoforte, cantato sommesso di Kami e nient’altro. Il ritornello tocca note in falsetto, creando brividi che scendono lungo la schiena, rendendo questa ballad di chiusura uno dei brani più intensi di tutto l’album.

 

Le influenze dei Van Halst sono molte e si percepiscono tutte, partendo dalle atmosfere in stile Evanescence a momenti di crudo growl, arrivando al blues e alla dolcezza delle ultime due canzoni: la cosa più importante è il modo in cui queste influenze riescono a fondersi insieme creando un album godibile ed intenso, anche se forse spesso è troppo incentrato sulla cantante, relegando lo strumentale a mero accompagnamento.”World Of Make Believe” è un album da ascoltare, prestando parecchia attenzione ai testi e riflettendoci su.

 

 

 

 

VOTO

7,5/10

 

Pubblicata il 23 Dicembre 2016

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

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