TOWER - self titled (Steel on Fire - Metal Webzine)

TOWER

ARTWORK

"TOWER"

A cura di Edoardo Napoli,

revisione di Giulia Fordiani

I Tower sono una band proveniente da New York, autori di uno sleazy rock tinto di metal delle origini che si presentano come "portatori di festa in qualsiasi luogo". L'intento è ottimo, senz'altro, e le premesse sembrano esserci, ma non ne sono proprio rimasto convintissimo. Intendiamoci: non è mia abitudine cassare l'attitudine del gruppo, che è ben consolidata, ma quello che sento mancare è l'identità dei brani. Secondo il mio punto di vista c'è troppa adesione agli stilemi, in modo forzoso. Molti brani di questo lavoro, omonimo album chiamato "Tower", hanno un incedere che risponde perfettamente a ciò che ci si aspetterebbe, quasi a leggere un copione prestabilito, pensato per una certa fetta di pubblico. Se questo è stato l'intento del gruppo me ne scuso preventivamente, perché per me potrebbe essere un limite all'esplosione di questa band promettente.

 

Menzione d'onore va onestamente fatta alla vocalità di Sarabeth Linden, davvero talentuosa e potente, che tiene su un lavoro più che dignitoso, che evidenzia però dei margini di miglioramento. Non abbattiamoci però: non tutto è perduto. Ci sono ottimi momenti in questo album: "I've never been more alive" mescola riff alla Ratt con un andamento punk rock che effettivamente fa venire voglia di saltellare. Rob Halford potrebbe sorridere sentendo "Raceway Rock", un brano che potrebbe essere una b-side dell'era di "Hell Bent for Leather", così come potrebbe farlo Axl Rose nel rivedere un'attitudine alla "Right Next Door to Hell" in questo brano. "Party (Ready to Roll)" profuma di The Darkness e Guns and Roses ed è uno degli episodi più "derivativi" che non cade nella carbon copy grazie alla voce di Sarabeth. "Flames" è un episodio che risente di più della matrice metal inglese, dalle tinte più oscure, che scivola via in maniera abbastanza lineare, senza lasciare amaro in bocca, con un interessante rallentamento riflessivo in cui spicca il solo di chitarra "soaring high". "Mountains" è una mescolanza tra "Warriors of the World (United)", "Heaven Hell" e "Invaders". Va detto però che, nella sua somiglianza con questi brani, è divertente al punto giusto e farà felici i fan della vecchia scuola, senza dubbio. "Hold on to me" ha un mood alla Quiet Riot e si presta bene come colonna sonora aggiuntiva per "GTA Vice City" nella sua radio VRock. Clima festaiolo, anche qui, ne abbiamo a bizzeffe. "Elegy" ci ricorda vagamente i Metallica di "Enter Sandman" e forse alcuni degli ultimi episodi dei Judas Priest, per poi esplodere in un refrain alla "Rockin' in the free world" di Neil Young (???). Qui forse l'istinto non ha avuto un ruolo positivo, perché le influenze (tante) emergono in maniera netta anziché essere delle sfumature che si colgono appena.

 

L'ultima nota è legata al mixaggio: hi-hat davvero molto (troppo) presente, overheads pure. Rullante e cassa rimangono troppo indietro e asciutti, mentre le chitarre emergono bene e la voce si siede ottimamente nel mixaggio. Basso forse un po' acido, ma nel complesso funziona bene.

 

In conclusione: un lavoro quasi sufficiente, dove non riesco a trovare originalità, pur premiando perizia esecutiva e grinta. Sia questo un pungolo per i Tower a crescere maggiormente nella loro identità, se vorranno aprirsi ad un pubblico più ampio e raccogliere più consensi.

 

 

 

TRACKLIST

1. Tower

2. I've Never Been More Alive

3. Raceway Rock

4. Party (Ready to Roll)

5. Flames

6. Mountains

7. Hold on to Me

8. Elegy

 

 

 

VOTO

5,5/10

 

BAND

"Elegy"

Pubblicata il 5 Marzo 2019

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