THE FATHER OF SERPENTS - ''Age Of Damnation''

THE FATHER OF SERPENTS

"AGE OF DAMNATION"

A cura di Matteo Perazzoni

Salve a tutti lettori di Steel on Fire - Metal Webzine. Dopo qualche settimana di pausa per problemi personali, torno a raccontare di Doom e relativi sottogeneri. Questa volta vi parlerò del debutto di una band proveniente da Belgrado, i The Father of Serpents. Attivi sostanzialmente dal 2014, i The Father of Serpents (che chiamerò amichevolmente F.O.S.) hanno rilasciato solo questo album intitolato “Age of Damnation”. L’album si presenta come un vero e proprio mattone che dura quasi un’ora, composto da 10 brani. La band invece è composta da Milan Šuput (al basso), Aleksandar Maksimovic (alla batteria), Igor Loncar (presumibilmente chitarra solista), Željko Zec (alla chitarra ritmica), Tamerlan (alla voce) ed infine Pavle Sovilj (al violino). L’album che i nostri hanno voluto produrre, è un concentrato di Gothic-Doom, quindi caratterizzato talvolta da partiture più aggressive e tirate, talvolta da atmosfere più ricercate e sinfoniche. Andiamo a vedere cosa hanno da proporre questi ragazzi.

 

Il disco si apre con la trascinante ed atmosferica “The Walls Of No Salvation”, brano che già da subito ci catapulta nel sound tipico che i F.O.S. hanno deciso di proporre. L’alternanza tra strumentali pulite e più aggressive è già risentita in molti gruppi, ma nei F.O.S. queste sonorità si amalgamano cercando di creare una proposta innovativa. Seppur molto labile, il confine tra Doom e Gothic è facile da percepire in questo brano. Buon inizio per un disco che sembra essere ben prodotto e ben curato. Passiamo oltre con “The Flesh Altar”, la quale inizia con un riffing più delineato e preciso, abbellito da una linea melodica di violino. Questo secondo brano sembra avere una particolarità più accentuata, di certo non facilmente comprensibile al primo ascolto. Ed è una caratteristica dei F.O.S., fare dei brani non proprio scorrevoli. Non male gli assoli di chitarra, forse unico punto a favore di codesto brano sinora. Accusiamo la botta e andiamo avanti con “Tale of Prophet”, terzo brano di questo fatidico album. Quest’ultimo brano potrebbe risultare più gradevole all’ascolto, poiché leggermente più vario. Magari la band dovrebbe concentrarsi più su questo tipo di composizione, tendente a certo Epic Doom un po' Heavy, anziché tendere a fare del Gothic ormai abusato e privo di ogni personalità. Presente anche un intermezzo semi-acustico che dovrebbe avere lo scopo di spezzare la monotonia del brano, ma che ci riesce solo in parte. Il cantato, in tutti i pezzi ascoltati sinora, è veramente molto anonimo, e questo mi aspetto per tutto il resto del disco... ma vedremo. Nonostante i vari cambi di atmosfere e situazioni, questo brano è veramente un mattone da digerire. Arriviamo a “The Grave For Universe”, altro brano che mi mette alquanto in difficoltà, poiché già dalle prime note si percepisce quell’odore di già sentito che raramente è positivo. Anche qui, i nostri alternano nella speranza di creare un brano più o meno intrigante, e non ci si riesce neanche stavolta. Pazienza, bisogna accusare la botta e resistere a questo eterno lamento. Ancora una volta intermezzo acustico, patetico tentare di salvare un po' l’impressione che si potrebbe avere in prima istanza. Apro piccola parentesi: fare un brano che dura sette minuti e farne sembrare il doppio è una dote rara. “Tainted Blood” invece si presenta come un brano tra il Gothic più epico ed il Doom più classico, e nonostante codesta sperimentazione, si inizia a soffrire un po' durante l’ascolto. L’ennesimo pezzo discreto, non troppo facile da ascoltare. Anche se sono fan del Doom metal eh! Come se nulla fosse arriviamo all’ormai sesto brano, “The Afterlife Symphony”, titolone d’impatto che però stando a quanto ho ascoltato, non avrà di certo questo effetto positivo. La soluzione proposta è più o meno la stessa usata nei precedenti pezzi. L’introduzione più o meno epica almeno è convincente; probabilmente codesto pezzo è forse l’unico con una certa anima introspettiva, che sfocia nel contesto musicale. Quindi bel brano! Nonostante la monotonia tipica, che ormai abbiamo già affrontato. Arriva così impetuoso e senza troppe aspettative il settimo brano “The Quiet Ones”, un bel Doom che si intreccia con le sonorità dei F.O.S.. Anche se non mi aspetto granché, ascoltare un pezzo Doom dalle tinte più Death o comunque molto tirato, è già tanto; ed è forse proprio verso la fine del disco che si apprezzano di più i The Father of Serpents. Nel mentre che ascoltavo il pezzo mi è preso un momento di riflessione intensa e cosmica e non mi sono concentrato più, tant’è che è iniziato finalmente “The God Will Weep For You”, l’ottavo brano. Finalmente ci si avvia verso la fine di codesto disco, un vero e proprio parto. All’interno del pezzo propriamente Doom, mentre nessuno se lo aspetta, parte una jam ai limiti del funk-fusion. Ok, questo fa rivalutare in buona sostanza tutto il brano. In codesta jam si inseriscono il violino, il basso e la chitarra prende il sopravvento con una ritmica distorta ai limiti del Progressive Metal. Con estrema difficoltà arriva “The Last Encore”, ennesimo brano come tanti all’interno di questo album. Nulla di clamoroso, tutto già sentito e la voglia di skippare il pezzo è parecchia. Anche in questo brano abbiamo comunque una certa caratteristica interessante, tipo qualche sezione più o meno accelerata che riesce a spezzare la monotonia, oppure qualche solo di chitarra particolarmente ispirato. E terminiamo con grande stile con “Viral”, il pezzo più corto dell’album, ed anche il più stereotipato, più “già sentito” di tutti. Neanche una piccola variazione, neanche una sezione particolarmente interessante. Il nulla. Ma vabbè, alla fine stiamo parlando di una band Gothic-Doom che ha cercato, disperatamente, di fare qualcosa di interessante e buono.

 

Il problema è che le idee ci sono, ma non ci sono le possibilità (attualmente) per la band di fare qualcosa che non sia un semplice reinterpretare (spesso male) un genere che ha già detto tanto, in passato. Il mio consiglio personale per il gruppo è quello di concentrarsi di più nel cercare una propria sonorità, magari non proprio improntata sul genere Gothic in se per se. Per gli ascoltatori: cercate di ascoltare l’album con la dovuta calma, con il tempo potrebbe piacervi. In caso contrario, avreste solo ascoltato una band che ha cercato di fare del suo.

 

 

 

TRACKLIST

1. The Walls Of No Salvation

2. The Flesh Altar

3. Tale Of Prophet

4. The Grave For Universe

5. Tainted Blood

6. The Afterlife Symphony

7. The Quiet Ones

8. The God Will Weep For You

9. The Last Encore

10. Viral

 

 

 

VOTO

6,5/10

 

Pubblicata il 30 Settembre 2017

robin.reviews@hotmail.com

 

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