THE CHRONICLES OF ISRAFEL

THE CHRONICLES OF ISRAFEL

"A TRILLION LIGHTS, TOME II"

A cura di Andrea Veronesi

Uscito nel 2016 per Bridge of Hands, quest’album intitolato “A Trillion Lights, Tome II” rappresenta il secondo lavoro siglato dal progetto solista del talentuoso chitarrista canadese Dominic Ciffarelli, dedito ad un Progressive Metal molto sperimentale, condito da tante influenze, orbitanti tra sonorità classiche sapientemente miscelate a quelle più aggressive, senza dimenticare però le parti melodiche che non di rado hanno chiare influenze orientali. A questa miscela aggiungete un cantato che va dal melodico allo screaming puro, strizzando l'occhio al growl... Insomma tanta carne alla brace! La formazione vede Dominic Ciffarelli alla chitarra e voce, Mark Durkee al basso e ai cori, Justin Piedimonte dietro le pelli, Andrew Wieckzorek al piano, tastiere e voce, Vincent Ciffarelli piano ed arrangiamenti e Rico Antonucci alla voce. La musica della band è ispirata dal mondo degli anime nipponici, un concentrato di atmosfere spesso dark ed aggressive messe in musica con sapiente perizia tecnica.

 

L’intro strumentale “Colors of the Energy Construct”, melodica ed acustica, tradisce le intenzioni dei nostri, chiarite immediatamente nella successiva “Goddamned” il cui titolo fa ben immaginare che ci troveremo per le mani un prodotto tutt’altro che tranquillo… La batteria scandisce subito un ritmo serrato, sul quale si stagliano chitarre e basso accordate sotto, per dare un tocco più cupo e compatto al tutto. Il cantato melodico rende il pezzo godibile anche da chi non è avvezzo a determinate sonorità, mentre sul finale viene dato spazio ad un arpeggio orientaleggiante, tema questo che a volte richiama certe atmosfere già riscontrate nei Kamelot. Si prosegue con “I Rimember”, altro brano di sicuro impatto, dove sfuriate speed lasciano il posto ad aperture più lente e melodiche in occasione dei ritornelli. Proseguendo, fa la comparsa qualche linea vocale in growl, ma la sorpresa è sempre dietro l’angolo e superata la sua metà, la traccia sembra cambiare completamente diventando quasi una ballad, per poi riattaccare ancora aggressivamente con il cantato in growl, fino a riprendere il tema iniziale. Con “Nightmare” riconquistiamo un po’ di immediatezza, grazie a un pezzo lineare secco, ben suonato ed anche breve ma di ottima fattura. Arriviamo alla splendida ballad acustica “Spirit Carousel”, impreziosita da una voce femminile: la ricerca sonora raffinata dà una connotazione psichedelica all’intero brano, spiazzando l’ascoltatore da ciò che ha sentito finora. L’uso dello slide e la linea ritmica a tratti perfino country rendono spettacolare questo episodio. Si ritorna in sella con “Life I Know”, dove il tema trattato è quello della complessità della vita e dei rapporti umani: ancora una volta le capacità compositive fanno capolino prepotentemente confezionando un’altra perla di questo platter, infarcito con qualche riff thrash. Verso il finale c’è spazio per uno stacco progressivo introdotto da un sinth che duella con la chitarra solista. Passiamo alla successiva “In Ruins”, un low time dal riff ipnotico caratterizzato da una lunga parte centrale strumentale impreziosita da un tappeto di percussioni, con la quale rimaniamo nel solco già tracciato. “Hatred in my Heart” apre con un cantato sulfureo, che si appoggia su un accompagnamento acustico, con l’uso dei fiati che aggiunge un altro elemento nuovo. Complessivamente, per stile e cantato, potremmo accomunare questo brano addirittura a uno degli episodi più onirici e psichedelici dei Lizzy Borden! A questo punto ci avviciniamo con crescente curiosità al brano successivo, con incertezza assoluta su cosa ci aspetti, ed ecco quindi che attacca “Violet Empress (Last Love)”: l’uso delle voci e dei cori abbinati a una melodia immediata rendono questa composizione dirompente in sede live… ma anche qui assistiamo a un cambio repentino con una parte lenta che dovrebbe portarci naturalmente al finale, ma nulla è scontato, ed infatti ci riporta a riprendere il ritornello ancora più cattivo. Pensare di mettere insieme dei cambi strutturati in questa maniera, può essere da pazzi o geniale: in questo caso lasciatemi dire che Dominic Cifarelli è un pazzo genio! Un po’ di respiro con “Greet the Sun”, un‘altra ballad acustica che, ancora una volta, ci riporta alla mente gruppi come Pink Floyd, Genesis e Camel. Arriviamo alla title track “A Trillion Lights”, che non tradisce le attese: sembra un pezzo composto da gruppi che hanno reso grandi gli anni ’70, ma suonato ora con la mentalità, l’esperienza e la strumentazione di oggi. Autentica perla. La strumentale “Incendia” ci traghetta verso la chiusura di questo lavoro, affidata a “Turning of The Heaven” che si apre malinconicamente, ma presto lascia il posto a una potente ritmica che introduce una suite strumentale di ben 12 minuti, dove si condensano tutte le caratteristiche e la maestosità dell’intero disco.

 

Quando ho cominciato ad ascoltare questo disco, confesso che ho istintivamente pensato di ritrovarmi di fronte al solito gruppo sperimentale ipertecnico, che molto spesso rischia di annoiare e di concentrarsi poco sui reali contenuti di ciò che scrive e suona… Beh, mi sbagliavo: Dominic Ciffarelli e i suoi The Chronicles of Israfel sono un grande progetto e “A Trillion Lights, Tome II” è un album eccezionale, difficile da classificare con un solo termine di paragone. Tecnica, capacità compositive, gusto e misura sono forse la migliore descrizione. Tutti i brani sono di ottimo livello, ma in particolare segnalo la ballad “Spirit Carousel” e la title track, che non deve mancare anche agli amanti del caro progressive anni ’70. Originale e mai scontato, una volta rotti gli indugi quest’album non potrà che stupirvi ad ogni ascolto. The Chronicles of Israfel vi accompagneranno per diverso tempo, o almeno fino alla fine di esso, quando l’angelo di cui portano il nome sarà chiamato a suonare la tromba durante il giudizio universale!

 

 

 

 

VOTO

8,5/10

 

Pubblicata il 21 Maggio 2017

Insieme a voi dal

12 Ottobre 2016

robin.reviews@hotmail.com