SADDAYAH - ''Apopheny of Life'' (Steel on Fire - Metal Webzine)

SADDAYAH

ARTWORK

"APOPHENY OF LIFE"

A cura di Igor Gazza,

revisione di Giulia Fordiani

In questa nuova recensione vi racconterò le gesta dei Saddayah, band di Ploiesti (Romania), fautrice di un death-metal potentissimo e "delicatamente" melodico, che però nelle casse dello stereo rende davvero tanto riuscendo ad intrigare l'ascoltatore dalla prima all'ultima nota.


Iniziamo subito dicendo che la band è costituita da:

Serban Mateescu: Basso

Theo Ionescu: Batteria

Gabriel: Chitarra

Sorin Marincu: Chitarra

Petrut Ilie: Voce


Ora procederei con il mio consueto track by track e poi le considerazioni finali, buona lettura.


"Apopheny of Life" - Un inizio in stile quasi doom-metal con ritmi bassi e cadenzati. Dopo circa un minuto il pezzo prende quota e carica, la voce è growl non eccessivamente profonda ma molto d'impatto, il basso compatta il suono e lo rende granitico, sui due minuti e quaranta il ritmo diventa molto sincopato ed è il preludio di un ottimo assolo di chitarra che spacca il brano, infatti si assiste ad una vera mutazione. La seconda parte diventa più particolareggiata, a tratti più morbida con alcuni passaggi più lenti per poi scatenare il finimondo alla fine. Iniziamo bene...

"Fire Above, Frost Below" - La batteria è pesantissima mentre la chitarra si esprime in un sottofondo noise fino all'esplosione della voce, i ritmi diventano subito alti ed imperiosi, brano strutturato e melodico come del resto anche il titolo molto ficcante, mi piacciono le parti solo strumentali davvero intense.

"Mouth of the Abyss" - Il terzo capitolo dell'opera parte in modo più cadenzato e profondo, la voce è uno schiaffo in faccia, i Saddayah riescono a creare un muro sonoro devastante. Se in principio i ritmi non erano eccessivamente elevati ora però si viaggia ad una velocità esagerata, un vero tritatutto, l'assolo di chitarra sul finale è una lama lucente nel marasma generale.

"8" - Continua il devasto sonoro con questa "8", cattiva e maligna, pesante e prepotente, il cantante ruggisce nelle casse dello stereo come un grizzly incazzato. Il pezzo è carico a bomba, salvo lasciare tra un assalto sonoro e l'altro qualche secondo di tranquillità al povero ascoltatore...

"King's Will" - Saltellante e sobbalzante, ottima per il pogo, la quinta traccia incarna nel modo più preciso possibile il vero spirito del death-metal, un brano di breve durata, pesante e violento come pochi ma che nel finale diventa quasi evocativo.

"The Darkest Recess of the Human Mind" - I recessi oscuri della mente umana (minchia che titolo minaccioso!), infatti poi si passa dalla teoria alla pratica e capisci che non era tanto una minaccia quanto piuttosto una promessa. Il pezzo è ultra cazzuto e qui si può degustare un buon assolo di basso che dopo pochi secondi cede il passo ad un assolo di chitarra molto ispirato. Mentre scrivo queste poche parole sto facendo tac-tac con il piede sul pavimento, questo vuol dire che il pezzo mi ha preso... Felicitazioni!!!!

"Born in Singularity" - Penultimo pezzo che inizia con una batteria rotonda e pesante, quasi opprimente e claustrofobica, le chitarre sono saettanti, a tratti sfuggenti e lampeggianti. Mi piace ed esalta la rabbia che il cantante riesce a vomitare in questo pezzo anche moderatamente melodico con un riff di chitarra ficcante.

"Carving in the Stone Flesh of God" - Si arriva così alla fine del disco, l'ultimo capitolo ha un inizio molto particolare come un buco nero che poi ovviamente si chiude dopo pochi secondi diventando un bagno di sangue. Le chitarre sono ruvide e la voce è cattiva, graffiante ed astiosa. Questo è anche il pezzo più lungo dell'intero full-lenght e, diciamocelo, è anche quello più strutturato, infatti risulta molto dinamico e vario, non ci si riesce ad annoiare tanti sono i cambi di ritmo ed i virtuosismi dei musicisti. A circa metà pezzo la batteria diventa quasi una mitragliatrice, un secondo dopo il brano è sereno e tranquillo mentre fa la sua comparsa un assolo di chitarra effettato che perdura fino a fine brano e conseguentemente a fine disco.


Ammettiamolo, la Loud Rage Music sta sfornando delle ottime band che sono in grado di editare degli album davvero interessanti. La produzione è ottima e gli strumenti per tutta la durata dell'album conservano la propria nicchia e si esprimono al meglio. Non dimentichiamo la bravura della band che dimostra in questa loro prima uscita di essere un gruppo da tenere in considerazione per il presente e per il futuro.


Un disco, questo, indicato un po' per tutti gli amanti del metal senza essere necessariamente dei fanatici del death…




TRACKLIST

1. Apopheny of Life

2. Fire Above, Frost Below

3. Mouth of the Abyss

4. 8

5. King's Will

6. The Darkest Recess of the Human Mind

7. Born in Singularity

8. Carving in the Stone Flesh of God




VOTO

7,5/10


BAND

"Born in Singularity"

Pubblicata il 19 Febbraio 2019

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