RIGHT TO THE VOID - ''Lūnātĭo''

RIGHT TO THE VOID

"LŪNĀTĬO"

A cura di Robin Bagnolati,

revisione di Giulia Fordiani

Sud della Francia, Arrondissement di Nîmes: dal piccolo comune di Saint-Alexandre arrivano i Right To The Void, band che ci propone un Melodic Death Metal influenzato dal Thrash e dalle sonorità del Metal svedese. Dopo un primo EP pubblicato nel 2010, nel 2012 arriva la firma con la label Wormholedeath, per la quale uscirà il loro primo album “Kingdom Of Vanity”, uscito l’anno dopo, che verrà seguito dal secondo “Light Of The Fallen Gods”. Il 2017 è l’anno del secondo EP della band “Lūnātĭo”, uscito in Novembre sempre per Wormholedeath. Ora prenderemo in considerazione proprio quest’ultimo lavoro, composto di 3 tracce e corredato da un artwork in bianco e nero a tema astronomico, con in bella mostra le fasi lunari. La lineup della band è composta da:

 

Guillaume: voce;

Paul: chitarre;

Romain: basso;

Alex: batteria.

 

L’EP, che segna l’inizio di una trilogia, inizia con “Lines”: introduzione affidata alle chitarre, con un riff semplice che viene presto sovrastato da note distorte che aprono la strada al vivo del brano. Il cantato è in growl, lo strumentale non troppo elaborato, ma che comunque cambia metrica ogni tanto soprattutto nella sezione ritmica. La batteria in doppio pedale crea un bel contrasto con la melodia lenta e malinconica ed il cantato sofferente del frontman.

Passiamo a “3.747” (tranquilli, nessuna domanda di matematica in arrivo): introduzione simile alla precedente ma discretamente più breve. Lo strumentale si ripresenta ancora potente nella sua “semplicità”, rotta da un buon solo di chitarra iniziale. Prima dei due minuti il cantato prende una direzione nettamente più violenta, supportato da ua seconda voce clean urlata. Prima dei cinque minuti la canzone si blocca di colpo, lasciando il posto ad un finale parlato, molto cinematografico.

L’ultimo brano è “Let The Ruins Fall”: pensavate ad un’altra introduzione soft? Sbagliato! Qui l’energia si respira dal primo secondo, con uno strumentale in grado di colpire ai denti e un cantato aggressivo. Certo, non mancano i momenti di calma apparente, ma sempre mantenendo uno standard piuttosto movimentato. Ai tre minuti e mezzo sembra di trovarsi già alla conclusione, ma il brano riprende subito con una piccola variazione sul tema, per poi avviarsi verso la fine riprendendo il tema principale.

 

Devo dire che ho ascoltato questo EP con una certa curiosità, non conoscendo la band e leggendo quanto scritto nelle informazioni, ed è stata una piacevole scoperta: il disco è ben realizzato, registrato senza pecche facilmente riscontrabili, suonato da una band che fa trasparire la propria voglia di creare qualcosa di nuovo e personale, non omologandosi per forza ad un’etichetta di genere. Ovviamente la base Melodic Death è evidente, ma questi ragazzi riescono ad andare oltre. Se il resto della trilogia continuerà su questo livello, prepariamoci a qualcosa di veramente valido.

 

 

 

TRACKLIST

1. Lines

2. 3.747

3. Let The Ruins Fall

 

 

 

VOTO

8,5/10

 

"Lines"

Pubblicata il 3 Gennaio 2018

robin.reviews@hotmail.com

 

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by Robin Bagnolati